Gli Stati Uniti attaccano navi posamine dell'Iran nello stretto di Hormuz
- Postato il 11 marzo 2026
- Di Il Foglio
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Gli Stati Uniti attaccano navi posamine dell'Iran nello stretto di Hormuz
Dodicesimo giorno di guerra nel Golfo. Nella mattinata di mercoledì 11 marzo nuovi attacchi con missili e droni hanno colpito diversi paesi del Golfo. L'attenzione resta alta anche nello stretto di Hormuz, dove il traffico commerciale è fortemente ridotto e una nave portacontainer ha segnalato di essere stata colpita. Gli Stati Uniti sostengono di aver distrutto 16 imbarcazioni iraniane impiegate per la posa di mine nello stretto. Intanto, a tre giorni dalla proclamazione di Mojtaba Khamenei come nuova guida suprema dell’Iran, il leader non è ancora apparso pubblicamente: secondo alcune testimonianze sarebbe rimasto ferito dagli attacchi americani.
Nuovi attacchi con droni e missili sui paesi del Golfo
Nelle prime ore di mercoledì diversi stati del Golfo hanno segnalato nuovi attacchi aerei. Il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha dichiarato che le difese aeree del paese hanno intercettando missili e droni provenienti dall’Iran. Le autorità hanno inoltre riferito che due droni sono caduti nei pressi dell’aeroporto internazionale di Dubai: l’episodio ha causato ferite lievi a due cittadini ghanesi e a un cittadino bengalese, mentre un cittadino indiano avrebbe riportato ferite di media entità. L’ufficio stampa di Dubai ha dichiarato che il traffico aereo nello scalo, uno dei più trafficati al mondo, continua a funzionare regolarmente.
Anche l’Arabia Saudita ha riferito di aver abbattuto numerosi velivoli senza pilota e missili balistici: secondo il ministero della Difesa saudita, le difese hanno intercettato più di venti droni e sette missili. La Guardia Nazionale del Kuwait ha invece affermato di aver abbattuto otto droni. Sia Riyadh sia Kuwait City non hanno indicato con certezza l’origine dei velivoli.
Un ulteriore episodio è stato segnalato dal Qatar: il ministero della Difesa di Doha ha riferito di un “attacco missilistico” contro il paese nelle prime ore della giornata. Il missile sarebbe stato intercettato prima di raggiungere il bersaglio, secondo la versione fornita dalle autorità qatariote.
La situazione nello stretto di Hormuz
Dopo dodici giorni di conflitto, il traffico commerciale resta congelato. La minaccia di attacchi contro navi mercantili ha già rallentato in modo significativo la navigazione lungo la rotta che collega il Golfo con l’oceano Indiano, con effetti sui mercati globali e in particolare sul fronte energetico.
Gli Stati Uniti: distrutte 16 imbarcazioni iraniane
Martedì sera il comando centrale degli Stati Uniti ha dichiarato sui social media che le forze americane hanno attaccato e distrutto 16 imbarcazioni iraniane utilizzate per la posa di mine vicino allo stretto di Hormuz. In un video diffuso insieme al comunicato si vedono munizioni colpire nove delle imbarcazioni, molte delle quali sembravano ormeggiate al momento dell’attacco. Le autorità militari americane sostengono che l’operazione fosse volta a impedire all’Iran di minare la rotta marittima.
Il presidente americano Donald Trump aveva avvertito che eventuali mine nello stretto avrebbero comportato conseguenze militari per Teheran. Non è chiaro però se dall'inizio del conflitto le mine siano state effettivamente posate nello stretto. Alcuni funzionari americani citati dal New York Times hanno affermato che c'erano sono segnali di preparativi iraniani e per questo si è deciso di intervenire preventivamente.
Le minacce dei Pasdaran d'altra parte sono state frequenti. L'obiettivo è impedire il passaggio delle flotte americane e degli alleati nello stretto: qualsiasi tentativo di mantenere aperta la rotta petrolifera verrebbe contrastato militarmente, è la minaccia iraniana. Proprio mercoledì, secondo quanto riferito dall’agenzia britannica United Kingdom Maritime Trade Operations, l’equipaggio di una nave portacontainer ha segnalato di essere stato colpito da un proiettile non identificato al largo delle coste degli Emirati Arabi Uniti, vicino allo stretto. Il responsabile della sicurezza della nave ha dichiarato che l’equipaggio è rimasto illeso.
Il nuovo leader iraniano resta nell’ombra
Sul fronte politico interno iraniano, tre giorni dopo la proclamazione di Mojtaba Khamenei come nuovo leader supremo, il nuovo capo della Repubblica islamica non è ancora apparso in pubblico né ha diffuso messaggi scritti o video. La scelta sarebbe legata a ragioni di sicurezza: qualsiasi comunicazione pubblica potrebbe infatti rivelare la sua posizione e renderlo un potenziale bersaglio. Ma un altro fattore è che il figlio di Ali Khamenei, 56 anni, sarebbe rimasto ferito il giorno dell'attacco da parte di Israele e Stati Uniti. Lo riporta il New York Times citando tre funzionari iraniani, secondo cui negli ultimi due giorni alcune figure di spicco del governo hanno riferito loro che Khamenei aveva riportato ferite, anche alle gambe, ma che era vigile e si era rifugiato in un luogo altamente sicuro con comunicazioni limitate.