I poster di Extinction Rebellion invadono Torino: Meloni con manganello a Niscemi e Cortina – VIDEO
- Postato il 13 febbraio 2026
- Cronaca
- Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – Giorgia Meloni in divisa da poliziotta, con in mano il manganello, e sullo sfondo la frana di Niscemi o le piste da sci di Cortina: queste le immagini sui poster che in molti a Torino si sono trovati davanti questa mattina. Un messaggio ben preciso e completato, poi, da una spennellata di verde fluo e la scritta “Ecovandali!”
I poster provocatori
È la nuova provocazione con cui Extinction Rebellion riporta l’attenzione “sui veri ecovandali, su un Governo che investe miliardi in opere ecocide, come i 14 per il ponte sullo Stretto o i 7 per le Olimpiadi di Milano – Cortina, abbandonando i territori e i loro abitanti alla furia di un clima impazzito. E che da tre anni sfrutta fatti di cronaca per diffondere un senso di insicurezza, aumentare i reati e ridurre gli spazi democratici per esprimere dissenso, criminalizzando chiunque protesti” riporta il movimento.
Il riferimento è in particolare alla visita lampo dello scorso 28 gennaio della presidente del Consiglio a Niscemi, che aveva suscitato molte critiche per i tempi e per la mancanza di dialogo con la popolazione.
“Una gravissima mancanza di attenzione per un disastro di queste entità che stride con la grandissima rapidità e attenzione con cui invece la presidente Meloni è arrivata a Torino dopo le manifestazioni del 31 gennaio per giustificare la deriva antidemocratica promossa nei giorni successivi dal nuovo decreto sicurezza” commenta Extinction Rebellion.
Durante la sua breve permanenza a Niscemi, sottolineano dal movimento, Meloni non aveva infatti dedicato tempo a un saluto e un confronto con le persone che in quella frana hanno perso la casa o la propria attività economica. “La frana di Niscemi, lo ricordiamo, ha trascinato con sé interi palazzi e continua a essere attiva: l’ultimo in ordine di tempo è il crollo della croce simbolo della cittadina, avvenuto lunedì pomeriggio, il 9 febbraio.
Il movimento punta inoltre il dito verso la scarsa attenzione del Governo ai territori danneggiati dal ciclone Harry. Tra il 19 e il 21 gennaio le coste di Sicilia, Calabria e Sardegna sono state flagellate da onde alte fino a 16 metri, che hanno danneggiato edifici, colture e la rete dei trasporti, per oltre 2 miliardi di danni. Un evento estremo, provocato dal riscaldamento delle acque del Mediterraneo, che la presidente del Consiglio e il ministro per la protezione civile, Antonello Musumeci, hanno minimizzato.
Solo il 9 febbraio, a tre settimane dall’evento e in reazione alle polemiche, è stato annunciato un secondo viaggio di Meloni in Sicilia e procedure più snelle per ottenere i ristori, mentre Matteo Salvini e Antonio Tajani hanno assicurato che non verrà tolto un euro dai miliardi destinati al Ponte sullo Stretto”.
“In un paese civile, un’emergenza del genere richiederebbe massima attenzione e un forte impegno al dialogo e al confronto. Il governo ha invece scelto un’altra strada: quella della repressione e dello spostamento del dibattito pubblico su un concetto distorto di sicurezza, invece che sui reali pericoli che il Paese deve affrontare” continua Extinction Rebellion.
“L’ultimo decreto sicurezza, criticato da molti giuristi e costituzionalisti, così come da Extinction Rebellion, introduce infatti una serie di misure destinate a restringere in modo significativo il diritto al dissenso in Italia: dal fermo preventivo fino a 12 ore, prima delle manifestazioni, allo scudo penale per le forze di polizia, all’estensione dei casi di applicazione del DASPO urbano e alle sanzioni amministrative per chi manifesta senza preavviso” concludono.
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