Il fronte del No si ribella alla riduzione delle accise
- Postato il 20 marzo 2026
- Politica
- Di Libero Quotidiano
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Il fronte del No si ribella alla riduzione delle accise
Dice il saggio: se vuoi punire qualcuno, realizza i suoi desideri. L’attacco di Usa e Israele all’Iran aveva rianimato la sinistra. Prima Elly Schlein e compagni hanno cercato di mettere la guerra in conto al governo di Giorgia Meloni. Poi, quando l’Italia ha concordato con i maggiori alleati europei una linea d’azione comune incontestabile, l’opposizione ha cambiato obiettivo. Per venti giorni, con il Pd per una volta capofila della supposta alleanza, il campo largo ha invocato il taglio delle accise sulla benzina, per contenere il caro carburanti. Quando, mercoledì sera, il consiglio dei ministri ha varato lo sconto di 25 centesimi su ogni litro e il credito di imposta del 28% agli autotrasportatori, i progressisti, anziché complimentarsi, hanno iniziato a gridare al complotto e al provvedimento elettorale. Peccato che 1) se complotto c’è, sono loro ad averlo ordito 2) la benzina e la guerra con il referendum della giustizia non c’entrano nulla, ma sono state proprio le forze dell’opposizione a unire le cose, nel tentativo di politicizzare il voto di domenica e lunedì sui magistrati, vista la carenza di argomenti tecnici per smontare la riforma. Ora che una decisione politica del governo rischia di ben diporre l’elettorato, la sinistra strepita; ma un altro saggio ricorda: chi è causa del suo male, pianga se stesso.
Ma ecco come l’opposizione, sul caro carburanti, si è messa all’angolo da sola e non riesce a uscirne. Per ragioni di spazio, ci limitiamo ai leader. Elly Schlein: «L’aumento della benzina ha creato un extra gettito da Iva, Meloni lo restituisca subito ai cittadini». Giuseppe Conte: «Il governo pensa al referendum mentre aumentano benzina e accise. Intervenga subito sul caro carburanti». Angelo Bonelli: «L’esecutivo non ha una strategia sul caro carburanti». Maurizio Landini: «È necessario trovare subito soluzioni sul caro energia e sui bendi di prima necessità». Nicola Fratoianni: «Sono preoccupato: la folle corsa dei prezzi del petrolio si riverserà con violenza sulle tasche dei cittadini. Il pieno dell’auto pesa enormemente su famiglie e imprese». Completamente cambiato l’umore dopo il decreto taglia-accise del governo. L’ansia per le difficoltà dei cittadini non si è trasformata in parziale sollievo. È diventata rabbia perché si è intervenuti per contenere il problema e polemica perché la soluzione è temporanea - ma l’opposizione omette capziosamente di ricordare che il taglio è rinnovabile se le contingenze dovessero restare uguali -, e anche polemica per la coincidenza con la scadenza referendaria, benché sia arduo sostenere che gli ayatollah hanno bloccato lo stretto di Hormuz per fare un favore a Meloni.
La parola che ricorre più a sinistra in queste ore è «ridicolo»: i progressisti usano l’aggettivo per definire lo sconto fiscale, tuttavia si attaglierebbe meglio alla descrizione del loro comportamento. Elly Schlein: «Meloni interviene sulle accise per venti giorni, guarda caso con in mezzo un voto sul referendum. Se non si ferma la guerra, bisognerà intervenire in maniera più strutturale». Giuseppe Conte: «È un decretino per rassicurare i cittadini in vista del referendum». Angelo Bonelli: «Il taglio delle accise è una colossale presa in giro degli italiani, fatta con i loro soldi». Cgil: «Con il decreto si bruciano 500 milioni di euro di risorse pubbliche, senza intaccare gli extra profitti delle compagnie energetiche». Nicola Fratoianni: «Meloni è in difficoltà, altrimenti avrebbe aspettato lunedì per il taglio». Graziamo i comprimari sinistri, che comunque hanno belato tutti in coro con i leader e citarne le parole non avrebbe aggiunto un solo concetto alla rassegna. Come con la separazione delle carriere dei magistrati, così con il taglio delle accise: quando il centrodestra fa quello che la sinistra suggerisce e vuole, questa, anziché, rallegrarsene, si costerna e cambia idea.
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