Hacker cinesi “bucano” il ministero degli Interni: “Rubati i dati di 5mila agenti Digos”

  • Postato il 18 febbraio 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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I dati di 5mila agenti della Digos nelle mani degli hacker cinesi grazie a un’accesso abusivo ai sistemi digitali del ministero degli Interni. Nessun sabotaggio, solo il furto delle informazioni. Agli hacker interessavano i nomi, gli incarichi e le sedi operative degli agenti impegnati in attività sensibili: come l’antiterrorismo e i controlli sulle comunità straniere, ma anche “il tracciamento dei dissidenti di Pechino rifugiati nel nostro Paese”. Lo rivela un articolo di Repubblica. L’accesso ai dati informatici sarebbe avvenuto tra il 2024 e il 2025, bucando “la rete del ministero dell’Interno” e scaricando “dati riservati sul personale in servizio nelle varie questure italiane”. A condurre il colpo sarebbero stati i criminali informatici vicini al governo di Pechino. Ma nei reati digitali – la cosiddetta guerra ibrida – le prove di reato sono rarissime.

Al Viminale si accorgono del furto dei dati proprio mentre si stringono le maglie della cooperazione giudiziaria tra Roma e Pechino. Già il ministro Piantedosi aveva preparato il terreno nel 2024 incontrando nella capitale cinese l’omologo Wang Xiaohon. La procura di Prato, che indaga sulla criminalità di matrice cinese, ha proseguito il lavoro battezzando la prima risposta del Dragone ad una rogatoria italiana. Il 25 novembre si svolge un incontro negli uffici della magistratura toscana: il pm Luca Tescaroli incontra una delegazione guidata dall’assistente del ministro della Pubblica sicurezza Zhongyi Liu. Ma durante i colloqui di Prato, a Roma sorge il sospetto che i cinesi sappiano troppo, e sale l’allarme sull’intrusione abusiva ai dati del Viminale. Ma le autorità cinesi non avrebbero fornito spiegazioni alle forze di sicurezza italiane. Risultato: l’incontro di Prato si interrompe, ricostruisce Repubblica, insieme alla cooperazione giudiziaria tra Roma e Pechino.

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Il Fatto Quotidiano

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