Il tumore al pancreas che ha colpito Enrica Bonaccorti: perché è uno dei più aggressivi

  • Postato il 12 marzo 2026
  • Di Panorama
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La morte di Enrica Bonaccorti, scomparsa oggi a 76 anni dopo la diagnosi di cancro al pancreas avuta nell’estate del 2025, ha riportato l’attenzione pubblica su una delle patologie oncologiche più temute. La conduttrice televisiva, volto molto popolare della TV italiana tra gli anni Ottanta e Novanta, aveva raccontato negli ultimi mesi il proprio percorso di cura, spiegando che la neoplasia non era ancora operabile e che avrebbe dovuto proseguire con la chemioterapia. Purtroppo non ha fatto in tempo.

Tumore al pancreas: perché è tra i più aggressivi

Il cancro al pancreas rappresenta oggi una delle neoplasie più difficili da trattare. Il pancreas è un organo profondo dell’addome e proprio questa posizione rende complessa sia la diagnosi precoce sia l’intervento chirurgico. Uno dei problemi principali è che i sintomi iniziali sono spesso vaghi o assenti. Quando compaiono, possono includere stanchezza persistente, perdita di peso non spiegata, nausea, dolore addominale o ittero, cioè l’ingiallimento della pelle e degli occhi. Segnali che, soprattutto nelle prime fasi, possono essere confusi con disturbi molto più comuni. Proprio questa difficoltà diagnostica spiega perché la malattia venga spesso scoperta tardi. Le stime indicano che solo una minoranza dei pazienti riceve una diagnosi in fase operabile, quando cioè la chirurgia può offrire reali possibilità di guarigione.

Diagnosi tardiva e sopravvivenza: il nodo della prevenzione

Il tumore al pancreas rappresenta circa il 3% di tutte le neoplasie ma è responsabile di una quota molto più alta di mortalità oncologica. La ragione principale è proprio la diagnosi tardiva, che limita le possibilità terapeutiche. La chirurgia resta il trattamento potenzialmente curativo, ma può essere praticata solo quando il tumore è localizzato. Negli altri casi si ricorre a chemioterapia, terapie mirate o trattamenti combinati, con l’obiettivo di rallentare la progressione della malattia. Negli ultimi anni la ricerca si sta concentrando su nuovi farmaci e su strategie di diagnosi precoce, soprattutto nei soggetti con familiarità o fattori di rischio come fumo, obesità e diabete. L’obiettivo è intercettare la malattia prima che diventi clinicamente evidente. Nel corso degli ultimi decenni il tumore al pancreas ha colpito anche numerose figure molto note, contribuendo a tenere alta l’attenzione su questa patologia. Tra i casi più famosi ci sono il tenore Luciano Pavarotti, scomparso nel 2007, e il fondatore di Apple Steve Jobs, morto nel 2011 dopo anni di cure per una rara forma di tumore pancreatico. Anche l’ex calciatore Gianluca Vialli aveva raccontato pubblicamente la sua battaglia contro questa malattia.

I casi di tumore al pancreas in Italia

Nel nostro Paese si registrano circa 13-14 mila nuove diagnosi ogni anno, un dato che colloca questa neoplasia tra le principali cause di morte oncologica nei Paesi occidentali, come ricordano gli oncologi del CIPOMO (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri). Il pancreas è una ghiandola situata nella parte profonda dell’addome, tra stomaco e intestino, e svolge un ruolo essenziale nell’organismo: da un lato produce enzimi digestivi, dall’altro rilascia ormoni come l’insulina, indispensabili per il controllo della glicemia. I tumori che interessano questo organo possono avere caratteristiche biologiche diverse a seconda delle cellule da cui originano. La forma di gran lunga più comune è l’adenocarcinoma pancreatico duttale, responsabile di circa il 90-95% dei casi, che nasce dalle cellule deputate alla produzione degli enzimi digestivi. Più rari sono invece i tumori neuroendocrini pancreatici, che derivano dalle cellule produttrici di ormoni e che, in alcuni casi, possono presentare un’evoluzione clinica più lenta. Secondo i dati più recenti diffusi dalla Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, nel 2024 in Italia sono stati stimati 13.585 nuovi casi, con una distribuzione quasi identica tra uomini e donne. Nonostante i progressi della ricerca, la mortalità è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi anni. Per questo il tumore del pancreas continua a essere tra quelli con la prognosi più severa: la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi si colloca intorno all’11% negli uomini e al 12% nelle donne. Oggi si stima che nel nostro Paese siano circa 23.600 le persone che vivono dopo una diagnosi di questa malattia.

La ricerca sul tumore al pancreas: le nuove prospettive

Nonostante la prognosi resti complessa, negli ultimi anni la ricerca oncologica ha compiuto passi avanti. Studi internazionali stanno esplorando immunoterapia, terapie molecolari e nuovi biomarcatori, strumenti che potrebbero permettere diagnosi più tempestive e cure più mirate. La storia di Enrica Bonaccorti, raccontata pubblicamente con grande lucidità negli ultimi mesi, ricorda quanto sia importante continuare a investire nella ricerca su questa malattia. Il tumore al pancreas resta una delle grandi sfide della medicina contemporanea.

Autore
Panorama

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