“Il cane Bruno non è stato avvelenato”. Il suo addestratore indagato per simulazione di reato

  • Postato il 23 gennaio 2026
  • Cronaca
  • Di Blitz
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La sua storia commosse anche la premier Giorgia Meloni. Oggi però emerge che il cane molecolare Bruno, diventato un simbolo per aver salvato vite umane in diverse operazioni di emergenza, non sarebbe stato avvelenato né ucciso con polpette infarcite di chiodi. Secondo la Procura di Taranto, la storia della morte dell’animale, avvenuta il 4 luglio 2025 nel centro di addestramento di Talsano, sarebbe stata falsata dal suo addestratore.

Il sostituto procuratore ha iscritto nel registro degli indagati l’istruttore e proprietario del cane, con l’accusa di simulazione di reato. Nei confronti dell’uomo sono state disposte perquisizioni e sequestri di telefoni cellulari, computer e documentazione. Fondamentale la relazione del veterinario, in cui si legge che nello stomaco e nell’intestino di Bruno “non è stata trovata alcuna traccia di chiodi né di sostanze tossiche”. Secondo alcune testimonianze, al momento del ritrovamento del corpo non c’erano bocconi sospetti nel box. Da parte sua l’addestratore respinge ogni accusa mossa dalla procura. Attraverso una diretta Facebook ha ribadito la propria estraneità ai fatti, spiegando che i suoi legali “smonteranno la tesi della Procura” sulla simulazione del reato.

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Autore
Blitz

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