Gli snobbati agli Oscar 2026 – Russell Crowe, Paul Mescal, Guillermo Del Toro. Tutte le dimenticanze dell’Academy:
- Postato il 23 gennaio 2026
- Cinema
- Di Il Fatto Quotidiano
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A 24 ore dalle nomination per gli Oscar 2026, quelle che passeranno alla storia per il record di 16 candidature per Sinners, emergono alcune piccole dimenticanze e un certo eccesso di zelo (dai, 16 nomination per Sinners? Montaggio? Fotografia? Sul serio?). Intanto, la dimenticanza a cui più teniamo è quella del colossale, anzi imperiale, cattivissimo Hermann Göring che Russell Crowe impacchetta e stampa sui banchi del tribunale di Norimberga. Certo, il film è stato visto parecchio in Europa, ma quasi per nulla negli Stati Uniti, ma se qualche membro dell’Academy l’ha visto, davvero gli ha preferito il doppio Michael B. Jordan, tutto chiacchiere e muscoloni, o il lanciatissimo Wagner Moura di L’agente segreto? Misteri della fede, dell’industria e delle serie, Crowe continuerà a far concerti e si terrà stretta la statuetta vinta per Il Gladiatore venticinque anni fa.
C’è un’altra signorina piuttosto snobbata dall’Academy e si chiama Ariana Grande. Venerata come una madonnina piangente negli USA, la Grande aveva stupito il mondo finendo tra le nomination agli Oscar nel 2025 per Wicked. Poi sono bastati dodici mesi e lei, come tutto il pacco sequel Wicked: For Good, dopo 10 nomination nel 2025, rimane letteralmente a bocca asciutta. Certo, qualcuno potrebbe obiettare: ma l’avete vista la Grande nel sequel? E la Grande in Wicked? Certo, grazie. Regalone l’anno scorso, quindi quest’anno divano e popcorn con visione casalinga degli Oscar.
Sempre dalle parti di signore e signorine sorprende sul serio l’assenza di Chase Infiniti tra le attrici protagoniste. Unica vera luce nel torbido, rinsecchito, pretenzioso e grottesco Una battaglia dopo l’altra, Infiniti sembrava avesse non solo un posto tra le cinque nominate, ma anche un posto buono quasi da vittoria. Invece nulla. Ha 25 anni, è giovane, si rifarà. Certo che un gancio politico anti-Trump come questo è un treno mediatico che non passa mica due volte.
C’è un altro signorino snobbato incredibilmente dall’Academy ed è Paul Mescal, qui nelle vesti del burbero Shakespeare in Hamnet. Magari è colpa del fatto che, alla fine della fiera, Shakespeare era un team di scrittori ala Wu Ming e in realtà non è mai esistito, e che quindi poco interessa come Mescal l’abbia interpretato. Il punto è che un altro grosso nome, che negli ultimi anni è sulla bocca di tutti nell’industria hollywoodiana, farà coppia sul divano con la Grande (beato lui, comunque) domenica 15 marzo prossimo.
Lo segnalavamo anche ieri nel commentare l’infornata ufficiale delle nomination agli Oscar 2026: Frankenstein ha raccolto parecchie nomination tecniche, ma per il suo creatore Guillermo del Toro non c’è stato spazio nella cinquina dei migliori registi. Tra La forma dell’acqua (2019) e Pinocchio (2023) il suo periodo oscarizzabile sembra già tramontato. Frankenstein è bruttino, si sa, ma al povero Guillermo lo status di maestro a 60 anni, che attende già l’Oscar alla carriera, pare ancor più bruttino.
Che dire infine del povero Jafar Panahi e del suo Un semplice incidente? Nella cinquina come miglior film internazionale hanno messo dentro di tutto, hanno riesumato perfino La voce di Hind Rajab, e la luna di miele tra Panahi e i premi americani tardo autunnali è come scoppiata in un amen. Avrà portato male l’improvvisa fiammata di rivolta in Iran con Trump che appoggia i rivoltosi (quindi, per proprietà transitiva, anche tutti gli artisti dissidenti iraniani?). Di troppa politica, ahinoi, purtroppo nell’arte si può anche morire.
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