Formula 1, cosa fa discutere dopo il Gp di Australia: sorpassi record ma piloti scontenti

  • Postato il 11 marzo 2026
  • Di Panorama
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Non ha fatto in tempo a concludersi la prima gara del 2026 che le polemiche erano già cominciate. Il Gran Premio d’Australia ha consegnato numeri che, almeno sulla carta, farebbero felice qualsiasi tifoso e organizzatore: 120 sorpassi contro i 45 della stagione precedente. Eppure nei box, ai microfoni e sui social, l’umore era tutt’altro che festoso.

Il problema, per molti, sarebbe proprio lì: quei sorpassi non sembravano veri. Dipendevano quasi interamente dalla gestione della batteria, non dalla bravura del pilota o dall’audacia in frenata. Una differenza che, per chi vive la Formula 1 dall’interno, cambia davvero tutto.

Cosa dicono i piloti della nuova Formula 1

A fare da portavoce del malcontento è stato nientemeno che Max Verstappen. «Amo le corse, ma c’è un limite a quanto puoi sopportare», ha detto il quattro volte campione del mondo, definendosi «vuoto e senza emozioni» al volante di una monoposto che non gli permette più di divertirsi come prima. E non è il solo.

Lando Norris ha rincalzato con una critica tecnica e diretta: «Passo tanto tempo a guardare il mio volante. Devo guardare la velocità che avrò alla fine del rettilineo e capire se devo frenare 30 metri prima o 10 metri dopo». Per il pilota della McLaren, siamo passati «dalle migliori vetture mai costruite in F1 alle peggiori». Charles Leclerc ha spiegato che il modo di sorpassare è cambiato profondamente: prima contava il coraggio in frenata, adesso ogni attivazione del pulsante del propulsore va pianificata con attenzione diversi giri in anticipo.

Voci dissonanti, però, ce ne sono. George Russell ha invitato alla cautela: «Tutti sono molto veloci a criticare. Bisogna dare una possibilità. Quando avevamo le macchine migliori e il minor degrado gomme, tutti si lamentavano che le gare facevano schifo». E poi, con una frecciata a Norris: «Se stesse vincendo non penso che direbbe le stesse cose». Lewis Hamilton, dal canto suo, ha detto di aver adorato la gara, trovando la nuova monoposto «davvero divertente da guidare». Il sette volte campione del mondo è tornato finalmente a sentirsi competitivo.

Il nodo delle partenze

Oltre alla gestione energetica in gara, Melbourne ha messo in luce un secondo problema: le partenze. Le differenze di scatto tra le vetture allo spegnimento dei semafori sono state evidenti e, in alcuni casi, persino pericolose.

La Federazione aveva già introdotto in Australia una procedura di avvio anticipato di cinque secondi, per portare il turbo a regime prima del via. Non è bastato. Il guaio, hanno spiegato le squadre, ha origine fin dal giro di formazione: l’energia disponibile era limitata e, a causa di mancate comunicazioni tra tecnici e piloti, molte vetture sono arrivate sulla griglia con la batteria scarica. Kimi Antonelli, tra gli altri, ha pagato dazio cedendo al via alcune posizioni. La buona notizia è che si tratta, almeno in parte, di un problema gestionale e comunicativo: a Shanghai i team dovrebbero arrivare più preparati, con procedure più rodate.

Cosa cambierà e quando

La Federazione non è rimasta in silenzio di fronte al dibattito. Il responsabile tecnico della Fia, Nick Tombazis, ha spiegato che la posizione concordata con i team era quella di raccogliere dati nelle prime gare prima di intervenire: «Abbiamo alcuni assi nella manica, ma non volevamo introdurli prima della prima gara senza reali riscontri». Il momento scelto per un eventuale intervento è fissato dopo il Gran Premio di Cina.

Sul tavolo ci sono diverse ipotesi. La più semplice da introdurre riguarderebbe il recupero di energia nelle fasi di piena potenza sui rettilinei: aumentarne la possibilità renderebbe la ricarica più equilibrata tra le vetture e, di conseguenza, i sorpassi meno dipendenti dal livello della batteria al momento dell’attacco. Si studia anche un eventuale aumento futuro della potenza del motore a combustione interna, un intervento più complesso e dai tempi più lunghi.

Shanghai, nel frattempo, offre già di per sé un contesto diverso rispetto ad Albert Park. Il circuito australiano è uno dei più severi per queste nuove vetture, con un’alta percentuale di pista percorsa a gas spalancato. Quello cinese, con i suoi curvoni e i punti più lenti, dovrebbe alleggerire la pressione sulla gestione energetica, pur presentando un lungo rettilineo. Sarà anche il primo weekend della stagione con il formato Sprint.

La nostalgia per la vecchia Formula 1

C’è un filo che corre sotto il dibattito tecnico, e che riguarda qualcosa di meno misurabile. Sui social, tra i tifosi storici della Formula 1, il tono è spesso quello di chi sente di essersi allontanato sempre di più dai propri canoni. La percezione è che la serie si stia allontanando da un formato percepito come più autentico, basato sull’assetto della vettura, sull’istinto del pilota, sulla strategia del muretto. Il formato di un tempo. Il tempo di Senna, di Schumacher, diciamo pure di Vettel. Una nostalgia che i piloti, tutti giovani, avvertono in parte, ma che il pubblico sente con maggiore intensità. Forse solo Alonso (e in parte Hamilton) ha vissuto quell’era. Un’era che sembra ormai lontanissima, quasi ancestrale, e che molto probabilmente non tornerà più.

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Panorama

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