Hormuz nella morsa delle mine, il petrolio russo torna sul mercato
- Postato il 13 marzo 2026
- Di Il Foglio
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Hormuz nella morsa delle mine, il petrolio russo torna sul mercato
♦ I FATTI PRINCIPALI - Giorno 14, in breve
I pasdaran avvertono che eventuali proteste in Iran saranno represse con forza ancora maggiore rispetto a gennaio. Washington sospende temporaneamente le sanzioni sul petrolio russo nel tentativo di calmierare i prezzi, ma i mercati non reagiscono: il Brent resta intorno ai 100 dollari. L'Idf annuncia oltre 200 obiettivi colpiti in Iran nelle ultime 24 ore. Un soldato francese è morto nell'attacco di ieri a Erbil, in Iraq.
Hormuz, la stretta si fa più dura
L'Iran ha alzato ulteriormente la posta nello stretto di Hormuz. Secondo il New York Times l'Iran ha piazzato circa una dozzina di mine nello stretto, in una mossa che probabilmente complicherà qualsiasi tentativo di riapertura del corridoio. Una fonte ha affermato che l'ubicazione della maggior parte delle mine è nota, ma si è rifiutata di spiegare come gli Stati Uniti intendano gestirle. Le forze americane potrebbero scortare il traffico mercantile attraverso lo stretto e a condurre operazioni di bonifica delle mine, anche mentre prendono di mira quel che resta della marina iraniana, incluse le navi posamine. Il segretario all'Energia Chris Wright ha però ammesso che la marina non è ancora pronta: "Avverrà abbastanza presto, ma non può avvenire adesso", ha dichiarato alla Cnbc.
Secondo altre fonti citate dalla Cnn, Teheran detiene ancora tra l'80 e il 90 percento delle proprie piccole imbarcazioni e dei propri posamine, e potrebbe quindi intensificare ulteriormente l'operazione. L'Iran, pur in condizione di evidente indebolimento militare, dimostra di poter infliggere danni economici e strategici significativi. Secondo diversi analisti, la tattica iraniana nello stretto non riguarda soltanto il conflitto in corso: "Questa guerra non è solo ciò che accade nel ciclo attuale", ha osservato Caitlin Talmadge del Mit. "Riguarda il ristabilire la deterrenza iraniana per la prossima guerra."
L'Agenzia marittima delle Nazioni Unite ha convocato una riunione straordinaria per il 18 e 19 marzo per esaminare l'impatto della guerra sul trasporto via mare e sulla sicurezza dei marittimi, su richiesta di Egitto, Emirati Arabi Uniti, Francia, Marocco, Qatar e Regno Unito. Intanto Macron ha annunciato che Parigi sta lavorando con i partner europei a una futura missione "puramente difensiva" per scortare le navi attraverso Hormuz una volta conclusa la fase più acuta del conflitto.
Il petrolio russo torna sul mercato
Nel tentativo di contenere l'impennata dei prezzi dell'energia, il dipartimento del Tesoro americano ha annunciato una sospensione temporanea delle sanzioni sul petrolio russo attualmente in navigazione, valida fino all'11 aprile. Il segretario Scott Bessent ha sostenuto che si tratta di "una misura circoscritta e di breve durata" che "non apporterà significativi benefici finanziari al governo russo", pur ammettendo che Mosca vedrà qualche vantaggio economico.
La mossa ha però suscitato critiche bipartisan. I senatori democratici l'hanno definita una concessione ingiustificabile, osservando che i prezzi della benzina negli Stati Uniti – saliti in media a 3,60 dollari al gallone, il 21 percento in più rispetto all'inizio del conflitto – sono il risultato di una guerra voluta dalla stessa Casa Bianca. Analisti specializzati in sanzioni hanno espresso il timore che la misura possa di fatto smantellare il regime sanzionatorio sul petrolio russo costruito negli ultimi anni.
E nemmeno i mercati non hanno reagito positivamente: il Brent si è attestato intorno ai 100 dollari al barile, invariato rispetto alla vigilia. L'Agenzia internazionale dell'energia ha definito la crisi in corso "la più grande interruzione dell'approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale", stimando un calo delle forniture di otto milioni di barili al giorno solo nel mese in corso.
I raid israeliani e la risposta iraniana
L'Idf ha reso noto su Telegram di avere completato nelle ultime 24 ore venti attacchi su larga scala nell'Iran centrale e occidentale, con la partecipazione di decine di velivoli coordinati dall'intelligence. Secondo quanto sostenuto dalle stesse forze armate israeliane, sono stati colpiti "oltre 200 obiettivi del regime terroristico iraniano, compresi lanciamissili balistici, sistemi di difesa e siti di produzione di armi". L'Idf ha anche annunciato di avere ucciso un membro di Hezbollah in un'operazione nell'area di Beirut.
Il fronte iracheno. Un soldato francese morto a Erbil
Un soldato francese – identificato dal presidente Emmanuel Macron come il maresciallo Arnaud Frion del 7° battaglione cacciatori alpini di Varces – è morto nell'attacco di ieri a Erbil, nel Kurdistan iracheno. Altri sei militari francesi sono rimasti feriti. "La guerra in Iran non può giustificare tali attacchi", ha scritto Macron. Un missile ha colpito anche la base italiana: il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato l'accaduto precisando che nessun militare italiano è rimasto ferito, poiché il contingente era già stato messo in allerta e si trovava nelle aree protette dall'alba.
Le proteste interne e l'avvertimento dei pasdaran
Sul fronte interno iraniano, i pasdaran hanno avvertito che eventuali nuove proteste contro il governo saranno represse con una risposta "ancora più devastante" rispetto a quella dell'8 gennaio, quando diverse migliaia di persone furono uccise. "Oggi il nemico, incapace di raggiungere i suoi obiettivi militari sul campo, sta nuovamente cercando di seminare il terrore e provocare rivolte", hanno affermato le guardie della rivoluzione in una dichiarazione trasmessa in televisione.
I fatti di ieri:
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