I genitori sconfortati dai molti giorni di malattia dei figli nel primo anno di nido saranno felici di sapere che i bambini che frequentano i nidi d'infanzia hanno un microbiota assai più ricco di ceppi batterici rispetto a quelli che non li frequentano, grazie alle continue interazioni e agli scambi (conditi di muco e saliva) con i coetanei.
Secondo uno studio dell'Università di Trento pubblicato su Nature, già dopo un mese di frequentazione del nido una quota importante dei batteri intestinali dei bambini deriva da quelli dei compagni di classe. Dopo 4 mesi, i piccoli condividono con i compagni già il 15-20% delle specie batteriche intestinali, una porzione più vasta di microbiota rispetto a quella acquisita dai familiari dopo la nascita.. Una contaminazione rapidissima. Si pensa che il microbiota dei neonati cominci a costituirsi durante il parto, grazie al contributo dei batteri della madre, e che quindi si arricchisca dei ceppi batterici dei familiari più stretti. Per capire che cosa accada in seguito, con le prime interazioni extra familiari con i coetanei, un gruppo di microbiologi guidato da Nicola Segata ha analizzato i campioni di feci di 43 bambini di età mediana di 10 mesi all'inizio dello studio, oltre a quelli di 10 membri del mersonale del nido e di molti familiari dei piccoli tra mamme, papà, fratelli e sorelle e animali domestici.. La raccolta è cominciata dal primo giorno di nido, per cogliere il momento di maggiore suscettibilità alle contaminazioni, dato che il sistema immunitario dei piccoli era ancora immaturo, ed è continuata settimanalmente fino alle feste natalizie (ma per un gruppetto di bambini fino a luglio).. Andata e ritorno. La diversità del microbiota dei bambini si è arricchita già dopo il primo mese, e ha continuato a farlo per l'intero anno scolastico. L'ambiente domestico ha sicuramente influenzato il contributo di ciascuno a questi "scambi": chi aveva fratelli o sorelle in genere aveva ricevuto da essi più microrganismi che dai genitori e aveva un microbiota più ricco - dunque tendeva ad acquisire meno ceppi batterici dai compagni di classe.
Nei bambini con cani e gatti a casa sono stati notati casi di scambio di microrganismi intestinali con gli animali, interazioni che non emergevano negli adulti - come se tra i piccoli e i quadrupedi ci fossero contatti più intimi.. Un fatto curioso è che i bambini del nido hanno talvolta fatto da tramite per scambi di batteri tra i rispettivi genitori. Un simbionte dell'intestino umano, il batterio "buono" Akkermansia muciniphila, è passato da una madre al suo bambino, da questo a un compagno di nido e dal piccolo ad entrambi i genitori. Un... viaggio che potrebbe aiutare a comprendere meglio non solo le influenze sul microbiota, ma anche la diffusione di patogeni tra il contesto familiare e quello esterno.. Ripopoliamo!. Un effetto positivo di questa socialità è emerso quando alcuni dei bambini hanno dovuto assumere antibiotici. Il trattamento ha ridotto drasticamente la diversità del loro microbiota, ma il contatto con i pari ha permesso di ripopolare rapidamente l'ambiente intestinale con specie benefiche.
Secondo i ricercatori, non è chiaro quali siano gli impatti sulla salute a lungo termine di questo arricchimento precoce; ma il fatto che la maggior parte dei ceppi batterici acquisiti fosse ancora presente a un anno dal primo giorno di scuola nella maggior parte dei bambini, nello studio di follow-up, fa pensare che quei ceppi possano rimanere insediati fino all'età adulta. A ricordo di quei primi giorni trascorsi tra amici..