Fine vita, Consulta accoglie in parte il ricorso del Governo. Pastorino: “Rafforzato ruolo regioni”
- Postato il 30 dicembre 2025
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- Di Genova24
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Genova. La Corte Costituzionale nei giorni scorsi ha accolto parzialmente il ricorso del Governo contro la legge della Regione Toscana sul fine vita, dichiarando illegittime le norme che definivano i requisiti sostanziali per accedere al suicidio assistito. Secondo la Consulta, la determinazione delle condizioni che rendono lecita tale pratica spetta esclusivamente al legislatore statale, poiché coinvolge i diritti civili fondamentali e richiede un’applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale, evitando che il diritto alla salute dipenda dalla regione di residenza.
Al contempo, i giudici hanno però fatto salvi gli aspetti puramente organizzativi del provvedimento toscano. Restano quindi valide le disposizioni che riguardano l’efficienza delle strutture sanitarie locali e la definizione di tempi certi per fornire risposte ai pazienti che ne fanno richiesta. In sintesi, sebbene la Regione possa gestire la macchina burocratica e assistenziale, non ha il potere di stabilire autonomamente chi abbia diritto a porre fine alla propria vita, ribadendo così la necessità di una legge nazionale unitaria.
Sul tema è intervenuto Gianni Pastorino, consigliere regionale per la Lista Orlando: “La sentenza rappresenta un passaggio di grande rilievo per il dibattito nazionale sul fine vita. La Consulta ha respinto l’impugnazione totale avanzata dal Governo, riconoscendo che le Regioni possono intervenire per organizzare il Servizio sanitario pubblico e rendere effettivi i diritti già riconosciuti dalla sentenza n. 242 del 2019, anche in assenza di una legge nazionale organica. Le dichiarazioni di illegittimità riguardano singoli profili tecnici e non mettono in discussione né il perimetro dei diritti delle persone malate né l’obbligo delle strutture pubbliche di dare attuazione ai principi costituzionali già stabiliti”.
“Questa pronuncia – aggiunge Pastorino – smentisce l’idea che le Regioni debbano restare immobili in attesa di decisioni che da anni il Parlamento rinvia. La Corte chiarisce che organizzare il Servizio sanitario per garantire diritti già riconosciuti non solo è possibile, ma necessario. Come primo firmatario di una proposta di legge regionale sul fine vita in Liguria – prosegue Pastorino – considero questa sentenza un ulteriore elemento di legittimazione del percorso che abbiamo avviato. Non si tratta di introdurre nuovi diritti ma di garantire procedure chiare, trasparenti e rispettose, affidate al servizio sanitario pubblico”.
In questo senso, Pastorino richiama anche la posizione dell’Associazione Luca Coscioni, che ha sottolineato come la decisione della Consulta smentisca il tentativo del Governo di bloccare ogni iniziativa regionale e ribadisca il ruolo centrale del Servizio sanitario nazionale come presidio di legalità, controllo e pari diritti. “In Liguria – conclude Pastorino – esistono già persone che avanzano queste richieste e attendono risposte. La politica ha il dovere di farsene carico, senza alibi. Continuerò questa battaglia, anche con il contributo dell’Associazione Luca Coscioni, affinché anche la nostra Regione possa garantire dignità, rispetto e risposte certe a chi vive ogni giorno nella sofferenza”.