Epstein files, Londra costretta a pubblicare i documenti su Mandelson: “Starmer avvertito del rischio reputazionale”

  • Postato il 11 marzo 2026
  • Epstein Files
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Gli Epstein files si spingono oltre i confini statunitensi. Anche il governo britannico è stato obbligato a pubblicare a partire da oggi i documenti sugli scambi di messaggi e di rapporti avvenuti transitati per Downing Street al tempo della designazione di Lord Peter Mandelson, che ha avuto una stretta frequentazione col defunto faccendiere pedofilo americano amico di vip e potenti. Ed emerge che l’attuale premier Keir Starmer ne fosse a conoscenza. In un rapporto preparato proprio per il primo ministro dal suo ufficio di gabinetto 9 giorni prima della formalizzazione della nomina di Mandelson, annunciata a dicembre del 2024, si fa riferimento all’evidenza di “rischi generali” sulla reputazione del potente ex ministro ed eminenza grigia del New Labour.

Si citano inoltra le conclusioni di un’inchiesta di JP Morgan risalente al 2009 in cui si sottolineava “la relazione particolarmente vicina” mantenuta dal futuro ambasciatore con Epstein anche dopo la prima condanna di questi negli Usa per istigazione alla prostituzione di minorenni. Non solo: si faceva riferimento a un documento custodito nei National Archives britannici in grado di certificare almeno un incontro avvenuto fra Tony Blair, allora primo ministro, e lo stesso faccendiere americano “facilitato a suo tempo da Mandelson” in prima persona. Indicazioni che sembrano contrastare con l’autodifesa di Starmer, trinceratosi in Parlamento dietro una presunta consapevolezza non piena sugli scheletri nell’armadio di Mandelson e delle “bugie” che questi gli aveva detto. E su cui è scattata immediatamente la polemica delle opposizioni alla Camera dei Comuni nel dibattito seguito allo statement difensivo affidato dal governo al ministro Darren Jones subito dopo la pubblicazione dei primi documenti. Pubblicazione che per oggi riguarda solo una parte del materiale destinato a essere divulgato. E che porta fra l’altro alla luce carte imbarazzanti pure sulla mega buonuscita che Mandelson ha potuto reclamare all’atto del siluramento: pari a ben 547mila sterline (633mila euro) dopo appena 9 mesi di mandato. Cifra ridotta poi a 75mila sterline, versategli dal Tesoro nel pieno dello scandalo in seguito a una transazione negoziata.

Già chiacchieratissima eminenza grigia del New Labour di Tony Blair, Mandelson era stato riesumato da sir Keir per un ruolo di primo piano prima del siluramento forzato dei mesi scorsi. Normalmente i materiali che vengono divulgati in queste ore restano riservati nel Regno Unito, ma il Parlamento ha costretto il governo non solo a pubblicarli, bensì anche a subentrare ad esso – tramite una commissione bipartisan – nella valutazione di documenti che eventualmente verranno lasciati coperti per ragioni di riserbo rispetto alle indagini giudiziarie in corso o di asserita tutela della sicurezza nazionale del Regno. La pubblicazione è prevista in varie ondate, a partire da quella di oggi accompagnata da una illustrazione alla Camera dei Comuni affidata al ministro Darren Jones: braccio destro del premier e coordinatore del suo Ufficio di Gabinetto. Il 72enne Mandelson – sottoposto il mese scorso a un clamoroso fermo di polizia di alcune ore per essere interrogato – resta intanto sotto indagine da parte di Scotland Yard con l’accusa d’aver condiviso con Epstein a suo tempo informazioni governative riservate (e lucrose). Sospetto analogo a quello rinfacciato all’ex principe Andrea nell’ambito di una delle altre inchieste aperte nel Regno in relazione alle ricadute britanniche dello scandalo legato al nome del finanziere newyorchese.

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Il Fatto Quotidiano

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