Il clan Cizmic, i nuovi “Casamonica” a Milano: “Rappresaglie sanguinarie, tribunali autonomi e metodo mafioso”

  • Postato il 2 aprile 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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C’è un nome che oggi non solo fa paura agli storici gruppi criminali calabresi e siciliani, ma che si annuncia come la versione milanese dei “Casamonica”. Sono gli Cizmic, clan rom di origini slave che come i cugini della Capitale, all’ombra della Madonnina mette in repertorio un corposo traffico di droga unito alla capacità di controllare il territorio anche con azioni di inaudita violenza. E del resto con i Casamonica, il clan Cizmic si è anche scontrato sul terreno degli affari gestiti dal duo Salvatore Buzzi e Massimo Carminati. Lo testimonia l’indagine Gramigna della Procura di Roma, quando lo stesso Buzzi alle prese con l’ampliamento del campo nomadi di Castel Romano si scontra con C. Cizmic, definito “capo mafia”, che quel campo, emerge dalle indagini, lo controllava. Per questo sarà chiamato come “mediatore culturale” uno dei soggetti apicali dei Casamonica “in modo da tenere sotto controllo le problematiche che sarebbero potute sorgere nel rapporto con i nomadi”.

“E’ crimine organizzato”

E se la storia giudiziaria dei Casamonica ha già portato a condanne per mafia, quella recente degli Cizmic non lo segnala nel casellario se pur gli inquirenti rivelino l’esistenza di “un contesto associativo dove vengono messe in atto condotte tali da connotare il gruppo quale vero e proprio clan dedito al crimine organizzato, volto al traffico internazionale di droga attraverso azione violente tipiche del metodo mafioso”. Insomma, il panorama criminale milanese sta cambiando. Tanto più che il clan, in più rispetto ai Casamonica, e viste le sue origini slave, può mettere sul piatto anche robusti contatti con la mafia serba e gruppi paramilitari di Belgrado. Un dato da non sottovalutare e che nel 2025, come già svelato dal Fatto.it, ha acceso le polveri di una faida con un gruppo rivale che per poco non è sfociata in “fuoco e sangue a Milano” .

Le parole dell’ex narcos

La nuova storia di questo “clan” viene fotografata da una recentissima indagine dell’antimafia milanese coordinata dal pm Rosario Ferracane e dal Goa della Guardia di finanza. Sulla superficie un’ordinanza, venti indagati per traffico di droga (allo stato nessun reato di mafia contestato) e denaro speso in auto di lusso. Nulla di che allertare le grandi cronache dei giornali. In realtà la miopia iniziale si mette a fuoco entrando negli atti dell’indagine e nei verbali di un recente collaboratore di giustizia, Tommaso Fabrizio Pellegrino, il quale assieme a due fratelli aveva messo in piede una batteria di narcotrafficanti in grado di gestire partite di droga per 400mila euro alla volta, sfruttando il metodo della hawala controllato dalle famiglie cinesi presenti in città. Arrestato e con davanti anni di galera certa, Pellegrino ha scelto la via della collaborazione perchè, dirà al pm Ferracane, “voglio dare un taglio alle scelte che in questi ultimi anni mi hanno portato a delinquere, cambiare vita e dare un futuro migliore alla mia famiglia (…). Per provare a riprendermi la mia vita e provare ad attuare i tanti progetti che ho in mente di realizzare, compreso quello di costruire degli asili per animali nella zona di Arezzo”.

“Giravano in Ferrari, situazioni proprio forti”

E così tra carichi di droga svelati e omicidi irrisolti a cui viene dato un movente, Pellegrino racconta la storia del clan Cizmic: “Conosco degli slavi che vendevano droga in giro per Milano, questo gruppo qua fortissimo. Stavano a Baranzate, in via Fiume, dove c’è il carcere, via Belgioioso, lì, proprio dove c’è l’accampamento di Baranzate. Giravano con Ferrari, Porsche, situazioni proprio forti. Sono diversi fratelli, c’è il padre, c’è la madre, sono famosi a Milano. Sono coinvolti il padre, la madre, i bambini, le mogli, tutti. Avevo conosciuto prima dei loro cugini in via Boccioni, lì a Quarto Oggiaro, e poi andai a ritirare questa droga lì nell’accampamento e poi andando nell’accampamento ho conosciuto quelli che erano i diretti importatori e da lì ho cominciato a prendere. So che uno degli scarichi (della droga, ndr) era sicuro un carrozziere che c’era vicino al ponte che collega l’ospedale Sacco a Quarto Oggiaro, quel ponte lì, prima della caserma in via Mambretti, sulla destra c’era un vecchio carrozziere e loro scaricavano lì”, mentre la droga Pellegrino la prendeva in un appartamento della Comasina in via Oroboni: “Qua c’erano loro con questa casa in affitto, sicuramente un prestanome penso, credo, di solito facevano così loro”.

“Un’entità parastatale autonoma”

Secondo le annotazioni del Goa poi “la struttura organizzativa” del clan Cizmic “è fondata su ruoli e incarichi che ogni membro assolve rispettando una gerarchia determinata dalla posizione”. Mentre “le uniche regole che vengono rispettate sono quelle vigenti all’interno della comunità Rom”, trovandosi così “alla presenza di un’entità parastatale autonoma” con tanto di “un Tribunale interno alla comunità rom allo scopo di dirimere la controversia sottoponendosi al giudizio di persone riconosciute e titolate ad esaminare la vicenda al fine di emettere una sorta di sentenza”. Inoltre “la facilità di movimento e la ramificata rete di relazioni di cui il gruppo dispone su larga parte del continente europeo, garantiscono larghe possibilità di riparo da eventuali misure cautelari personali emesse nei loro confronti”. Il che rende questo clan familiare ben “conosciuto come dedito al narcotraffico su scala internazionale attuato altresì attraverso azioni violente” andate in scena nei luoghi della città controllati dal clan: da via Mosca nel quartiere di Baggio a via Voltri alla Barona fino a via Amoretti a Quarto Oggiaro e poi nelle aree attorno al campo nomadi di Baranzate in via Monte Bisbino.

“Massacrato con mazze da baseball”

Testimone, suo malgrado, di queste rappresaglie sarà un amico di Ante Cizmic, ritenuto uno dei vertici del “clan”. Ai tavolini del Voltri cafè alla Barona sarà oggetto di un’aggressione violenta perché scambiato per lo stesso Ante Cizmic. “Durante la consumazione – racconterà -, notavo un mio paesano intento a fumarsi una sigaretta all’esterno del bar. A un certo punto iniziava a urlare nella nostra lingua: ‘Sono arrivati’. A quel punto notavo entrare inizialmente una parte del gruppo e uno di loro, Dejan, vestito con abiti scuri, il quale dava l’ordine proferendo testuali parole: ‘Attaccate!’ puntando il dito verso di me. Mi colpivano con manganelli e mazze da baseball. Tali azioni erano organizzate per colpire Ante Cizmic amico di famiglia mio e di mia moglie”.

La migliore versione rom del capo clan

In un altro caso, invece, saranno gli Cizmic ad attaccare mandando “la loro mafia”. E si torna così al “contesto mafioso” che emerge anche da una indagine della Procura di Reggio Calabria, quando un appartenente alla famiglia viene descritto dall’autorità giudiziaria come “un eclettico capo famiglia rom, con numerosi alias e altrettanto numerosi soprannomi con i quali viene indicato nei dialoghi intercettati. E’ la più aderente versione rom del più noto e tipico capo clan mafioso”. Come si dice, chi ben comincia.

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