Festival del cinema di Venezia, George Clooney si specchia in Jay Kelly tra fama e solitudine

  • Postato il 28 agosto 2025
  • Di Panorama
  • 1 Visualizzazioni

A Venezia George Clooney interpreta George Clooney, anzi, Jay Kelly. Con ritmo e sapienza narrativa Noah Baumbach porta alla Mostra d’arte cinematografica lagunare, in concorso, un film che parla di cinema dal punto di vista di chi il cinema lo fa. Ma parla anche di successo, genitorialità, realizzazione personale (che non coincide per forza con la popolarità), solitudine e scelte. Chi vogliamo essere? Cosa conta davvero per noi nella distribuzione del nostro tempo su questa terra?

Per il Jay Kelly che dà il titolo al lungometraggio targato Netflix i ricordi personali sono solo film, o quasi. Attore hollywoodiano venerato, con 35 anni di carriera alle spalle, quando muore il regista che l’ha scoperto (incarnato da Jim Broadbent) e a cui aveva negato un nuovo film Jay Kelly entra in una sorta di crisi di identità.

Il suo nome è al pari di quello di Gary Cooper, Cary Grant, Al Pacino. È la superstar eroe del cinema. Ma chi è davvero Jay Kelly al di fuori dei set? Passato attraverso più matrimoni naufragati, ha una figlia maggiore (Riley Keough) per cui non c’è mai stato e che lo definisce “un involucro vuoto”, un’altra (Grace Edwards) per cui c’è stato poco e che si sta facendo grande, un entourage efficientissimo al suo devoto servizio ma forse nessun amico. “Tutti i miei ricordi sono film”.

Ed è così che il super divo vola Oltreoceano e intraprende un viaggio inaspettato in Europa, da Parigi alla Toscana da cartolina, nel tentativo di rabberciare rapporti trascurati, in fuga da nuovi set e impegni contrattuali. Ad accompagnarlo e inseguirlo il fedele manager che ha il volto di Adam Sandler.

Nel cast anche la moglie di Baumbach, Greta Gerwig, che per copione invece è consorte di Sandler. Dopo lo struggente Storia di un matrimonio che le è valso un Oscar come attrice non protagonista, Laura Dern torna a collaborare con il regista newyorchese, nei panni dell’addetta stampa di Jay Kelly. In Italia, tra le sue colline toscane, non poteva mancare la nostra prezzemolina Alba Rohrwacher.

Il film inizia con una citazione tagliente di Sylvia Plath: “È una responsabilità infernale essere se stessi. È molto più facile essere qualcun altro o nessuno del tutto”. Ecco poi un vivace e folgorante piano sequenza sul set dell’ultimo film di Jay Kelly, nel giorno dell’ultimo ciak che si chiude con un applauso festoso.

Festival del cinema di Venezia, George Clooney si specchia in Jay Kelly tra fama e solitudine
George Clooney in “Jay Kelly” (Credits: Peter Mountain/Netflix)

A Venezia applausi per Jay Kelly alla prima proiezione per la stampa in Sala Darsena. Ma George Clooney… in conferenza stampa non c’è per prendersi il suo batter di mani. «Anche i grandi divi si ammalano», spiega Baumbach. Pur essendo già sbarcato al Lido, Clooney ha una forte sinusite e ha saltato «con molto dispiacere» l’incontro con i giornalisti prima del tappetto rosso: che inizi a fuggire dagli impegni istituzionali, come il suo Jay Kelly?

Non abbiamo potuto chiedergli dal vivo quanto questo Jay Kelly gli somigli, ma Clooney nelle note stampa ha già risposto così: «Leggendo la sceneggiatura ho pensato: “In un certo senso so bene come interpretare questa parte”. Questo personaggio ha molti più rimpianti di quanti ne avrei io perché, fortunatamente, per me la fama è arrivata molto più tardi. Ho dovuto capire come vivere la vita prima di capire come diventare famoso, cosa che invece non è riuscita a questo personaggio».

Baumbach ha scritto la parte del protagonista insieme a Emily Mortimer, attrice al suo debutto alla sceneggiatura, pensandola già su Clooney. «Era davvero importante che il pubblico guardando il film instaurasse un rapporto con l’attore», ha spiegato al Lido. «Tutti noi che lo guardiamo abbiamo una storia con George, proprio come le persone nel film hanno una storia con Jay».

E infatti Jay Kelly, come George, sprigiona un carisma ineffabile. Attorno a lui, la giostra dello star system che affascina, diverte, fa venire il mal di testa.

Baumbach orchestra una messinscena intrigante, passando dal presente ai ricordi di Jay Kelly con fluidità creativa (come quando da una porta sul treno verso l’Italia, il divo entra poi direttamente su un set dei suoi ricordi).

Diverse le battute e le scene memorabili, come il ballo di Clooney sulle note di Rumore di Raffaella Carrà o la sua corsa disperata sulla strada di campagna toscana in abito bianco. È invece stridente, più che surreale, la scena del furto con la successiva corsa collettiva (non diciamo oltre per evitare spoiler).

L’Italia ha la sua celebrazione, tra foto di Marcello Mastroianni e Sophia Loren e una frase messa in bocca all’attore tedesco Lars Eidinger che ci lusinga e che fa più o meno così: “Cosa ci affascina dell’Italia? Penso che sia un permesso di essere umani che altrove non è permesso”

“Tutti i miei ricordi sono film”, ripete Jay Kelly alias Clooney. Sì, ma anche quelli contano. E non poco.

Tra glorie e rimpianti, un umorismo affilato percorre tutto il film che, con leggerezza pensosa porta a interrogarsi chiunque – senza essere per forza star milionarie – su cosa conti davvero nella vita.

Baumbach ha scritto la sceneggiatura a quattro mani con Emily Mortimer, attrice al suo debutto da sceneggiatrice. Si candida a premi a Venezia. Nel 2019 Storia di un matrimonio avrebbe meritato qualche riconoscimento al Lido. Che sia l’anno del riscatto?

Autore
Panorama

Potrebbero anche piacerti