“I Cesaroni? Ricordo bellissimo, ma dopo anni ho la necessità di lasciare tutte le serie. Ero stata programmata per odiare mio padre poi con la psicoterapia, ho capito che forse non era un mostro”: così Elena Sofia Ricci

  • Postato il 23 marzo 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Elena Sofia Ricci è impegnata a teatro con la commedia “Le false confidenze” di Marivaux per la regia di Arturo Cirillo, in scena dal 14 aprile al 3 maggio al Teatro Argentina di Roma. Per l’occasione l’attrice ha rilasciato una intervista a La Repubblica dove ha anche raccontato di alcuni aspetti privati della sua vita.

“Ero stata programmata per odiarlo e l’ho fatto a lungo. – ha rivelato l’attrice – Poi, a trent’anni, dopo una serie di insuccessi sentimentali, ho iniziato il mio percorso di psicoterapia e ho capito che forse mio padre non era il mostro che mi era stato raccontato, ma semplicemente un uomo, anche fragile, come tutti”.

E ancora: “Sono cresciuta a Firenze fino a sette anni, più con mia nonna che con mia mamma, mia madre si era separata poco dopo la mia nascita da mio padre, e così si trasferì a Roma perché le capitò un’occasione straordinaria: diventò la prima scenografa donna del cinema italiano. Guadagnava pochissimo e non poteva permettersi di portarmi con sé. Così rimasi a Firenze con mia nonna Angela, che per prima capì che il mio posto era il palcoscenico. Mi iscrissero a danza perché avevo i piedi un po’ storti, e così mi innamorai di questa arte. Cominciai presto a esibirmi, costringendo i miei cugini a fare spettacolini a casa. Mia nonna purtroppo se ne andò molto giovane, quando io avevo quattordici anni. E il nome che ho scelto per Suor Angela nella serie Che Dio ci aiuti è proprio in suo omaggio”.

E a proposito di ruoli televisivi non si può non citare “I Cesaroni” che prossimamente tornano su Canale 5, ma Elena Sofia Ricci non fa parte del cast. “Ho un ricordo bellissimo. – ha spiegato – Però in generale, dopo un certo numero di anni, ho la necessità di lasciare tutte le serie, perché ho bisogno di fare altro, è stato così anche per Che Dio ci aiuti. Però I Cesaroni sono stati una parte importante e felice della mia vita. Trovo che il ritorno sia una scelta coraggiosa, perché magari la gente non si rende conto di una cosa: forse vorrebbe ritrovare quelli di vent’anni fa, e noi non siamo più quelli. Alcuni non ci sono più, e mi piace ricordare Antonello Fassari, che è stato un compagno di lavoro meraviglioso. I ragazzini sono diventati uomini, tutti siamo cresciuti, sono arrivati i capelli bianchi. La sfida deve essere proprio questa, forse”.

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