Hydra, condanne per 450 anni al consorzio delle tre mafie

  • Postato il 12 gennaio 2026
  • Notizie
  • Di Quotidiano del Sud
  • 2 Visualizzazioni

Il Quotidiano del Sud
Hydra, condanne per 450 anni al consorzio delle tre mafie

La sentenza Hydra riconosce il consorzio di ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra, tra le condanne la più alta (16 anni) al calabrese Rosi


CATANZARO – Condanne per circa 450 anni di reclusione nei confronti degli imputati che hanno scelto il rito abbreviato nel processo sul consorzio mafioso lombardo. Le ha disposte il gup distrettuale di Milano Emanuele Mancini. È il processo scaturito dall’inchiesta che nell’ottobre 2023 portò all’operazione Hydra, con cui sarebbe stata disarticolata una confederazione orizzontale costituita da esponenti di cosche di cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra operante prevalentemente nel Milanese e nel Varesotto. Un unicum nella storia della criminalità organizzata italiana. In tutto 60 le pene inflitte, 15 le assoluzioni. In una precedente udienza i pm della Dda di Milano Alessandra Cerreti e Rosario Ferracani avevano chiesto quasi sei secoli di reclusione. Altri 59 imputati hanno già scelto il rito ordinario.

LA PENA PIÙ ALTA A ROSI

In particolare, il gup ha disposto la pena più alta, a 16 anni di reclusione, per Massimo Rosi, presunto reggente del “locale” di ‘ndrangheta di Legnano e Lonate Pozzolo, cellula al Nord della cosca Farao Marincola di Cirò, indicato come il principale fautore dell’alleanza tra le mafie. Per lui la richiesta era di 20 anni. Un pò più lieve, a 14 anni e 8 mesi, la condanna per Filippo Crea, ritenuto esponente di vertice della cosca Iamonte di Melito Porto Salvo. È di 14 anni la pena per Giuseppe Fidanzati, vertice dell’omonima famiglia mafiosa di Palermo. Tra le pene più alte anche quella a 11 anni e 2 mesi anni per il crotonese Giacomo Cristello, capo militare dell’organizzazione di matrice cirotana.

LA CUPOLA C’ERA

Come si ricorderà, il gip di Milano non aveva creduto all’ipotesi del consorzio tra le mafie e, a fronte di 154 richieste di misure cautelari avanzate dalla Dda, ne dispose soltanto 11. Ma il Tribunale del riesame smontò l’ordinanza del gip, riconoscendo l’accordo stabile tra gli imputati. Non una struttura “verticistica”. Ma una confederazione “orizzontale” costituita da condannati per associazione mafiosa sia nei territori della genesi storica delle organizzazioni criminali che in Lombardia. L’ipotesi della cupola mafiosa è ricomparsa nell’avviso di conclusione delle indagini e nella requisitoria dei pm, per i quali «Milano è come la Calabria».

LE RIVELAZIONI

Per il super pentito William Cerbo, referente lombardo del clan Mazzei di Catania, la condanna a 5 anni tiene conto dell’attenuante per la collaborazione con la giustizia. Le sue rivelazioni stanno contribuendo a far aprire nuovi filoni d’indagine. Parla di traffici di droga, di usura, di investimenti con infiltrazioni illecite in aziende cliniche e nel settore delle costruzioni. Ma anche di campagne elettorali con il coinvolgimento della ‘ndrangheta.

Tra i calabresi che hanno scelto il rito ordinario Vincenzo Rispoli, capo storico del “locale” di Legnano e Lonate Pozzolo e nipote del boss cirotano Giuseppe Farao. I legali degli imputati di origini calabresi impegnati nel processo sono gli avvocati Francesco Calabrese, Guido Contestabile, Antonino Curatola, Antonio D’Amelio, Luigina Pingitore.

LEGGI ANCHE: Consorzio mafioso lombardo, intercettazioni a S. Marco Argentano sulla “cupola” – Il Quotidiano del Sud

I CALABRESI

Ecco le decisioni nei confronti degli imputati calabresi (in parentesi le richieste della Dda).

  • Vincenza Albanese (59), di Cittanova (RC): 11 anni e 4 mesi (12 anni).
  • Claudio Cannizzaro (58), di Reggio Calabria: assolto (3 anni).
  • Salvatore Coluccio (55), di Locri: 2 anni e 8 mesi (2 anni e 4 mesi).
  • Filippo Crea (50), nato a Melito Porto Salvo e residente a Busnago (MI): 14 anni (20 anni).
  • Giacomo Cristello (62), nato a Crotone e residente a Turbigo (MI): 11 anni e 2 mesi (18 anni).
  • Vincenzo Deodato (67), di Taurianova (RC): 6 anni e 2 mesi (6 anni e 6 mesi).
  • Antonio Grasso (42), di Siderno (RC): 13 anni e 8 mesi (16 anni).
  • Paolo Grasso (29), di San Luca (RC): 7 anni (12 anni).
  • Antonino Guarnaccia (55), di Melito Porto Salvo (RC): assolto (assoluzione).
  • Pietro Mazzotta (57), di Reggio Calabria: 13 anni (16 anni).
  • Carmelo Oliveri (40), di Taurianova (RC): 4 anni e 9 mesi (5 anni).
  • Iginio Panaiia (51), nato a Scandale e residente a Cesano Maderno (MI): 3 anni e 6 mesi (3 anni e 8 mesi).
  • Giuseppe Pizzata (41), di Locri: 14 anni e 8 mesi (18 anni).
  • Antonio Romeo (36), di Bovalino: 2 anni e 8 mesi (12 anni).
  • Massimo Rosi (57), di Legnano: 16 anni (20 anni).
  • Saverio Sergi (57), di Platì: 2 anni e 4 mesi (3 anni).

Il Quotidiano del Sud.
Hydra, condanne per 450 anni al consorzio delle tre mafie

Autore
Quotidiano del Sud

Potrebbero anche piacerti