Guerra Iran, da Dubai il racconto della loanese Ilaria: “Dormiamo vestiti, park interrati come bunker. L’antiaerea limita i danni”
- Postato il 2 marzo 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Dubai. Guardando i video, si percepisce come in città ci sia un clima quasi surreale, da “calma prima della tempesta”. Strade di solito affollate di auto e pedoni sono ora praticamente deserte. Tutto continua a funzionare, ma in modo più rallentato, quasi anestetizzato. Si percepisce uno stato di costante allerta, quasi come se si fosse in attesa di qualcosa che sta per arrivare. Sono impressionanti i video che Ilaria Baiardo, loanese da 10 anni a Dubai, ci ha mandato per raccontarci la situazione che si sta vivendo in queste ore a Dubai, da sabato colpita dalla controffensiva iraniana per gli attacchi subito da Stati Uniti ed Israele.
Ilaria è la responsabile legale internazionale di una società privata, si occupa di sviluppo business. Come tanti, era perfettamente consapevole che “qualcosa stava per succedere”. Ma, come tanti, ignorava sarebbe successo così presto: “Pensavamo avrebbero attaccato lunedì – ci racconta – quando sarebbero scaduti i 15 giorni di ultimatum. Tant’è che il ministro Crosetto è venuto a prendere la famiglia per potarla via proprio nel fine settimana. Non mi sarei mai aspettata che avrebbero attaccato di sabato, altrimenti non sarei nemmeno andata in aeroporto”.
Ilaria, infatti, aveva in programma di lasciare gli Emirati Arabi e rientrare a Milano, ma non le è stato possibile: “Un mio collega che è partito per Nizza con un volo delle 8 è arrivato tranquillamente, io che dovevo prenderlo alle 15 non sono riuscita a partire. Nessuno ci ha detto che avevano cancellato i voli. Personalmente l’ho saputo da alcune amiche che lavorano per Emirates, che mi hanno detto che tutti i voli erano cancellati e mi hanno consigliato di lasciare subito l’aeroporto. Sono riuscita ad andare via dopo sei ore. Ho lasciato le valigie lì e sono tornata a casa”.
Casa sua si trova al 43^ piano della Torch Tower, nella zona della Dubai Marine: “I palazzi, in teoria, sono i più sicuri, perché abbiamo delle specie di ‘bunker’ cioè i basement, i parcheggi interrati di cemento armato. Sabato notte, quando è scattato l’allarme, siamo scesi nei basement o nelle hall dei palazzi che sono gli spazi più sicuri. Altre persone, prese dal panico, hanno scelto di andare nel deserto, ma lì non c’è protezione, si può essere attaccati con più facilità. Tant’è che ieri un drone è finito nel terrazzo di un appartamento al nono piano di un palazzo fuori dal centro. Ieri notte ci aspettavamo il peggio, invece non è successo niente. Stamattina, quando mi sono affacciata dalle finestre, ho visto che un palazzo era stato colpito da due bombe”.
Benché si dorma “vestiti e con una borsa accanto al letto” pronti a qualsiasi evenienza, chi risiede a Duabi da anni sta vivendo questa situazione con relativa tranquillità: “Vivo qui da dieci anni e secondo me stanno operando in modo eccelso – conferma Ilaria – Quella di due giorni fa è stata la notte più difficile: sono suonati gli allarmi per l’evacuazione e ci siamo spostati nel basement dei building, dove siamo rimasti fino alle 4 del mattino. Poi siamo poi rientrati in casa, ma i bombardamenti hanno continuato fino alle 9/10 di mattina. Dopodiché c’è stata una calma strana, con strade vuote e semi deserte ed un silenzio assordante. Noi residenti abbiamo una maggiore tranquillità, ci sentiamo tutelati. Le forze contraeree stanno lavorando bene, riescono ad abbattere i missili prima ancora che colpiscano, quindi gli unici danni sono quelli causati dai detriti che precipitano. Ieri sono stati sparati 509 missili, ma i danni non sono stati molto rilevanti. Viviamo fianco a fianco con libanesi, siriani o egiziani, che in un certo senso sono ‘abituati’ alle guerre. Ma i turisti, soprattutto gli europei e gli italiani, sono nel panico”.
La vita, nei limiti, scorre tranquilla: “Fino al 4 marzo continueremo a lavorare in smartworking. I beni primari continuano ad essere disponibili, non c’è stato alcun ‘assalto’ ai supermercati. Certo occorre fare più scorta per non andare tutti i giorni a fare la spesa, ma qui è molto diffuso il delivery (che pure ieri non era attivo) quindi non siamo molto abituati. Non tutti i servizi Internet funzionano correttamente, dato che hanno bombardato alcune reti, come quelle di Amazon Cloud o di alcune banche. In generale c’è molta solidarietà. Il nostro palazzo ha una chat di residenti e tutti condividono quello che succede, anche al lavoro. Ci si aiuta molto”.
Ad oggi, la situazione resta incerta: “Non sappiamo quanto tutto questo finirà. Purtroppo qui le informazioni non circolano liberamente, quindi bisogna capire se le parti troveranno un accordo o no. E in caso negativo potrebbe esserci un’escalation. Ma gli attacchi puntano alle basi americane e alle ambasciate. Purtroppo noi ci troviamo nel raggio, quindi può capitare di restare coinvolti”.
Ilaria ha intenzione di rientrare in Italia appena possibile: “L’Oman è aperto e c’è un presidio dell’ambasciata su Hatta. Un amico omanita, che ha un taxi privato, fa la spola tra Dubai e Muscat, dove l’accesso è più facile. Credo che farò lo stesso anche io, consapevole dei rischi perché si tratta di un viaggio di sette ore. Ad ora i voli sono al completo fino al 10 marzo, se ne parla dall’11 in poi”.