I brand indipendenti che hanno ridefinito il menswear a questa Milano Fashion Week Uomo 2026
- Postato il 23 gennaio 2026
- Moda
- Di Artribune
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Alla Milano Fashion Week Uomo FW26, il lavoro dei brand emergenti si colloca sempre più apertamente in una zona di confronto critico con il sistema. Non si tratta solo di proporre nuove estetiche, ma di mettere in discussione il formato stesso della sfilata, il ritmo della produzione e la funzione culturale dell’abito. Le presentazioni di questa edizione non cercano l’effetto immediato né la narrazione rassicurante. Al contrario, si articolano come pratiche aperte: rituali di trasformazione, archivi emotivi, esercizi di ascolto, sistemi modulari pensati per accompagnare il corpo nella sua instabilità. Il vestire diventa così un campo di sperimentazione che intreccia memoria, identità fluide, sostenibilità non dichiarata ma praticata, e una rinnovata attenzione alla relazione tra individuo e collettività.
Mordecai alla Milano Fashion Week Uomo
Con The Last Nomad, Mordecai costruisce una narrazione che prende forma a partire dal viaggio come esperienza trasformativa, reale e simbolica. La Mongolia diventa un luogo mentale prima ancora che geografico: uno spazio in cui il concetto di possesso si dissolve a favore di una relazione più leggera e fluida con gli oggetti, e dunque con gli abiti. Il gesto del “lasciar andare” non è solo tema, ma dispositivo scenico e progettuale: i capi passano di corpo in corpo, vengono abbandonati e riattivati, sottolineando una visione dell’identità come processo e non come stato. La collezione segna un consolidamento del linguaggio del brand, la scelta di sacrificare parte della concettualità in favore della funzionalità non rappresenta un arretramento, ma un’evoluzione verso un guardaroba più concreto, pensato per una quotidianità reale. I capi modulari, scomponibili e adattabili alle stagioni, riflettono una visione del vestire come sistema aperto. Denim trattato, lane follate, cotoni cerati e jacquard tridimensionali costruiscono superfici dense e vissute, mentre il dialogo tra military e workwear viene filtrato attraverso dettagli inaspettati, come colli in pashmina e chiusure di ispirazione orientale. La palette terrosa, interrotta da accenti di blu intenso e verde fango, rafforza l’idea di un’estetica radicata ma non nostalgica.
Lessico Familiare alla Milano Fashion Week Uomo
Il ritorno di Lessico Familiare alla Milano Fashion Week Uomo con New Age non assume i toni della celebrazione, ma quelli della continuità critica. La collezione si configura come un ulteriore capitolo di una ricerca che rifiuta l’idea di stile come forma chiusa, preferendo quella di linguaggio in costante riscrittura. New Age non è un riferimento spirituale, ma una postura mentale: accettare il cortocircuito, l’incoerenza e l’istinto come strumenti legittimi del progetto. Elementi preesistenti come colletti, frammenti di camicie, tessuti domestici, capi d’archivio, vengono assemblati direttamente sul corpo, senza interventi correttivi o nobilitazioni. In passerella, l’abito perde la sua funzione primaria per diventare presenza: volumi morbidi, strascichi simbolici, superfici segnate costruiscono figure sospese tra sacralità e quotidiano. L’abito da sposa, archetipo ricorrente del brand, riaffiora come elemento instabile e contaminato, dialogando con felpe, t-shirt e materiali poveri.
Saul Nash alla Milano Fashion Week Uomo
Con Masquerade, Saul Nash approfondisce il tema dell’identità come costruzione performativa, utilizzando la maschera non come nascondimento, ma come strumento di empowerment. La ricerca parte dalle tradizioni del masquerade caraibico e veneziano per affondare radici nell’esperienza personale del designer, cresciuto a Londra tra codici sartoriali e cultura sportswear. Il tracksuit, uniforme originaria del brand, viene stampato con la silhouette di un completo sartoriale, un modo per “entrare” in contesti formali senza rinnegare la propria identità. Il tailoring Anni Ottanta viene smontato e reso cinetico attraverso giacche con cappucci integrati, maniche removibili e jumpsuit gessate che reagiscono al movimento del corpo. Le superfici stampate con anatomie sfumate e le compressioni ottiche evocano corpi, statue antiche, presenze sovrapposte. L’abbigliamento diventa così uno strumento per sperimentare versioni multiple di sé, in una collezione che consolida il posizionamento di Nash come una delle voci più coerenti nel ripensare il guardaroba maschile contemporaneo.
QASIMI alla Milano Fashion Week Uomo
Con Memory and the House of Remembrance, QASIMI affronta il tema della memoria come materia viva, fatta di accumuli, riparazioni e assenze. Per Hoor Al-Qasimi, l’abito è un archivio emotivo: un luogo in cui il passato viene stratificato, ricucito e reinterpretato. I capi sono decostruiti, sovrapposti e rammendati, riflettendo una visione del tempo non lineare, ma frammentata. La collezione si muove tra casualwear e tailoring, costruendo silhouette protettive e fluide. Cappotti-cape, sciarpe, colli alti e layering complessi suggeriscono l’idea di rifugio, mentre le tecniche di mending nel knitwear diventano gesti di continuità e cura. La collaborazione con l’artista Dala Nasser introduce superfici segnate, tinte naturali e riferimenti al paesaggio come deposito di memoria collettiva.
Simon Cracker alla Milano Fashion Week Uomo
La presentazione di Simon Cracker alla Milano Fashion Week Uomo FW26 trasforma la passerella in uno spazio di riflessione condivisa. Al centro del progetto c’è il tema dell’ascolto, inteso come pratica politica e umana in un sistema che privilegia la velocità e la visibilità immediata. La collezione invita a rallentare, a “contare fino a cento”, a riconoscere il valore del tempo necessario per creare, comprendere e costruire relazioni durature. Partendo dai codici della moda maschile classica, Simon Cracker li decostruisce per arrivare a un linguaggio aperto e inclusivo, che rifiuta l’idea di target per rivolgersi a persone reali. Ogni dettaglio è carico di significato e nulla è decorativo. La collaborazione con artigiani, istituzioni e partner affini rafforza un’idea di moda come processo collettivo, in cui il valore risiede nella continuità e nell’ascolto reciproco più che nello shock visivo. Una proposta che si pone deliberatamente in controtendenza rispetto alle logiche dominanti del sistema moda contemporaneo.
Erika del Prete
L’articolo "I brand indipendenti che hanno ridefinito il menswear a questa Milano Fashion Week Uomo 2026" è apparso per la prima volta su Artribune®.