Il Pnrr ha fatto anche cose buone. Il caso Imola
- Postato il 3 febbraio 2026
- Di Il Foglio
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Il Pnrr ha fatto anche cose buone. Il caso Imola
C’è una cittadina storica italiana ormai nota a tutti, Niscemi, che sta letteralmente franando, casa su casa e strada per strada. Un disastro inimmaginabile di incuria e decennale mancanza di programmazione. Tra le tragiche o colpevoli assurdità ne spicca una. A Niscemi non è mai arrivato un solo euro del Pnrr, di quei fondi ingenti pensati per la prevenzione del dissesto idrogeologico: 99 milioni erano destinati alla Sicilia, ma da Niscemi nessuno ha mai presentato un solo progetto.
Per fortuna non è tutto così, l’Italia a fine 2025 ha ricevuto l’ottava rata pattuita del Pnrr, 12,8 miliardi di euro, a fronte del raggiungimento di una parte consistente dei suoi obiettivi; e nel 2026 sono previsti anche nuovi fondi per il dissesto idrogeologico. Chissà se le Regioni più a rischio stavolta si faranno avanti.
Per fortuna non è tutto così, anzi. Ci sono storie, e storie di città, virtuose. Che vale la pena conoscere perché possono diventare magari anche modelli replicabili di come utilizzare con progettualità concreta i fondi del Pnrr e di investimenti pubblici: la città si chiama Imola, in Emilia- Romagna anzi proprio in Romagna, centro di un distretto industriale e agricolo tra i più avanzati. Ma al centro di Imola c’è un’altra “città”, dagli imolesi era chiamata “Città dei matti”, che è il centro simbolico di questa storia di rigenerazione urbana e successo sociale che coinvolge progetti in tutto il territorio. La storia dell’Osservanza è davvero particolare. Il luogo era l’antico convento di Santa Maria delle Grazie, detto dell’Osservanza, che era stato per secoli ospedale e lazzaretto condotto dai francescani e dal 1890, per un secolo, fu invece trasformato in ospedale psichiatrico, prima di essere abbandonato. Ma da lì, siamo negli anni della riforma degli ospedali psichiatrici operata dalla legge Basaglia (180/78) parte un lungo periodo di riflessione e di trasformazione. Dopo un periodo di transizione, con la creazione di strutture alternative e il reinserimento delle persone in percorsi di autonomia, nel 1996 l’Osservanza viene svuotata e i suoi abitanti-malati trasferiti in 19 case nel territorio attorno a Imola. Che fare dunque di un luogo così colmo di storia, di arte, ma anche di memoria di sofferenza tanto legato alla città?
Qui che la storia si innesta su una capacità amministrativa più ampia, di buon governo, e diventano protagonisti la visione pubblica e il ruolo del Pnrr. Imola infatti in questi anni ha attivato circa 250 milioni di euro di investimenti complessivi, di cui 120 finanziati dal Pnrr. Vale la pena sottolineare che si tratta di quasi il pari a quasi il 9 per cento del Più annuo della città. Un volume fuori scala – fanno notare gli amministratori imolesi – per un Comune sotto i 70 mila abitanti. Si tratta di 41-42 milioni l’anno, con un tasso di realizzazione dei progetti vicino al 100 per cento. Significa capacità amministrativa e progettuale e una capacità puntuale nell’integrare fondi Pnrr, risorse comunali, regionali, europee e investimenti privati. Fondi che sono andati a grandi progetti per la scuola e la formazione (45 milioni di euro) – edilizia scolastica comunale, istituti superiori, nuove palestre, mense, adeguamenti sismici e uno studentato universitario. Energia, reti e sostenibilità per altri 50 milioni e via rigenerarando (altri 30 milioni). A dimostrazione che le buone idee e le buone amministrazione esistono, e possono fare da benchmark a livello nazionale.
Ma fiore all’occhiello civile è l’Osservanza, progetto sostenuto dal Comune, da Con.Ami (il Consorzio azienda multiservizi intercomunale) e dalla collaborazione con i fondi del Pnrr tramite il ministero dell’Interno. In circa sei anni dal varo del progetto rigenerazione che ha portato a trasformare l’Osservanza, la “città dei matti”, in un futuribile Parco dell’Innovazione. Un investimento da 22 milioni di euro con cantieri chiusi in anticipo e impatti economici già misurabili. Che cosa diventerà l’antica Osservanza? Il progetto prevede vari aspetti connessi ma ognuno con caratteristiche specifiche. Il “Padiglione 1” dell’ex ospedale psichiatrico diventerà la nuova sede dell’Accademia pianistica internazionale “Incontri col Maestro”, una delle istituzioni musicali più prestigiose al mondo. L’area “Ex Artieri”, un tempo dedicata alle attività artigianali necessarie all’ospedale rinnoverà la vocazione del “fare” e sarà un Hub dell’Innovazione: per giovani realtà imprenditoriali e startup legate al territorio e in collaborazione con le scuole (l’ITS Academy Adriano Olivetti), e l’Università di Bologna. Un padiglione per gli uffici e uno – di cruciale importanza civile e storica, sarà dedicato alla memoria delle istituzioni manicomiali imolesi: il “Laboratorio Museale sulle Istituzioni Manicomiali Imolesi”. Un percorso partecipato attivo già dal 2024 che ha coinvolto oltre cento cittadini per creare un archivio vivo di testimonianze, ricordi e narrazioni. Come trasformare una città verso il futuro senza dimenticare né perdere la propria storia umana, sanitaria e civile.
C’è una piccola annotazione che vale la pena aggiungere: secondo l’ultimo report dell’Anci, la spesa in investimenti dei Comuni è cresciuta in modo significativo negli ultimi anni: da 16,3 miliardi nel 2023 a 19,1 miliardi nel 2024, con ulteriore crescita nel 2025. La dinamica, a livello nazionale, è molto chiara: il quadro locale si inserisce in contesto di efficienza addirittura migliore rispetto alle Regioni e ad altri enti, con il 92 per cento dei progetti Pnrr dei Comuni già in corso o in fase conclusiva. Per fortuna esistono città così. Per nulla “di matti”.
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