Giuseppe Bonifati, da Castrovillari ai set con Scorsese e Mann

  • Postato il 16 gennaio 2026
  • Enzo Ferrari
  • Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
Giuseppe Bonifati, da Castrovillari ai set con Scorsese e Mann

Ha lavorato con Ridley Scott e Michael Mann, ora Giuseppe Bonifati torna in Calabria. Il racconto di un’eccellenza di Castrovillari che unisce Nord e Sud Europa nel nome dell’arte. Ha portato oltre seimila spettatori Copenaghen per il suo Dante. Le lezioni dei grandi maestri del cinema e il nuovo progetto “La vendetta è un piatto che va servito freddo”.


Ci sono momenti nella vita di una persona che segnano dei punti di svolta. E così anche per un’artista. Lo sa bene Giuseppe Bonifati, attore quarantenne di Castrovillari, con una carriera internazionale che lo ha portato a lavorare fra teatro e cinema in tutto il mondo, con base fissa in Danimarca, dove vive e lavora con la moglie Linda Sugataghy, artista ungherese, con cui ha creato un’alchimia simbiotica fatta di lavoro e vita privata. La sua ispirazione ed il suo sostegno l’ha definita Bonifati stesso.

GIUSEPPE BONIFATI, TRA DANIMARCA E CALABRIA, LA STORIA DI UN ATTORE EXPAT


Varie le collaborazioni per il grande schermo, fra le quali ci sono nomi importanti della settima arte, fra cui Ridley Scott – per il film Tutti i soldi del mondo – Michael Mann – per Ferrari – e Martin Scorsese – per la docu-serie The Saints. Poi c’è il teatro, con più di 15 anni di attività, 35 lavori rappresentati in oltre 32 Paesi. Bonifati ha da poco presentato il capitolo conclusivo della trilogia dantesca Inferno, Purgatorio e Paradiso al Planetarium di Copenaghen, davanti a oltre 6.000 spettatori: «Abbiamo dimostrato come i classici possano rinascere dialogando con i luoghi simbolo della città». Con Artbulance, il teatro diventa un movimento su quattro ruote che attraverserà l’Europa, unendo arte, cura e cittadinanza.

UNA CARRIERA TRA CINEMA E TEATRO

Parallelamente, il Teatro Volante negli spazi dell’aeroporto di Billund e la regia del musical An Ideal American confermano la sua vocazione a sperimentare formati e contesti sempre nuovi, trasformando ogni luogo in palcoscenico. Ora la sua ambizione, il suo sogno che sta diventando realtà, è “La vendetta è un piatto che va servito freddo”, una storia che racconta un italo-danese convinto di essere Amleto, il principe di Danimarca, che durante un viaggio alle sue origini in Calabria scopre segreti che intrecciano dramma personale e regolamenti di conti.

IL FILM DI MANN SU ENZO FERRARI

Giuseppe Bonifati, questa sera, venerdì 16 gennaio 2026, sarà tra i protagonisti del film di Michael Mann, Ferrari, in onda su Rai Due alle ore 21.20. Film del 2023 diretto da Michael Mann, adattamento cinematografico della biografia del 1991 Enzo Ferrari: The Man and the Machine scritta da Brock Yates e narra le vicende di Enzo Ferrari. Nel cast ci sono anche Shailene Woodley, Patrick Dempsey, Jack O’Connell, Sarah Gadon e Gabriel Leone. Il leggendario regista di Heat, Collateral, L’Ultimo dei Mohicani, dopo vent’anni è riuscito a realizzare questo importante progetto. Il film è ambientato nel 1957, con una storia intrecciata tra la vita privata della Ferrari e quella legata alle corse, come la tragica Mille Miglia dello stesso anno, segnata dall’incidente di Alfonso De Portago e dal rischio di fallimento. Adam Driver interpreterà Enzo Ferrari mentre Penelope Cruz interpreterà Laura Ferrari. Giuseppe Bonifati interpreterà il ruolo di Giacomo Cuoghi, amico di vecchia data e consigliere di Enzo Ferrari.

Abbiamo incontrato Giuseppe Bonifati per parlare dei suoi progetti e soprattutto del rapporto di un’artista calabrese che vive e lavora all’estero con la sua terra. Partiamo da “La vendetta è un piatto che va servita freddo”. A che punto siamo del lavoro?


«Sono in una fase di lavorazione in cui posso, come tu ben sai, svelare e non svelare, ma posso dirti che sarà il mio debutto da sceneggiatore e regista, ma penso che prima del 2027 ancora non riusciremo a completarlo, perché siamo pieni di diversi progetti in Italia e all’estero. Tutto prende molto spunto dal mio vissuto personale, metà in Italia, prima in Calabria poi a Roma, e poi l’altra metà in Danimarca. Ho mescolato un po’ tutte le carte ed è venuto fuori questo lavoro, questa sceneggiatura che abbiamo ultimato nell’ultima permanenza proprio in Calabria e che adesso lascio un po’ riposare per poi rimetterci mano»

Tu hai portato la trilogia di Dante a teatro a Copenaghen, Un progetto ambizioso. Com’è stata questa esperienza?

«Un bel progetto che abbiamo iniziato nel 2021, che era il 700º dalla morte di Dante, con l’Inferno alla vecchia biblioteca universitaria di Fiolstræde. Lì abbiamo messo appunto una performance molto particolare con 60 artisti in scena. Tutto era strutturato come degli speed date all’Inferno dove il pubblico poteva accedere a delle sale di lettura e in ogni sala c’era una creatura infernale diversa proveniente dall’immaginario dell’opera di Dante. La cosa è stato un tale successo che abbiamo voluto andare avanti e lo scorso anno abbiamo messo in scena il Purgatorio presso la Torre dell’acqua vecchia di Brønshø e abbiamo avuto ancora più pubblico. Poi abbiamo finito quest’anno con il Paradiso, dove abbiamo avuto 6000 spettatori, un vero record per la notte della cultura. Prevediamo di esportare tutto il format anche in altri paesi e anche in Italia».

Come hanno reagito i danesi di fronte alla trilogia dantesca?

«Molto positivamente. C’è molta fascinazione dell’Italia e poi anche della Divina Commedia. Abbiamo avuto un pubblico molto trasversale composto anche da famiglie. Inoltre, si trattava di una performance di teatro totale e lo spettacolo iniziava quando le persone erano ancora in fila per entrare. Essendo realizzata in un planetario si trattava di una performance site specific (n.d.r. questa denominazione è generalmente usata nell’ambito dell’arte e della creatività contemporanee per indicare un intervento che è pensato e che si inserisce in un preciso luogo) rispettando l’architettura del posto, il pubblico faceva il percorso dei nove Cieli fino all’Empireo. Ogni punto veniva rappresentato da una figura celestiale con anche dei cantanti e della musica fino alla Luce Eterna».


Oltre al teatro tu hai lavorato nel cinema con registi del calibro da Michael Mann, Martin Scorsese e Ridley Scott. Quali sono state le tue esperienze più importanti? Chi ti ha dato di più?


«Sicuramente Michael Mann su tutti. Lui ha un approccio diverso proprio al lavoro proprio, con una grandissima attenzione al dettaglio, sempre attento anche a come è messa una mano in tasca o un oggetto sulla scena, mentre Ridley Scott è indubbiamente il più empatico, una persona anche molto simpatica devo dire. Sono scuole di pensiero diverse da cui si impara. Io poi mi considero attore nel cinema, mentre nel teatro più scrittore. Adesso però voglio provare ad unire le cose».

Giuseppe Bonifati, che rapporto hai con la Calabria?

«Io normalmente in Calabria vengo una volta all’anno e non per lavoro. Stavolta invece mi sono ritagliato più tempo per finire di scrivere la sceneggiatura e sono riusciti anche a visitare dei luoghi vicino Castrovillari. Sono stato a Civita, Frascineto, Morano, Mormanno e Trebisacce, tutti luoghi della mia infanzia e adolescenza che ho voluto rivedere per integrare il processo di scrittura. La mia terra la porto sempre con me, mai dimenticare le proprie origini, e anche questo è stata una spinta per il film che voglio fare, un tentativo anche di ritornare e unire artisticamente il nord e il sud, Danimarca e Calabria, che sono due luoghi che mi hanno mi hanno fatto crescere. Ho usato la falsariga di Amleto proprio per mettere insieme le cose».

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