Il tabù quinto set per Jannik Sinner, la verità della statistica indica la strategia e un mito da sfatare
- Postato il 3 febbraio 2026
- Di Virgilio.it
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Il limite noto di Jannik Sinner è segnato da un orologio che non supera le quattro ore di gioco. Oggetto di discussione, confronto e anche dibattiti aperti da quando il dato ha assunto sostanza, l’analisi sistematica di quanto ci viene restituito evidenzia come Jannik patisce quando il match si allunga ed entra nell’ultima e decisiva partita. La sconfitta subita contro Nole Djokovic è la conferma di una legge che scatena una discussione sempre intenso, vibrante e costituisce una materia di indagine per comprendere appieno uno dei margini di miglioramento di Sinner.
- Sinner ko contro Djokovic, l'idea di Volandri
- L'incognita del quinto set
- I dati della semifinale: cosa dicono
- Le statistiche
Sinner ko contro Djokovic, l’idea di Volandri
Con la sconfitta nella semifinale degli AO, sono nove quelle in partite oltre le 3 ore e 50 minuti. Al quinto set Sinner “non riesce ancora così bene da poter dire che so cosa fare perché conosco bene il mio corpo” sostiene il capitano di Coppa Davis, Filippo Volandri, che conosce bene Jannik.
Ospite insieme a Paolo Lorenzi a Tennis Talk su SuperTennis, ha valutato a mente fredda i dati del match, che ha deciso l’uscita di scena di Sinner dagli Australian Open. Secondo Volandri, “ancora non ha un numero abbastanza alto di partite da poter dire: ‘Adesso arrivo lì e gestisco questa situazione perché so che ho margine’. Sa quando andare in una sorta di risparmio, e lo ha dimostrato negli ultimi tornei indoor della scorsa stagione, dove fisicamente aveva un livello energetico bassissimo. Ma secondo me ancora non si conosce così bene quando arriva al quarto o al quinto set, quindi non sa bene ancora come gestirsi”.
Un mito da sfatare, anche questo: Sinner è meticoloso, ma non ancora profondo nel comprendere quanto il suo corpo abbia potenziale, portato a queste condizioni.
L’incognita del quinto set
Quando si arriva a giocare il quinto set, soprattutto in una semifinale o in una finale Slam, “molto di quello che hai preparato va via, perché la partita diventa molto più una battaglia e perdi un po’ la bussola. Alla fine vai molto di più a sensazioni e magari Jannik si trattiene. Secondo me sta lavorando tanto sulla gestione delle energie, ma ancora durante la partita non riesce a riconoscere perfettamente il momento in cui rallentare e quello in cui accorciare gli scambi. Poi un conto è farlo nei tornei indoor perché vuoi arrivare in finale meno stanco, un conto è negli Slam. Anche perché le partite le devi vincere” ha aggiunto, di suo, l’attuale direttore degli Internazionali di Roma, Paolo Lorenzi.
Nella gestione delle sue risorse, fisiche e mentali, Lorenzi ha attribuito al campione altoatesino qualità uniche. “Credo che Jannik sia di un altro livello, rispetto ad Alcaraz e a tantissimi altri tennisti e penso che questo faccia la differenza nel lungo periodo. La carriera può diventare lunghissima, e l’ha dimostrato Djokovic, arrivando in una finale Slam a 39 anni per quello che ha fatto negli ultimi 10 o 15 anni. Poi, come ha fatto vedere dopo la finale del Roland Garros, Jannik riesce a fare sempre un salto di qualità dopo grandi sconfitte o delusioni. Jannik abbia una qualità nel migliorare sui dettagli che, a parte Nole, non avevo mai visto”.
I dati della semifinale: cosa dicono
Certo, le statistiche sul tavolo suggeriscono alcune considerazioni: quando si allunga la partita ed entra nel quinto set, non vince mai se la durata arriva sulla soglia delle 4 ore. Qualche dato: al quinto set sono 6 le vittorie contro 11 sconfitte (35% di successi), che diventano 1 contro 4 (25%) nel suo periodo migliore, dopo la vittoria agli Us Open 2023: nel periodo del suo dominio mondiale Sinner ha vinto un solo match al quinto set, contro Daniil Medvedev a Melbourne 2024. Il suo primo titolo del Grande Slam, un match sui generis, senza dubbio.
Le statistiche
Djokovic, che dalla sua ha anche un’esperienza imparagonabile, ha uno score di 41-11 (78,85 %), il maratoneta Alcaraz 15-1, con l’impressionante percentuale di 93,75%. Nello specifico della semifinale Sinner-Djokovic, i dati ricostruiscono una semifinale che avrebbe suggerito diverso epilogo per via degli ace (26 contro 12) delle palle break, come già spiegato.
Il 75% di prime palle in campo contro il 70% del serbo, 152 punti vinti contro i 140 dell’avversario. E poi anche i 55 punti conquistati in risposta, contro i 36 di Djokovic. I vincenti dicono 69 a 41 per l’italiano, mentre gli errori non forzati sono gli stessi tra i due, 43 a testa. Sinner ha dato tutto, in quella sfida. Senza ricorrere alle note parole pronunciate da un altro protagonista dei big three, Roger Federer, su come il tennis sia una questione di gestione, di testa e di controllo. Su questo il gioco, anche unpo’ spavaldo, di Alcaraz si sta dimostrando in questa fase decisamente più forte.