“Hannoun libero”, presidio davanti al carcere di Marassi. Il figlio: “Questo è solo l’inizio”
- Postato il 29 dicembre 2025
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- Di Genova24
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Genova. “È difficile dire poche parole, non basterebbero cinque, dieci minuti, mezz’ora, ma mi limito a essere coinciso: oggi è solo la prima tappa di quello che faremo, manifestazioni, cortei, a Genova, Roma, Milano e in altre città, fino a che mio padre non uscirà da questo carcere dove si trova ingiustamente”.
A parlare è Mahmoud Hannoun, 30 anni, figlio di Mohammad, l’architetto al centro dell’inchiesta della procura di Genova sui presunti finanziamenti a organizzazioni che sarebbero collegate ad Hamas. Questa sera, davanti al carcere di Marassi, il giovane ha preso in mano il megafono e ha parlato persone che si sono date appuntamento per esprimere solidarietà a suo padre, per cui il gip ha deciso la custodia cautelare in cella.
“Continuerò a lottare sia fino a che mio padre non sarà liberato dal carcere sia finché la Palestina non sarà liberata da uno Stato genocida” ha aggiunto Mahmoud, anch’egli indagato, a piede libero, come la madre e la sorella perché secondo gli inquirenti sarebbe stato al corrente e avrebbe avuto parte attiva nelle attività dell’associazione gestita dal padre. Sul quale Mahmoud non ha dubbi.
“Chiedo a tutte le persone che sono qui stasera di non farne una questione di destra o sinistra ma una questione di umanità e di giustizia, perché quello che è successo a noi può capitare a destra e sinistra. In un mondo dove non ci si può fidare di nessuno l’unica cosa di cui possiamo fidarci è l’umanità delle persone. Ci vediamo alla prossima manifestazione”.
In piazza, davanti all’ingresso del penitenziario, e poi su un lato della struttura, per fare sentire gli slogan urlati a voce alta anche allo stesso Hannoun, un centinaio di persone. Semplici cittadini – molti arrivati da Milano e da fuori città – solidali con la causa palestinese, sindacati come l’Usb, alcuni esponenti del Calp, collettivi di studenti come Cambiare Rotta, partiti come Potere al Popolo, alcuni attivisti dell’Api, esponenti di movimenti internazionalisti. “Hannoun libero!”, la frase scandita maggiormente, insieme a slogan sulla Palestina libera e contro lo stato di Israele e il premier Netanyahu.
Davanti al carcere anche l’imam di Genova Husein Salah, amico di vecchia data di Hannoun anche perché coinvolto con lui nella fondazione del centro di cultura islamica a Coronata, in pratica la struttura più simile a una moschea che esista nel capoluogo ligure.
Moderato, e di origine palestinese, Husein non vuole dichiarare troppo ma ha un pensiero chiaro: “Non voglio entrare nel merito delle accuse, ma ci sono delle criticità nella costruzione dell’inchiesta se il materiale su cui si fonda arriva da Israele, in questo momento storico penso che l’attacco ad Hannoun sia un attacco a tutto il movimento pro Pal che in questi mesi ha abbracciato sempre più persone”. L’imam è convinto che Hannoun sia innocente: “È un professionista che da quarant’anni si occupa di solidarietà in maniera trasparente, e non è uno sprovveduto”.