Il senso della Milano-Sanremo per Tadej Pogacar
- Postato il 19 marzo 2026
- Di Virgilio.it
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Vedi alla voce tabù. Tadej Pogacar ha corso la Milano-Sanremo cinque volte e non l’ha mai vinta. Gli vanno abbuonate le prime tre edizioni – 2020, 2022 e 2023 – perché lo sloveno non era ancora diventato il Cannibale. Nelle ultime due –2024 e 2025 – ha piazzato due podi, il gradino più basso. Ma da almeno un biennio il 27enne si porta addosso l’attributo più sacro. È stato scomodato Eddy Merckx – che di Milano-Sanremo ne ha vinte sette – e Pogacar è diventato il Cannibale del nuovo millennio.
Il senso della Milano-Sanremo per lui è soprattutto questo. Uno zero in palmares che non si può vedere perché lo strapotere e l’immensità di Pogacar – che sta oggi al ciclismo come ci sono state tutte le leggende delle due ruote – non ammettono il nulla cosmico alla voce “vittorie”.
Da Pavia alla città dei fiori e della canzone italiana per un fatto personale. Poco importa se il percorso non gli si addica particolarmente: è una verità sacrosanta ma non sarebbe rifugio per mettere al riparo la sua storia. Lo sa bene Pogacar, che con Ciro Scognamiglio non ci ha girato intorno: “Questo successo per me conterebbe più del record di sei Tour de France”. Si evince abnegazione: il rispetto con cui Pogacar si approccia al ciclismo. Un po’ Icaro un po’ Ulisse. Un po’ goccia, un po’ acciaio. Metodo, perseveranza, proiezione, sfida.
Provate a cercarla, e leggerla, l’intervista sullo speciale Gazzetta dello Sport del 19 marzo che ha dedicato al ciclismo un approfondimento, al netto delle pubblicità, di una cinquantina di pagine.
- Cosa rappresenta la Milano-Sanremo per Pogacar
- Un vuoto enorme in un palmarès già storico
- Un conto aperto che si rinnova ogni anno
- La Milano-Sanremo del 2026: il tracciato
- Quando essere il più forte non basta
- Una corsa da affrontare sul filo del rischio
- Come ha cambiato la Sanremo senza ancora vincerla
- Cosa deve fare Pogacar per vincere la Milano-Sanremo
- Il peso della UAE e la carta Del Toro
- La corsa che continua a chiamarlo
- Dove vedere la Milano-Sanremo in TV e streaming
Cosa rappresenta la Milano-Sanremo per Pogacar
Ora. Immaginate di avere davanti un puzzle quasi finito. Ogni volta lo ricomponete da capo e manca sempre un solo pezzo. Lo stesso. Pogacar è un corridore solido, anche mentalmente: ma è così che una sfida smette di essere sfida e diventa ossessione.
Per capire che cosa rappresenti davvero la Milano-Sanremo per Tadej Pogacar basterebbe questo. La Classicissima, la casella vuota, è la corsa che continua a sfuggirgli mentre tutto il resto del programma ciclistico lo consacra.
Un vuoto enorme in un palmarès già storico
Nel palmarès di Pogacar ci sono già Grandi Giri e Monumento: è un campione dominante su terreni diversissimi, dalle montagne ai ciottoli. Eppure la Milano-Sanremo resta la Monumento più imprevedibile di tutte. “Non è un segreto: piacerebbe vincerla. Si adattare alle caratteristiche di molti altri grandi ciclisti. La considero una bella sfida”.
Dopo il podio del 2024 arrivò a dire che non sarebbe stato felice neppure del secondo posto. Nel 2025 a L’Équipe la definì “la gara meno prevedibile del calendario” e, anche per questo, quella in cui vuole progredire nei miglioramenti.
Un conto aperto che si rinnova ogni anno
La sua storia con la Sanremo dice che si annusano, si piacciono, si desiderano. Pogacar ci è arrivato vicino molte volte: 12esimo all’esordio nel 2020, quinto nel 2022, quarto nel 2023, terzo nel 2024 e nel 2025. È una progressione che non gira a vuoto: ogni anno sembra capirla un po’ di più, ma ogni anno manca qualcosa e resta confinato lì, tra la bocciatura e l’appagamento.
Un conto aperto: “Piano piano mi sto avvicinando”.
La Milano-Sanremo del 2026: il tracciato
Nel 2026 la Milano-Sanremo parte da Pavia e misura ufficialmente 298 km. Dopo il Passo del Turchino e il tratto costiero arrivano i Tre Capi, poi la Cipressa e il Poggio: 5,6 km al 4,1% la prima, 3,7 km a meno del 4% di media il secondo, con punte all’8%, prima della discesa e del rettilineo di Via Roma.
Sulla carta non è un percorso da scalatori puri. E infatti la Sanremo non si vince facendo la differenza in salita perché la difficoltà non sta in una lunga ascesa selettiva, ma nell’insieme di distanza, nervosismo, posizione, discesa, vento, meteo e capacità di leggere un finale in cui tutto può cambiare in pochi minuti.
Quando essere il più forte non basta
Sarà che c’è un destino nel nome. La Sanremo è come il Festival: spesso il favorito non vince. Pogacar lo aspettano tutti: ci si chiede quando attaccherà, non se attaccherà. Ma la Classicissima è una delle poche gare che non è ancora riuscito a leggere per intero: capire che la sua superiorità si trasforma in trappola tattica. Essere il migliore non lo nasconde, lo espone.
Una corsa da affrontare sul filo del rischio
Pogacar lo sa benissimo. Nel marzo 2026, nelle parole riportate da cyclingnews ha fatto la fotografia alla Milano-Sanremo: “In un certo senso una corsa spaventosa, soprattutto quando si arriva alla Cipressa o si attraversa qualche paese prima di arrivarci”, spiegando che qui bisogna lottare per la posizione ad alta velocità contro specialisti delle classiche e velocisti robusti, per poi affrontare anche i rischi della discesa del Poggio.
“Fino a quando non si arriva alla costa, non è una gara particolarmente difficile. Raggiunta la costa, le cose iniziano a farsi complicate, con tanti paesi, molte curve a sinistra, a destra, salite e discese. Anche le velocità sono incredibilmente elevate. I corridori che partecipano alla Milano-Sanremo sono un po’ più robusti rispetto a quelli delle altre corse a cui partecipo, sono specialisti delle Classiche e degli Sprinter, e questo significa anche che le velocità in pianura sono più elevate”.
La Milano-Sanremo costringe Pogacar a essere perfetto su terreni ibridi, in una dimensione dove la potenza pura deve convivere con gestione, freddezza e capacità di assumersi rischi.
Come ha cambiato la Sanremo senza ancora vincerla
La storia recente dice che, pur non avendola ancora vinta, Pogacar ha già inciso sulla corsa. L’edizione 2025 resterà nella memoria soprattutto per il modo in cui lui ha spaccato il gruppo sulla Cipressa, una salita che per anni era stata considerata troppo lontana dall’arrivo per ospitare l’attacco decisivo.
Il punto: Pogacar ha portato la Sanremo in una zona franca, più aperta a uno scenario in cui la selezione parte prima del previsto. Ha allargato le maglie alla corsa.
Qui si spalanca un dibattito tattico: dove potrebbe davvero vincerla? Perché la Cipressa del 2025 ha mostrato che la corsa può essere incendiata molto prima del previsto, attorno a Pogacar ci si interroga.
Cosa deve fare Pogacar per vincere la Milano-Sanremo
Da una parte la linea classica, rilanciata anche da Eddy Merckx, secondo cui il punto migliore per fare la differenza resta il Poggio, il luogo simbolo in cui la Sanremo si decide da generazioni. Un tratto che Tadej ha studiato a fondo: “Ho fatto molte ricognizioni sul Poggio ed è una salita che conosco molto bene. La squadra è stata eccezionale alla Strade Bianche e, se riusciremo a ripetere quella prestazione, tutto sarà possibile per noi. Il livello della competizione sarà alto come sempre, ma siamo abituati e faremo tutto il possibile per ottenere un bel risultato”.
Dall’altra c’è la lettura emergente secondo cui, per un ciclista come Pogacar, aspettare troppo significherebbe esporsi al controllo degli avversari. In questa prospettiva, la Cipressa diventerebbe non solo il punto in cui rendere la corsa più dura, ma il tratto in cui provare a costruire davvero la vittoria, anticipando i tempi e costringendo gli altri a inseguire fuori dallo schema consolidato.
Lo scorso anno Pogacar utilizzò questa tattica, tentando un attacco da lontano che gli potesse concedere un vantaggio decisivo in vista del Poggio: non riuscì a staccare in maniera decisiva Van der Poel e Ganna. Marco Velo ha riassunto: se aspetta il Poggio, le possibilità di Pogacar si assottigliano qualora i velocisti restino in partita fino alla fine. Non gli resterebbe altra scelta che giocarsi nuovamente la stessa carta.
Il peso della UAE e la carta Del Toro
Entra in gioco anche la squadra, certo. Se la Sanremo di Pogacar non si vince solo con un colpo individuale, ma preparando il terreno molto prima, il ruolo dei compagni può diventare decisivo. La presenza di Isaac del Toro nella UAE arricchisce l’analisi: al di là del sostegno di lusso, è un compagno capace di alzare il ritmo, logorare il gruppo e rendere più selettiva la corsa prima che provi a farlo Pogacar. Conta anche questo: in quale contesto tattico la sua squadra riuscirà a portarlo al Poggio. O alla Cipressa.
La corsa che continua a chiamarlo
Persino gli avversari non ragionano sul se ma sul quando. Van der Poel, che lo ha già battuto, ha detto nel 2026 che è “solo questione di tempo” prima che vinca. È qui il significato di quel pezzo mancante, che pesa più del resto proprio perché è singolo.
A 27 anni la carriera è appena iniziata. Una mano a tenere la bici, l’altra alzata col pugno al cielo, poi l’inchino: lo scorso 7 marzo ha festeggiato così la “Strade Bianche”: terzo successo consecutivo, il quarto in carriera. Ha già vinto quattro Tour, un Giro d’Italia, dieci Classiche Monumento, due Mondiali, un bronzo olimpico. Eccolo il senso della Milano-Sanremo per Tadej Pgacar. In uno sport dove lo sloveno ha già riscritto quasi tutto, esiste ancora una gara capace di chiedergli qualcosa di nuovo.
Dove vedere la Milano-Sanremo in TV e streaming
In Italia la copertura della Milano-Sanremo sarà affidata ai canali Rai, con possibilità di streaming su RaiPlay, affiancati da Eurosport, Discovery+ e HBO Max. Eurosport ha già comunicato la trasmissione integrale della corsa a partire dalle 10 su Eurosport 2. La programmazione Rai dovrebbe invece iniziare su RaiSport alle 9.50, per poi spostarsi su Rai 2 dalle 14 nella fase conclusiva.