I populismi in Europa sono alimentati da precarietà economica e lavorativa: a confermarlo una ricerca di Cambridge

  • Postato il 31 marzo 2026
  • Politica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Precarietà economica e lavorativa alimentano i populismi in Europa, che sfruttano l’immigrazione per incanalare le frustrazioni delle persone sempre più influenzate da preoccupazioni economiche e sociali. A rivelarlo è un’analisi condotta dal team di Lorenza Antonucci, sociologa italiana all’Università di Cambridge. Lo studio ha analizzato i dati relativi a oltre 75.000 persone in dieci Paesi (Italia inclusa) tra il 2015 e il 2018.

Sembrano essere le paure per lo stato economico e sociale ad aver alimentato l’ondata populista che ha travolto il Vecchio Continente tra 2014 e 2018, con eventi come la Brexit nel Regno Unito o l’ingresso dell’AfD nel Bundestag. I risultati della ricerca sono stati pubblicati nel libro ‘Insecurity Politics’. Per esempio nel 2018 le persone, che registravano dati più alti della media per preoccupazioni finanziarie, avevano una probabilità di votare per i populisti più alta del 17-20% in Germania, Francia e Svezia. Proprio tali preoccupazioni hanno sancito un incremento del 4-10% dei voti per i partiti populisti in Italia, Spagna e Paesi Bassi.

Una generale disillusione sulla qualità del lavoro, invece, si collegava in questi anni al voto per i populisti nella maggior parte delle grandi nazioni europee, con un incremento fino al 12%. Anche la differenza di sesso è un fattore di cui tenere conto: gli uomini che ricoprono incarichi di lavoro sotto pressione, con ritmi serrati e scadenze ravvicinate sono più inclini del 14-18% a votare per partiti di estrema destra. Quelli che si percepiscono sottopagati o senza aspettative di carriera, invece, hanno una probabilità ancora maggiore di votare per l’estrema destra, con una percentuale che passa dal 12% a quasi il 20%. Al contrario, per le donne sono più le difficoltà economiche a risultare un fattore determinante rispetto alle condizioni di lavoro: la probabilità di votare per partiti populisti, infatti, è aumentata dal 18% al 25% per quelle donne che si ritenevano in difficoltà a vivere con il reddito percepito.

“I principali partiti europei hanno abbandonato gran parte del terreno politico tradizionale in materia di sicurezza, famiglia e reti di protezione sociale, concentrandosi invece sul miglioramento della competitività attraverso la deregolamentazione, la flessibilità nelle assunzioni e nei licenziamenti e l’offerta di sussidi più mirati. Questo – spiega Antonucci – ha reso le nostre società più competitive economicamente, ma meno sicure socialmente. I partiti populisti hanno sfruttato questo vuoto, offrendo risposte semplicistiche all’insicurezza. L’ostilità verso i migranti trova terreno fertile perché le preoccupazioni economiche e l’ansia da status sociale sono diffuse e i sentimenti anti-immigrazione rappresentano un modo semplice per incanalare le frustrazioni che le persone provano riguardo alla propria vita”.

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