Due procuratori

  • Postato il 13 febbraio 2026
  • Di Il Foglio
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Due procuratori

Terrore staliniano. 1937. Le suppliche dei detenuti politici vengono ammucchiate e bruciate. Sono indirizzate a Stalin, a esponenti del Politburo, o al procuratore regionale, perché indaghino sui metodi poco ortodossi dei commissari del popolo, sezione affari interni. Una sola riesce ad arrivare sulla scrivania del giovane procuratore Korneev, a Bryansk. E’ scritta con il sangue – altro il prigioniero non aveva. L’anziano detenuto Stepniak, bolscevico da prima della rivoluzione del 1917, lamenta l’ingiusta detenzione e le torture. Korneev lo aveva avuto come insegnante, convinto che si tratti di un errore giudiziario va a trovarlo in carcere. Burocrazia e strazio: lunghi corridoi, porte aperte e richiuse prima di arrivare alla cella, e finalmente l’incontro. Messo in scena con atroce realismo da Sergei Loznitsa, che per una volta ha rinunciato agli archivi – ne aveva tratto un sinistro documentario sulla morte di Stalin, dolenti che in processione rendevano omaggio al feretro accomodato su velluti rossi. Il vecchio mostra le cicatrici, e racconta quel che ha subito. Il giovane procuratore, convinto che si tratti di un errore giudiziario, si mette in viaggio verso Mosca per denunciare il caso al procuratore generale. Da un racconto di Georgy Demidov, richiuso per 14 anni nel gulag della Kolyma, che ebbe tra i suoi prigionieri anche Varlam Shalamov. Scritto nel 1969, confiscato dal KGB nel 1980, pubblicato solo nel 2009.

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Autore
Il Foglio

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