Ferrari adelante con giudizio, promossi e bocciati ai test F1: Mercedes aliena, McLaren nascosta, Red Bull solida

  • Postato il 31 gennaio 2026
  • Di Virgilio.it
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Li aspettavamo con ansia, li abbiamo vissuti un po’ al buio senza immagini ma con filmati e tempi rubacchiati qua e là in un’epoca in cui il girare con delle F1 su un circuito è difficilmente oscurabile tout court. Ma alla fine di tutto cosa hanno detto questi primissimi test della Formula 1 a Barcellona? Molto o poco a seconda dei punti di vista. Che la Mercedes è la macchina da battere, che la Ferrari sembra esserci (ma è giusto dirlo sottovoce per evitare altre delusioni), che Red Bull e McLaren hanno un po’ giocato a nascondino e che la prima Aston Martin di Adrian Newey è così rivoluzionaria da dover essere rivista. Giudizio sospeso sulle altre con Audi e Cadillac sembrate un po’ in difficoltà, classico sv per la Williams che in Spagna manco ci è venuta.

Mercedes promossa: è l’auto da battere come previsto

Speravano tutti di sbagliarsi, tranne loro ovviamente. Ed invece la prima prova d’asfalto di queste nuove F1 di zecca ha confermato i timori del circus. La Mercedes è tornata a far paura come nel periodo dal 2014 al 2021. George Russell e Kimi Antonelli hanno macinato giri senza sforzo e sempre su ritmi pazzeschi. La sofferenza che ha perseguitato la Mercedes durante l’era dell’effetto suolo (solo sette vittorie in gara tra il 2022 e il 2025) è stata spazzata via nel corso di questi cinque giorni di test.

La Mercedes ha percorso 151 giri il primo giorno, 183 il secondo e 168 giri l’ultimo, per un totale di 502 giri e oltre 2.300 chilometri percorsi senza segnalare particolari problemi tecnici. Oltre a ciò, la vettura si è dimostrata una delle più veloci della settimana, con Russell e Antonelli che hanno ottenuto ciascuno il tempo più veloce in un giorno, con il duo che ha ottenuto due doppiette.

La Mercedes ha registrato anche il maggior numero di chilometri come produttore di power unit, sommando i giri delle scuderie motorizzate dalla discussa power unit di Brackley: per un totale di oltre 1100 giri, nessuna come lei ha superato le quattro cifre. È probabile che la vettura subisca notevoli modifiche entro l’inizio del Gran Premio d’Australia, previsto per l’inizio di marzo, ma la W17 ha già attirato l’attenzione di diversi rivali.

Ferrari, segnali incoraggianti da Hamilton e Leclerc

Lo si dice sottovoce, alla Marzullo. Tante e troppo sono state le delusioni dello scorso anno quando si parlava apertamente di obiettivo mondiale salvo poi dover constatare un’annata in modalità calvario. Il low profile della Ferrari finora ha pagato. Aspettative basse, rendimento soddisfacente. Almeno vedendo i tempi e ascoltando i piloti.

Il lampo di Hamilton nel finale dei test, col miglior tempo nel quinto e ultimo giorno utile sono un’ulteriore pacca sulla spalla per il lavoro fatto a Maranello. Le soluzioni restano interessanti: la SF-26 mantiene la sua filosofia dell’airbox stretto e triangolare, ora con “corna” per spingere il flusso sopra la vettura e alimentare i sidepod.

Un layout di aspirazione a L rovesciata più aggressivo e una piccola presa d’aria aggiuntiva sotto l’airbox mirano a migliorare il raffreddamento e il flusso d’aria posteriore. Considerando le diverse esigenze termiche del 2026 (nessuna MGU-H), Ferrari sta perfezionando, non reinventando, il suo concetto di aria/raffreddamento per le auto più piccole.

Dividendo il tempo in pista tra Leclerc ed Hamilton, il team ha completato 121 giri il primo giorno, 174 giri il secondo giorno e 145 l’ultimo giorno, per un totale di 440 giri, una distanza di gara dietro la Mercedes. Alimentando tre team, come Mercedes, le unità di potenza Ferrari hanno percorso poco meno di 1000 giri tra il team ufficiale, Cadillac e Haas, il che significa che hanno concluso con 145 giri in meno rispetto a Mercedes.

Vale anche la pena ricordare che, secondo Vasseur, le specifiche dell’auto portata a Barcellona sono essenzialmente un’edizione “A-spec”, con ancora molte evoluzioni da apportare prima dell’arrivo in Australia. Ora come ora c’è ottimismo.

Red Bull e McLaren, sostanza e velocità mascherate

Non hanno brillato, sono state e sembrate più indietro, apparentemente, rispetto alla Mercedes e alla Ferrari. Ma potrebbero essersi nascoste. Le altre due scuderie big non si sono messe in luce più di tanto. Qualche problemino per i campioni del mondo della McLaren e Red Bull alle prese con l’intoppo del crash di Hadjar che ha rallentato il tutto con la scarsità di pezzi di ricambio della nuova monoposto.

La RB22 ha iniziato bene, con Isack Hadjar che è stato il più veloce il primo giorno, completando 107 giri, mentre Max Verstappen ne ha completati 118 venerdì, a sottolineare la discreta affidabilità della nuova vettura. L’obiettivo principale della Red Bull è ovviamente quello di comprendere e mettere a punto le sue nuove power unit, che si sono rivelate impressionanti per una squadra esordiente poiché, complessivamente, i motori RBPT delle due scuderie Red Bull hanno percorso oltre 600 giri e sono stati superati solo da Mercedes e Ferrari.

La McLaren ha avuto un’uscita a testa bassa a Barcellona, ​​rimanendo ferma per i primi due giorni mentre la squadra a bordo pista riceveva la nuova MCL40 direttamente dal banco di prova presso la struttura AVL in Austria. I campioni del mondo in carica potrebbero non essere riusciti a raggiungere lo stesso livello di prestazioni della Mercedes ma la MCL40 ha iniziato la sua vita in modo “gratificante”.

Poca Aston Martin, la creatura di Newey è da rivedere

C’era un’attesa nell’attesa. Che è stata prolungata a dismisura. Si è fatta attendere la prima Aston Martin di Adrian Newey. Solo giovedì la verdona è riuscita a scendere in pista atterrata nella notte a Barcellona e assemblata in fretta e furia nel quarto e ultimo giorno utile. Una corsa contro il tempo che ha permesso a tutti, ma soprattutto ad Alonso di mettere finalmente le mani sulla nuova creatura del genio inglese.

Giudizi sospesi e non potrebbe essere altrimenti. Così diversa da qualsiasi altra auto in circolazione, una tale gamma di idee proiettate su un’unica tela, così tanti piccoli dettagli che catturano l’attenzione quanto più la si esamina in profondità.

Gli altri: Cadillac e Audi rimandati, Williams non pervenuta

Gli altri per ora stanno nel calderone. Sulla carta dovrebbe essere cambiato poco o nulla sui valori in pista. Ci sarà verosimilmente un pacchetto di mischia abbastanza folto a giocarsi le posizioni a punti. Da Racing Bulls ad Haas passando per Alpine tutte possono aspirarsi. Ci conta parecchio Briatore, così come tutti i motorizzati Mercedes al salto di qualità. L’A526 sembra nata sotto una buona stella e non ha avuto problemi di integrazione con il nuovo propulsore Mercedes.

Nonostante qualche problema di affidabilità sorrisi anche in casa Haas dove Bearman e Ocon hanno messo insieme parecchi giri con la power unit Ferrari (i problemi sono arrivati altrove non dal motore), stesso discorso in casa Racing Bulls che ha tenuto a battesimo Lindblad l’ultimo pilotino “spinto” da Helmut Marko nell’orbita Red Bull Academy.

Discorso a parte meritano Cadillac e Audi, le due cenerentole del circus seppur i tedeschi siano subentrati alla Sauber di cui hanno ereditato il know how. Non c’è molto da dire sul fatto che i dati relativi al chilometraggio della Cadillac siano stati relativamente bassi: il miglior giorno è stato giovedì con 66 giri accumulati, mentre il team ha percorso 164 giri in totale, il numero più basso tra tutti i team che hanno preso parte in tre giorni. Per quanto riguarda Audi, un team esperto nella sua veste Sauber, il passaggio a un nuovissimo propulsore creato dal produttore tedesco ha comportato per il team una limitazione del chilometraggio nei primi due giorni, a causa dei problemi emersi, problemi che sono stati affrontati e superati, al punto che il team ha concluso con un rispettabile totale di 243 giri entro la fine della settimana.

E poi c’è la Williams. O meglio, la Williams non c’era. La scuderia di Groove ha saltato a pi+ pari i test di Bascellona scoprendosi improvvisamente sovrappeso e non avendo passato i crash test imposti dalla FIA. Tutto da rifare o quasi con Sainz e Albon rimasti appiedati a lavorare in ciabatte e pigiama al simulatore. La buona notizia è che ora i crash test sono passati e si vede un po’ di sereno all’orizzonte.

Test a porte chiuse, la brutta figura della F1

In ultima una parola è doverosa sulla scelta della F1 di fare dei test, o shakedown test come sono stati ribattezzati, a porte chiuse. Una decisione anacronistica nell’era dei social, dell’informazione online che si è rivoltata contro lo stesso circus. La gente vuole sapere, vuole vedere, vuole sognare e anche un po’ maledire se le cose non dovessero andare bene per il proprio team o pilota del cuore fin dall’inizio.

L’immagine di elicotteri, pattuglie, commando, spedizioni punitive di agenti sguinzagliati fino alle strade periferiche e pubbliche del circuito per impedire a chiunque di carpire info e immagine anche a centinaia di metri di distanza è stata una vera brutta figura. In fondo non era l’Area 51, era semplicemente un circuito con delle macchine che ci giravano dentro. Si chiama sport automobilistico ed è bello da vedere e far vedere. Sempre.

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Virgilio.it

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