Educazione alla legalità: Palermo e Rosarno a confronto all’Università della Calabria
- Postato il 11 marzo 2026
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Il Quotidiano del Sud
Educazione alla legalità: Palermo e Rosarno a confronto all’Università della Calabria

Educazione alla legalità: pratiche formative a confronto, Brancaccio (PA) e Rosarno (RC). Nell’Aula Solano dell’Università della Calabria si è svolto un incontro che ha riunito docenti, dirigenti, educatori e studenti attorno a un obiettivo ambizioso: dimostrare che la scuola può essere la leva più potente per costruire una coscienza civica.
RENDE (COSENZA) – All’Università della Calabria (Unical), la scuola si conferma presidio civile e laboratorio di futuro. Nell’Aula Solano si è svolto l’incontro “Educare alla legalità per costruire cittadinanza – formazione dei docenti e degli studenti, pratiche educative a confronto: Brancaccio (PA) e Rosarno (RC)”. L’appuntamento ha riunito docenti, dirigenti, educatori e studenti attorno a un obiettivo ambizioso: dimostrare che la scuola può essere la leva più potente per costruire una coscienza civica, contrastare le culture criminali e formare cittadini consapevoli e comunità resilienti nel cuore del Mezzogiorno.
A coordinare il seminario è stato il professor Giancarlo Costabile, docente di Pedagogia dell’Antimafia e promotore dell’iniziativa: «L’obiettivo è valorizzare due esperienze educative emblematiche del Sud: Brancaccio e Rosarno. Raccontare le pratiche maturate in questi contesti permette di riflettere sul ruolo della scuola come infrastruttura civile del territorio, capace di generare comunità educanti». L’incontro si inserisce nel più ampio percorso di ricerca e impegno pubblico che l’Università della Calabria porta avanti da anni sui temi dell’educazione alla legalità democratica e della pedagogia dell’antimafia, con l’intento di rafforzare il dialogo tra università, scuola e società civile.
Educazione alla legalità: Palermo e Rosarno a confronto all’Università della Calabria
Particolarmente appassionate e incisive le relazioni dei dirigenti scolastici Matteo Croce, alla guida del Liceo delle Scienze Umane e Linguistico Danilo Dolci di Brancaccio, e Mariarosaria Russo, dirigente dell’Istituto di Istruzione Superiore Raffaele Piria di Rosarno. Due esperienze differenti, ma unite dalla stessa sfida: fare della scuola un luogo capace di offrire ai giovani alternative concrete alla marginalità e alle logiche criminali.
La responsabilità civile dell’educazione
A sottolineare il valore dell’iniziativa è stata la direttrice del Dipartimento di Culture, Educazione e Società (DiCES), Maria Mirabelli, che ha richiamato la responsabilità civile dell’educazione: «Educare alla legalità per costruire cittadinanza è fondamentale. Significa educare al rispetto dell’altro, alla cura del bene comune, al riconoscimento dei diritti e dei doveri che fondano la vita sociale. Significa trasformare l’indifferenza in partecipazione, l’io in un noi». In questo percorso, ha sottolineato la direttrice, scuola e università condividono una missione fondamentale: «Non può esserci educazione alla legalità senza insegnanti consapevoli del proprio ruolo culturale e civile. E non può esserci cittadinanza piena senza il coinvolgimento attivo delle giovani generazioni. L’aula universitaria e quella scolastica sono luoghi in cui non si apprendono solo saperi, ma si impara a vivere insieme».
L’importanza di integrare sapere scientifico e umanistico nella formazione dei cittadini
Nel portare i saluti del rettore Gianluigi Greco, Peppino Sapia (delegato di Ateneo per la formazione insegnanti, innovazione didattica e apprendimento permanente) ha messo in rilievo l’importanza di integrare sapere scientifico e umanistico nella formazione dei cittadini: «Ho maturato la convinzione che sia necessario superare la falsa contrapposizione tra area tecnico-scientifica e area umanistica: entrambe sono essenziali per costruire una cittadinanza critica e consapevole». Sapia ha inoltre richiamato il metodo scientifico come forma mentis, in grado di guidare l’analisi della realtà attraverso pensiero critico, attenzione ai fatti e verifica delle informazioni. «L’illegalità – ha osservato – nasce anche dall’incapacità di discernere ciò che è davvero giusto e utile per la comunità». Ha infine ricordato l’impegno dell’Unical nella promozione delle competenze di cittadinanza nelle scuole, citando un progetto attivato di recente che coinvolge 20 istituti della Regione e punta a sviluppare il pensiero scientifico come strumento di crescita civica.
Il ruolo dei docenti
Simona Perfetti (delegata del DiCES per la formazione insegnanti, innovazione didattica e apprendimento permanente) ha posto l’accento sulla portata pedagogica dell’educazione alla legalità, intesa come sfida che va ben oltre la semplice trasmissione di conoscenze normative. «Si tratta di promuovere una cultura etica condivisa – ha spiegato – che si traduca in comportamenti responsabili, partecipazione attiva e consapevolezza critica». Secondo Perfetti, la legalità si colloca all’incrocio tra educazione civica, morale e partecipazione democratica: «L’educazione alla legalità è un processo intenzionale, in cui il ruolo dei docenti è cruciale».
Educazione alla legalità: la scuola come simbolo di rinascita
«La parte più difficile non è formare i ragazzi, ma coinvolgere i genitori nel percorso di crescita civile e nella costruzione di una cittadinanza attiva», ha precisato Matteo Croce. A suo parere, il rapporto di fiducia tra scuola, studenti e famiglie è il cuore di ogni progetto educativo. «Dopo il Covid, le difficoltà sono aumentate. Noi monitoriamo costantemente la partecipazione dei ragazzi e interveniamo su bisogni e criticità individuali. Questo approccio ha fatto sì che il nostro tasso di abbandono scolastico sia sotto l’1%».
La scuola è simbolo di rinascita. Il dirigente scolastico ha raccontato la storia dell’istituto: «L’edificio, confiscato alla mafia negli anni ’80, un tempo era sede di riunioni e magazzini della criminalità organizzata. Abbiamo trasformato questi 1.760 m² in un centro polifunzionale per la scuola e il territorio: caffè letterario, aule per studenti con disabilità, sala da ballo e ginnastica, e presto una piccola discoteca educativa con percorsi sulla sicurezza e sulle buone pratiche. Il nostro obiettivo è costruire cittadini consapevoli, insegnando ai ragazzi a divertirsi responsabilmente, rispettare i propri diritti e doveri e coltivare la propria individualità», ha raccontato Croce.
Il dirigente dell’istituto di Brancaccio: «La scuola può essere un ascensore sociale, come ci ricorda l’articolo 3 della Costituzione».
La conquista di questi spazi non è stata semplice. Il dirigente dell’istituto di Brancaccio ha ricordato le proteste, le battaglie e perfino le catene simboliche per ottenere i locali dall’Agenzia dei Beni Confiscati alla Mafia. «Cinque anni fa qualcuno voleva assegnare questi magazzini a imprenditori privati. Abbiamo sollecitato l’attenzione delle istituzioni, fino a coinvolgere il Presidente della Repubblica. Oggi quei magazzini sono il cuore pulsante della nostra scuola».
Il percorso educativo si completa con l’alternanza scuola-lavoro e un piano triennale di formazione per i ragazzi più grandi, che diventeranno protagonisti della gestione dei nuovi laboratori, dei campi sportivi e delle strutture ricreative. I risultati parlano chiaro: «Quest’anno, le iscrizioni sono 355, un numero importante che testimonia la fiducia delle famiglie. Quando i ragazzi e le famiglie credono nella scuola, significa che stiamo facendo qualcosa di buono. Dopo 45 anni di servizio, non posso che essere orgoglioso: questi magazzini e questo centro polifunzionale saranno una testimonianza duratura, un simbolo che la scuola può davvero essere un ascensore sociale, come ci ricorda l’articolo 3 della Costituzione».
La dirigente dell’istituto di Rosarno: «Il nostro compito è tirare fuori il talento e il mondo meraviglioso che ognuno porta dentro»
«Sono dirigente scolastico dell’Istituto di Rosarno da vent’anni. Ho dedicato parte della mia vita ai miei studenti», racconta con entusiasmo Mariarosaria Russo. «La nostra scuola si trova in un’area fortemente a rischio di marginalità sociale e strapotere mafioso, dove la criminalità organizzata e la microcriminalità condizionano ogni aspetto della vita quotidiana». Arrivata a Rosarno, si chiese quale dovesse essere il suo ruolo. «Ho capito subito che volevo essere una dirigente alternativa, una compagna di viaggio dei miei studenti, dei docenti e di tutti gli operatori della scuola. Volevo dare ai ragazzi la possibilità di credere che una seconda occasione fosse reale». Da questa intuizione nacque una task force pedagogica, costituita da magistrati, forze dell’ordine, associazioni, università italiane e straniere.
«Gli studenti possono scegliere quale progetto di vita costruire. Grazie a interventi mirati e individualizzati, molti ragazzi a rischio hanno intrapreso il cammino virtuoso della legalità. Alcuni, figli di boss con nomi altisonanti, hanno preso pubblicamente le distanze dalle loro famiglie». La dirigente cita Don Bosco: «In ogni studente c’è un punto accessibile al bene. Il nostro compito è tirare fuori il talento e il mondo meraviglioso che ognuno porta dentro». La strategia è stata chiara: cultura e istruzione come armi di legalità. Nascono così l’orchestra della scuola, con 75 elementi, riconosciuta e premiata a livello nazionale e internazionale, e i laboratori teatrali.
Alcuni studenti hanno partecipato a progetti di tutela del patrimonio archeologico della città. Inoltre, grazie al Fondo Sociale Europeo è nato un mini-frantoio, dando vita all’“olio della legalità”, prodotto ormai da dieci anni. «Nei nostri territori la scuola è l’unico centro di aggregazione e socializzazione, ed è per questo che le iscrizioni continuano a crescere». La dirigente sottolinea il ruolo dei docenti: «Sono la nostra carta vincente. Lavorano oltre l’orario di servizio, dedicando energia e passione ai ragazzi».
La forza della scuola come luogo di cambiamento
A chiudere l’incontro, Angela Costabile (referente Corso di Studio in Scienze e Tecniche psicologiche Unical) ha messo in luce la forza della scuola come luogo di cambiamento: «Il nostro primo obiettivo è la formazione dei docenti, su cui lavoriamo da anni. Il secondo è la ricerca. La “terza missione” è confrontarsi con il territorio, contaminarsi. Solo così possiamo realizzare un cambiamento concreto, per ogni singolo studente, per una classe, per l’intera scuola e, senza esagerare, per tutta la Calabria».
L’iniziativa ha rappresentato non solo un momento di studio, ma anche uno spazio di dialogo tra esperienze educative che, in territori complessi, provano ogni giorno a costruire comunità e speranza attraverso la scuola. Un confronto che conferma come l’educazione alla legalità non sia una parola da celebrare, ma un percorso quotidiano che passa dalla formazione dei docenti, dal coinvolgimento degli studenti e dalla costruzione di reti tra istituzioni, scuola e società civile.
Il Quotidiano del Sud.
Educazione alla legalità: Palermo e Rosarno a confronto all’Università della Calabria