Guerra alle porte dell’Europa, divisioni interne e referendum: l’Italia nel vortice della crisi
- Postato il 5 marzo 2026
- Politica
- Di Blitz
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Questa è davvero una guerra senza confini. Il conflitto si espande, l’Iran vuole arrivare sino a Cipro, cioè in Europa. Per fortuna il missile viene intercettato in Turchia e il pericolo viene respinto. Ma è un chiaro esempio di come l’Iran voglia difendersi anche se le armi scarseggiano e la sua Marina sia ormai un fantasma. Il grande guaio è che l’Europa è divisa con Sanchez che spara a pallettoni contro chi sta dalla parte della guerra. “Noi siamo contro senza se e senza ma”, tuona alzando il tono della voce e a Bruxelles non sanno più che pesci prendere. Ursula balbetta, gli altri rimangono in attesa perchè si teme di prendere una posizione che possa rompere l’asse di quanti vogliono far finire il conflitto. Inoltre, bisogna considerare attentamente quello che succede nei vari Paesi che costituiscono il vecchio continente.
In Italia, ad esempio, c’è la sinistra che si schiera subito con la Spagna e lancia strali che intimoriscono la gente, già preoccupata per la situazione che non accenna a spegnersi, anzi. Elly Schlein è scatenata, arriva anche a dire che gli Stati Uniti potrebbero bombardare pure il nostro Paese. Si usano parole che non hanno il minimo del buon senso pur di difendere il proprio orto. Così, il fronte occidentale rischia di rompersi sulla scia della decisione degli spagnoli e la confusione rende difficile qualsiasi ragionamento. La premier, prudentemente, tace e la segretaria del Pd si infuria e la incalza: “Deve condannare Trump e venirlo a dire chiaro e tondo in Parlamento da cui fugge perchè teme l’opposizione”, grida. Non c’è dubbio che la situazione è preoccupante tanto è vero che la Meloni, insieme con Crosetto, sono andati ieri dal Capo dello Stato a dirgli la verità, cioè che ci troviamo dinanzi “alla crisi più grave degli ultimi anni”.
A sinistra non si fanmo sconti. L’Unità di stamane titola a tutta pagina che “essere ciechi e servili” non vuol dire difendere una leadership. Palazzo Chigi è nell’occhio del ciclone qualsiasi cosa faccia. Ieri la Meloni è andata ai funerali del piccolo Domenico (il bambino morto per un trapianto di cuore sbagliato) e c’è chi l’accusa subito con parole che non hanno bisogno di commenti: “Un cigno nero sul referendum”. Tutto questo perchè nonostante le tre guerre, nonostante il Medio Oriente sia in fiamme, non ci si dimentica che fra una manciata di giorni si vota per il referendum sulla giustizia, Allora, qualcuno ritiene che chi vota si merita l’appellativo di “cesso”. Elegante, non c’è dubbio, ma siamo in campagna elettorale, ogni opinione viene accettata, in primis quella del procuratore Nicola Gratteri il quale è certo (beato lui) che solo chi sceglierà il no debba essere considerato una persona per bene. Nello scandaloso teatrino finisce anche un gruppo di medici di Ferrara, colpevoli di aver emesso certificati falsi in cambio di danari. Con l’aggiunta di una frase intercettata che ha bisogno di essere verificata. “A questi sbirri gli facciano noi il c…”.

Sia pure se con qualche scivolone, la maggioranza tiene ed è compatta ad esempio contro il ribelle Alexis Sanchez, diventato un idolo per l’opposizione. Oggi e forse non domani quando il premier spagnolo cambierà idea per evitare di finire in minoranza nel suo Paese. La stessa preoccupazione che ha Macron e in tono minore pure Starmer, cioè Francia e Inghilterra. Al contrario di quel che teme la segretaria del Pd, la quale deve fare i conti con i suoi amici-nemici che vorrebbero farla fuori ancor prima delle elezioni politiche del 2027 .Le varie Picierno ed i vari Guerini (senza dimenticare Romano Prodi) sono contro la sua rivoluzione a sinistra dei dem e hanno in testa una sola idea: quella di liberarsi al più presto possibile di una segretaria che preferisce le orme del Pci a quelle della Margherita.
Non ci si dimentica della guerra (ci mancherebbe) ma è fuor di dubbio che nei Palazzi si ha più a cuore il referendum ad un passo dal voto popolare. Questa del 22 e 23 marzo la si considera una data importantissima per il Paese perchè se fosse il no a prevalere il governo Meloni dovrebbe sudare le proverbiali sette camicie per arrivare alla fine della legislatura. Se a vincere sarà il si, la premier andrà avanti in tutta tranquillità fino a superare il voto delle politiche e confermare il volto di destra dell’Italia.
Tutto questo è importante e fondamentale per il nostro Paese. Però non dimentichiamoci che la guerra in Medio Oriente non solo potrebbe protrarsi al di là delle quattro settimane (pronosticate da Trump), ma superare i confini di quelle regioni e avvicinarsi ad una Europa che ancora non riesce a trovare la strada maestra. C’è bisogno quindi di ricompattare il fronte occidentale e di mettere a tacere le varie ideologie. Altrimenti si fa il gioco di chi vorrebbe un vecchio continente spezzettato e privo di qualsiasi potere.
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