Il sorteggio non può essere buono solo per giudicare i ministri
- Postato il 19 febbraio 2026
- Di Il Foglio
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Il sorteggio non può essere buono solo per giudicare i ministri
Al direttore - Ho letto sul suo giornale il richiamo del presidente Augusto Barbera all’elementare dovere di “fact checking”, vale a dire di leggere “le disposizioni del testo Nordio” senza far dire loro più di quanto consentano la lettera e l’interpretazione logico-sistematica. Proprio perché quel richiamo riguarda tutti, intervengo sul tema del sorteggio dei consiglieri togati previsto dalla riforma costituzionale sottoposta a referendum. Da un lato, il sorteggio è stato descritto come se la riforma introducesse un principio di casualità, quasi che l’autogoverno della magistratura venisse affidato alla pura sorte, come in una partita ai dadi: una suggestiva metafora che nel dibattito è stata impiegata testualmente. Dall’altro, il sorteggio è presentato come opzione salvifica contro il correntismo, con toni da crociata che ne amplificano la pretesa capacità di contenere le degenerazioni del sistema delle correnti. Entrambe le rappresentazioni eccedono il dato normativo. Il nuovo articolo 104 Cost. prevede il sorteggio “nel numero e secondo le procedure stabiliti dalla legge”. Non si tratta di un inciso marginale: la Costituzione enuncia il criterio generale, ma rinvia al legislatore ordinario la disciplina concreta del meccanismo, dalla formazione delle liste ai requisiti di eleggibilità, dalle modalità operative alle eventuali incompatibilità. Il sorteggio, dunque, non è affidato a una casualità priva di regole, ma opera entro una cornice normativa definita. La legge di attuazione, inoltre, non sarà libera di operare arbitrariamente: dovrà rispettare i princìpi di ragionevolezza, eguaglianza e buon andamento (artt. 3 e 97 Cost.), nonché le garanzie di indipendenza della magistratura, sotto il controllo della Corte costituzionale. Allo stesso modo, il testo non attribuisce al sorteggio una funzione automaticamente risolutiva di prassi consolidate nel sistema delle correnti. Le riforme possono modificare le regole, ma non cambiano automaticamente le prassi. Il testo, letto per ciò che effettivamente dispone, non consegna la giustizia al caso né attribuisce al sorteggio virtù salvifiche: introduce un meccanismo regolato, rimesso alla legge e sottoposto al controllo di costituzionalità. Non credo nelle bacchette magiche, ma l’assetto vigente non mi persuade e non vedo motivi per negare alla riforma la possibilità di migliorarlo. Anche per queste ragioni voterò Sì al referendum.
Rodrigo Merlo
già procuratore aggiunto di Firenze
Grazie della lettera, molto centrata. Aggiungerei un elemento. Per giudicare i ministri (cioè membri del potere esecutivo) la legge prevede un Tribunale dei ministri composto tramite sorteggio tra magistrati. Per giudicare disciplinarmente magistrati o per eleggere componenti del Csm, il sorteggio diventa, per gli stessi che considerano normale la presenza di un Tribunale dei ministri composto tramite sorteggio, un attentato alla democrazia o all’indipendenza della magistratura. La domanda dunque è: ma se il sorteggio è considerato uno strumento idoneo a garantire imparzialità quando si tratta di giudicare i ministri perché diventa un attentato all’autonomia quando serve a limitare il peso delle correnti nella magistratura?
Al direttore - Tutte le cose buone della vita sono immorali, illegali, fanno ingrassare o attentano all’autonomia e all’indipendenza della magistratura.
Guido Vitiello
In relazione all’articolo pubblicato il 16.02.26 a firma Antonucci (Toghe Impunite. Hanno sbagliato? Promossi), la dott.ssa Silvia Corinaldesi ha chiesto la pubblicazione della seguente rettifica:
“Il dato citato dal giornalista per il suo diffamatorio giudizio (promozione “surreale” e “ritardi astronomici”) viene estrapolato dalle statistiche e decontestualizzato dal resto del parere del Consiglio Giudiziario cui esse sono allegate, che invece giustifica il ritardo medesimo con l’elevatissimo carico di lavoro gravante nel periodo in questione sulla magistrato e loda la sua produttività in termini quantitativi. Se il giornalista avesse esaminato anche il testo del parere – condiviso dal Csm – si sarebbe accorto che quelle stesse statistiche sono messe dal C.G. in relazione all’eccezionale carico di lavoro derivante dai ruoli ereditati dalla dott.ssa Corinaldesi, che li ha smaltiti con una produttività lodata dal Consiglio Giudiziario: dal 2018 le sono stati assegnati, oltre al ruolo del Presidente di Sezione, i ruoli di un collega cessato dal servizio e di uno trasferito. Dal 01.12.2020, per oltre un anno e mezzo, si è aggiunta l’attività di Presidente f.f. e tutte le incombenze organizzative (che hanno reso pressoché residuale il tempo a disposizione per l’attività giurisdizionale, come nota il C.G.). Eppure, come afferma il C.G., ella si è sempre distinta per una elevatissima produttività, ottenendo ottimi risultati in termini quantitativi proprio in quegli anni in cui il giornalista rileva i ritardi: nel 2019 deposita 493 provvedimenti; nel 2020, 390; nel 2021; 728; nel 2022, 830. Contemporaneamente ha: redatto, come presidente f. f. di un Tribunale distrettuale, il progetto Tabellare 2020-2022, più di 50 provvedimenti di variazione tabellare, il programma di gestione 2022, indetto concorsi interni, stilato protocolli interni e convenzioni, rapporti per le valutazioni di professionalità... Una produttività elevatissima: un esame obiettivo e completo dei documenti a disposizione del Csm avrebbe permesso di verificare che i transitori ritardi nel periodo considerato erano da imputare allo smaltimento di ruoli e compiti non propri, restituendo l’immagine di una magistrato dedita in maniera encomiabile al suo lavoro. L’opposto di una ‘promozione surreale’ per ‘ritardi astronomici’”.
Risponde Ermes Antonucci. Ho esaminato sia il verbale 21.6.2025 della seduta del Csm, ove la delibera concernente la dott.ssa Corinaldese è stata approvata con 9 voti favorevoli, 5 voti contrari e 12 astensioni, sia i relativi interventi di tutti i Consiglieri chiamati al voto su ogni punto in discussione.
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