Il No continua a mietere vittime: nel mirino ora c’è Forza Italia. E la sinistra….
- Postato il 27 marzo 2026
- Politica
- Di Blitz
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Dopo il terremoto ecco, quindi, le scosse di assestamento. Puntuali come ogni sisma che si rispetti. Il No continua a mietere vittime: ora è Forza Italia ad essere entrata nel mirino dei “normali aggiustamenti”, come ripete stranamente il partito dei Berluscones. Maurizio Gasparri è costretto a dimettersi, al suo posto va Stefania Craxi, figlia di tanto Bettino, l’interim del turismo (d’accordo con il Capo dello Stato) resta in famiglia, nel senso che sarà la Meloni ad occuparsene.
Finisce qui? Troppo presto per dirlo, ma un fatto è certo: la paura dei licenziamenti è tanta perchè la batosta del referendum non è di quelle che si assorbono in 24 ore. Ad esempio, Antonio Tajani rimarrà al suo posto? Chi potrebbe succedergli e chi ha in animo la figlia primogenita del grande Silvio?
Salendo su per li rami si arriva a Palazzo Chigi ed anche qui, nelle stanze del potere, non si respira un’aria tranquilla. La premier ha cambiato passo, c’è bisogno di una svolta se si vuole assorbire il colpo e tagliare il traguardo del 2027, anno delle elezioni politiche.
A sinistra, oltre a cantare vittoria, si vuole continuare a dare spallate al governo. Bisogna approfittare del momento senza farsi incantare dalla follia di un risultato che nemmeno i più ottimisti potevano prevedere. Tornano alla ribalta vecchi progetti a cui nessuno più pensava: il reddito di cittadinanza, la patrimoniale, iniziative finite nel dimenticatoio. È noto che la vendetta è preferibile mangiarla quando il piatto è freddo, allora quale momento può essere migliore di quello odierno? L’opposizione alza la testa e ritiene che non tutto si risolve facendo cadere tre esponenti di grido. Ci vuole ben altro: l’antifascismo diventa il mantra del momento, tutto si ordina tenendo a mente questa parola.
Palazzo Chigi non nasconde i suoi guai, Giorgia Meloni ne è consapevole e tenta di correre ai ripari. Non è semplice, però è gioco forza trovare delle contromisure che siano in sintonia con la gente e tappino la bocca ai vincitori. Una riduzione delle tasse sempre ben accetta. Come un aumento del salario minimo o il controllo del carrello della spesa. L’aumento è stato vertiginoso con le guerre in corso e migliaia di famiglie non sanno più come fare per arrivare alla fine del mese. Occuparsi più a fondo della sanità perchè non è possibile aspettare mesi e mesi prima di alcune analisi più sofisticate. O anche attendere ore prima di potersi far visitare al pronto soccorso.
Il governo deve rendersi conto che con il voto sulla divisione delle carriere è suonato un campanello d’allarme. Come definirlo altrimenti? Perciò, non si possono rimandare alle calende greche provvedimenti che hanno il carattere dell’urgenza.
L’opposizione, anche se non lo dà a vedere, non sarebbe proprio del tutto contraria ad una crisi del governo con annesse elezioni politiche in anticipo di oltre un anno. Il momento è propizio, si potrebbe cavalcare l’onda e licenziare anzitempo la premier. Un augurio che comporta serie difficoltà perchè nel cosiddetto campo largo le divisioni e le acredini (se volete sotterranee) non sono sopite.
La guerra è soprattutto fra Pd e 5Stelle. Chi sarà il candidato principe quando gli italiani dovranno pronunciarsi alla fine della legislatura? Elly Schlein è convinta che dovrebbe essere lei in quanto leader del maggiore partito dell’opposizione. Ma i pentastellati non ci stanno, Giuseppe Conte non vede l’ora di risedersi su quella poltrona da cui venne cacciato “ignominiosamente”.
Mischia le carte quando i dem parlano di grande coalizione, vuole che il patto sia chiaro, scritto e sottoscritto da ogni partito. Soltanto poi si parlerà di primarie che coinvolgano tutti, non solo gli iscritti. La grande massa della gente che simpatizza per la sinistra, forse quella stessa che favorì la Schlein buttando alle ortiche il voto dei dirigenti del P che si era già pronunciato per impalmare Stefano Bonaccini.
A quale appiglio favorevole si può aggrappare oggi Giorgia Meloni, visto che la situazione è assai più difficile di quel che poteva apparire? Era semplice dire prima del referendum che nulla sarebbe cambiato anche in caso di vittoria del no. In effetti molti commentatori si erano pronunciati diversamente perchè la spallata avrebbe potuto far barcollare il governo. È quel che è accaduto: proprio per questo il compito della premier si presenta quanto mai complicato. E’ proibito compiere passi falsi, seguire con attenzione le varie fasi della politica, mettere in risalto i successi come quello del trasferimento dei migranti illegittimi in hub fuori dei confini nazionali.
L’Europa ha dato piena ragione all’Italia e i centri in Albania, tanto vituperati per la spesa enorme che erano costati, potrebbero rappresentare una vittoria del governo contro tutti quegli avversari che mettevano in berlina la Meloni sostenendo che quei milioni andati in fumo sarebbero stati necessari per risolvere in parte i tanti problemi da cui era afflitto il Paese.
Quando si è contro a tutti i costi, bisogna esserlo sempre anche quando essere a favore sarebbe indispensabile. Oggi tutti i quotidiani non escono per uno sciopero di 24 ore dei giornalisti per il rinnovo del contratto di lavoro fermo da anni. Tutti, ma proprio tutti aderiscono. Tranne uno, Il Manifesto, che è regolarmente in edicola. Viene in mente a chi scrive il comportamento di quel tale che per fare dispetto alla moglie si tagliava gli attributi. “Intelligenti pauca”, predicavano i nostri padri latini.
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