Il referendum proposto dalla destra per una riforma di sinistra

  • Postato il 10 marzo 2026
  • Di Il Foglio
  • 1 Visualizzazioni
Il referendum proposto dalla destra per una riforma di sinistra

Al direttore - Il referendum sul divorzio fu vinto grazie al contributo determinante dei cattolici democratici che colsero il punto cruciale di quella sfida: la difesa del diritto degli altri. Se il Sì vincerà al referendum sulla separazione delle carriere gran parte del merito deve essere riconosciuto alla sinistra riformista che ha avuto il coraggio di uscire allo scoperto (al pari di tanti magistrati) e che “ha dato la linea” al fronte favorevole alla riforma, spesso correggendo gli errori e la rozzezza della destra. Sempre rigorosa sugli argomenti di merito a cui il fronte del No ha saputo contrapporre solo la menzogna.

Giuliano Cazzola

 

La sinistra riformista può aiutare a ricordare perché non tutto quello che viene proposto dalla destra è necessariamente di destra. Ma i magistrati desiderosi di scardinare il meccanismo perverso che permette di considerare lo status quo come l’unico modo per proteggere l’indipendenza della magistratura hanno un compito ancora più delicato: fare di tutto per evitare che passi il messaggio che l’unica forma di indipendenza della magistratura sia la sua irresponsabilità.

 

Al direttore - Secondo Lucio Caracciolo, “l’obiettivo del premier israeliano è la guerra infinita in medio oriente, un modo per restare al potere il più a lungo possibile disinteressandosi delle sorti di Israele”. Come si possa sostenere che aver messo spalle al muro Hezbollah e Hamas e aver neutralizzato l’Iran dimostri disinteresse per le sorti di Israele, rimane un mistero. Magari un giorno Caracciolo ce lo svelerà.

Luca Rocca

 

Al direttore - In un’intervista al Fatto quotidiano l’ex presidente della Corte d’appello di Firenze, il collega Alessandro Nencini, pur bravissimo e stimatissimo, ha sostenuto che, se la riforma costituzionale entrasse in vigore, la maggioranza parlamentare potrebbe scegliersi da sola i componenti laici del Csm, perché la legge 24 marzo 1958 n. 195 (che oggi richiede la maggioranza qualificata dei due terzi) verrebbe automaticamente meno. Ma il testo della riforma dispone tutt’altro. Le disposizioni transitorie stabiliscono infatti che, fino all’entrata in vigore delle nuove leggi di attuazione, continuano ad applicarsi le norme vigenti. La legge del 1958, quindi, non scompare con l’entrata in vigore della riforma, ma resta operativa finché il Parlamento non approverà la nuova disciplina. E’ un esempio di un fenomeno più generale nel dibattito sulla riforma. Si afferma, per esempio, che la separazione delle carriere sarebbe il primo passo verso la subordinazione del pubblico ministero al governo, quando invece il testo inserisce, per la prima volta espressamente e lapidariamente, in Costituzione, l’appartenenza del pubblico ministero alla magistratura quale ordine autonomo e indipendente. Oppure si descrive il sorteggio dei consiglieri togati come una “partita ai dadi”, mentre la stessa norma rinvia alla legge la definizione delle procedure e dei requisiti. Si può essere contrari alla riforma. Ma attribuirle contenuti che il testo esclude non aiuta il confronto e, alla lunga, non rafforza le ragioni del No né giova alla credibilità dei suoi sostenitori.

Rodrigo Merlo

già procuratore aggiunto a Firenze

 

 

Continua a leggere...

Autore
Il Foglio

Potrebbero anche piacerti