Il video delle calciatrici iraniane che in Australia fuggono dall’hotel inseguite dalle guardie di sicurezza

  • Postato il 12 marzo 2026
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Cinque atlete della nazionale di calcio iraniana hanno ottenuto asilo dall’Australia. Lo avevano chiesto nel timore di ritorsioni da parte del regime, dopo che si erano rifiutate di cantare l’inno nazionale prima di una partita della Coppa d’Asia. A stretto giro è arrivato il sì di Canberra: “Sono le benvenute in Australia, sono al sicuro e dovrebbero sentirsi a casa” ha detto il ministro dell’Interno Tony Burke.

Come mostra il video che segue, la capitana della squadra e le capocannoniere Zahra Ghanbari e Zahra Sarbali, Fatemeh Pasandideh, Atefeh Ramezanizadeh e Mona Hamoudi erano riuscite a fuggire dall’hotel dove alloggiava la squadra inseguite dalle guardie di sicurezza e a chiedere aiuto al governo australiano.

La notizia della loro fuga era diventata subito politica. Era sceso in campo anche il presidente americano Donald Trump che aveva parlato col premier australiano Anthony Albanese, sollecitandolo a concedere loro l’asilo, (“altrimenti lo faranno gli Stati Uniti”) e lodando il premier per “l’ottimo lavoro” fatto “nel gestire questa situazione piuttosto delicata”. Le calciatrici hanno richiamato l’attenzione del mondo col loro silenzio durante l’inno iraniano prima della partita inaugurale della Coppa d’Asia, contro la Corea del Sud. Un gesto in solidarietà al movimento di gennaio in Iran e a coloro che sono stati uccisi nelle proteste, tra cui Sahba Rashtian, un’assistente arbitro di soli 23 anni.

La fuga è avvenuta lunedì sera: le ragazze sono state riprese in un video, poi diventato virale sui social, mentre viaggiavano in autobus. I tifosi iraniani locali erano accorsi ad acclamarle ma si sono accorti che alcune di loro stavano facendo il segnale “Sos” in richiesta di aiuto. A quel punto gli iraniani hanno cercato di intercettare l’autobus e si sono radunati davanti all’hotel. Nella notte c’è stata la fuga. La squadra aveva ricevuto pressioni e minacce, come quella di un commentatore televisivo conservatore iraniano che aveva criticato le calciatrici definendole “disonorate” e rimproverandole di “aver tradito il Paese in tempo di guerra”. Un’accusa che può portare alla pena di morte.

Anche il leader del movimento nazionale Reza Pahlavi ha esortato l’Australia a garantire la sicurezza delle giovani. Dopo le sanguinose proteste del 2022 e del 2026 in Iran, numerosi atleti iraniani hanno espresso il loro sostegno alle proteste con gesti pubblici. La più famosa, forse, è la scalatrice Elnaz Rekabi, che durante le proteste del 2022 è apparsa ai Campionati asiatici di arrampicata in Corea del Sud senza foulard a coprirle il capo. Costretta a tornare in Iran, due anni dopo è emigrata in Canada, dove ha proseguito con successo la sua carriera sportiva.

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Blitz

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