Il “messaggio di fine anno” di Grillo: “In politica sempre gli stessi zombie. La parola “giustizia” agitata come una clava”
- Postato il 31 dicembre 2025
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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“Il mio tempo non è ancora venuto, io sono postumo. Resto qui, a guardare e a pensare… in silenzio, perchè è la forma più elevata di presenza”. Si conclude così un lungo e introspettivo post di Beppe Grillo, fondatore ed ex Garante del Movimento 5 stelle, estromesso dal partito un anno fa dopo la rottura con il leader Giuseppe Conte. Nel suo “messaggio di fine anno”, pubblicato sui social nel pomeriggio del 31 dicembre, Grillo descrive “un Paese che si è abituato a tutto, all’ingiustizia che diventa una procedura, al dolore che diventa una pratica amministrativa e al silenzio che viene scambiato per equilibrio. Ho parlato tanto, ho urlato, riso e insistito. Ho detto cose scomode quando era sconveniente dirle e cose impopolari quando forse conveniva starsene zitti, ma poi sono rimasto in silenzio perché arriva un punto in cui le parole rischiano di diventare parte del rumore. Mi sento in uno stato in cui non esiste noia, tristezza, nè dolore fisico e morale. Un bozzolo dalle dimensioni infinite”.
Il 2025, scrive l’ex comico, “è stato un anno di sottrazione, che ha tolto più di quanto abbia dato. Ha tolto senso alle parole, voglia di spiegare; non c’è più neanche il senso del pudore, che una volta almeno ti costringeva ad abbassare gli occhi, oggi si guarda dritto in camera e si mente senza battere ciglio. E poi c’è la giustizia, quella parola “solenne” agitata da tutti come una bandiera e usata come una clava. Ci sono cose che non entrano nei bilanci di fine anno, esistono ferite che non fanno notizia e cambiano il modo di guardare il mondo, insegnano che la verità segue percorsi tortuosi e che la giustizia spesso procede con tempi e logiche lontane da ciò che appare davvero giusto. E la politica continua a recitare, cambiano le sigle, i simboli, gli accordi, e le facce sono sempre le stesse, che come zombie si trascinano con la scorta tra i palazzi. A fine anno”, conclude, “si chiede fiducia all’anno che sta arrivando, ma l’anno nuovo non merita per forza fiducia automatica, la fiducia richiede attenzione, occhi ben spalancati e memoria, perché dimenticare resta il modo più semplice per ripetere sempre gli stessi errori”.
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