In Colombia è rinata la Biennale di Medellín. La curatrice ci spiega come 

  • Postato il 23 gennaio 2026
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Come si abita un luogo attraverso l’arte? Come si costruisce una Biennale che non si limiti a esporre opere, ma che renda visibile un pensiero? Dal mio punto di vista di curatrice della BIAM – Biennale Internazionale di Arte di Antioquia e Medellín, abitare un luogo attraverso una Biennale non significa occuparlo, ma ascoltarlo. L’architettura smette di essere contenitore per diventare esperienza, e il territorio — con la sua memoria industriale, una natura che si trasforma in architettura patrimoniale e i suoi ritmi quotidiani — entra in dialogo con l’arte. Rompendo il white cube la Biennale si espande verso la città e i territori: percorre sentieri di terra, si appoggia a muri consumati dal tempo e riattiva spazi rimasti in silenzio per decenni. Abitare significa restare, sfiorare, fare spazio. 

In Colombia è rinata la Biennale di Medellín. La curatrice ci spiega come 
Izaskun Chinchilla, Alberi Solari, BIAM, 2025

L’architettura come configurazione vitale nella Biennale di Medellin a cura di Lucrecia Piedrahita Orregoo 

L’architettura, intesa come espressione della spazialità per l’arte, configura sguardi, incontri e percezioni. Diventa così una finestra su un ordine del mondo, su forme di vita. Il valore dell’arte e dell’architettura non risiede unicamente nel dialogo tra interiorità ed esteriorità, ma nell’importanza storica di conservare configurazioni spaziali che sono, allo stesso tempo, configurazioni vitali. Medellín e il suo dipartimento, Antioquia, hanno stretto un patto con l’arte contemporanea: far rivivere le biennali che, negli Anni Sessanta, Settanta e Ottanta, avevano collocato la regione sulla mappa dell’arte internazionale. Nel 2025 siamo riusciti a organizzare una Biennale che non si realizzava da quarantaquattro anni. Dopo due anni di incessante lavoro, di spostamenti tra città, sentieri rurali, autostrade e aerei. Due anni in cui la parola biennale è stata al centro di ogni conversazione con artisti, gruppi di lavoro, imprenditori, studenti, giornalisti e contadini che, per la prima volta, la ascoltavano o partecipavano a una piattaforma di questa scala. 

Federico Ríos Coltabaco, BIAM, 2025
Federico Ríos Coltabaco, BIAM, 2025

L’intervento di Ibrahim Mahama per la Biennale di Medellín 

Camminava lentamente osservando i padiglioni patrimoniali dell’antico edificio della Ferrovia di Antioquia, chiuso al pubblico da oltre quarant’anni. Tra i mattoni consumati dal tempo e una natura arborea che si faceva anch’essa architettura, Ibrahim Mahama pensava e progettava il suo intervento per la BIAM. Le pieghe del tempo e i materiali intesi come oggetti trovati hanno dato forma a un’opera potente che interroga lo sviluppo, l’educazione e la tecnologia, costruita collettivamente insieme a studenti universitari. 

Tra Medellín e Antioquia le installazioni di Aristizabal e Borrero  

In una mattina di sole, le 25.000 sfere ceramiche di Jorge Julián Aristizabal ricoprivano il suolo di uno dei padiglioni, obbligando lo sguardo a soffermarsi in un’atmosfera eterea creata dal manto di colori pontormeschi della sua grande pittura espansa. Camminando lungo strade di terra, il pubblico incontrava l’opera di Carolina Borrero: una struttura architettonica rivestita da un manto sottile, realizzato con bucce di cipolla disidratate, cuticole vegetali e vernici di aloe vera, lavorate con precisione chirurgica per riflettere sulla futilità del tempo, sull’effimero e sul transitorio. 
In questo percorso, il mio lavoro di curatrice ha mantenuto una promessa intima: offrire a Medellín e ad Antioquia una Biennale in grado di imprimersi nello sguardo degli spettatori. Nel frattempo, Azuma Makoto ricopriva con un manto di 2.500 bromelie la facciata di una chiesa barocco-coloniale in un piccolo paese a mezz’ora da Medellín. La Biennale respirava aria fresca e offriva paesaggi di natura sospesa, ricordandoci che la bellezza è anche un atto di resistenza. 

Maria Elvira Escallon, BIAM, 2025
Maria Elvira Escallon, BIAM, 2025

Le opere nell’ex sede della Coltabaco nella Biennale curata da Lucrecia Piedrahita Orregoo 

Delcy Morelos ha concepito un padiglione in cui la materia, ancora in divenire, si trasforma esperienza spirituale in cui la terra smette di essere suolo per diventare pensiero, tempo e memoria viva. Parallelamente, l’edificio per anni era appartenuto alla Philip Morris, ex sede della Compagnia Colombiana dei Tabacchi,  Coltabaco, riuniva il 75% degli artisti. Nei suoi diciottomila metri quadrati, progetti come Against the Bomb di Pedro Reyes ha proposto l’arte come disarmo simbolico; María Elvira Escallón ha trasformato polvere e macerie in memoria, facendo camminare lo spettatore tra rovine fino alla frase, scolpita su un muro bianco, “Polvere sei”. Clemencia Echeverri, in Versione libera, ha immerso il pubblico in un’installazione multischermo, ponendolo di fronte all’avanzare di soldati colombiani per svelare quanto il parlare sia un atto politico. 

La Biennale di Medellín rompe con la tradizione per interrogare il presente 

La Biennale si è articolata in musei, campus universitari, distretti creativi e chiese, ampliandone la mappa e il significato. Curare una Biennale dopo tanto tempo non ha significato riallacciare le fila con la tradizione interrotta, ma interrogare il presente, ascoltare il territorio e assumere una responsabilità profonda verso le persone. Medellín, città che ha fatto della trasformazione una forma di conoscenza, ha permesso alla Biennale di abitare la città reale e i paesaggi di Antioquia. Architetture industriali, edifici patrimoniali e spazi pubblici si sono attivati come infrastruttura culturale viva. 

Natalia Mejía, BIAM, 2025
Natalia Mejía, BIAM, 2025

Lucrecia Piedrahita Orregoo e il suo nuovo modello di Biennale per rompere con la tradizione e interrogare il presente 

La Biennale Internazionale di Antioquia e Medellín è tornata dal 2 ottobre al 25 novembre 2025 non come una riedizione storica, ma come un nuovo modello di biennale: decentralizzata, territoriale, interdisciplinare e articolata con attori pubblici, privati e accademici. Ideata come un’occasione di crescita per i cittadini, ha accolto oltre 400mila visitatori in due mesi, e grazie agli oltre 2.000 progetti formativi ha coinvolto attivamente gli studenti di dieci università come mediatori e assistenti degli artisti. 
L’arte apre un istante sospeso che ci connette ad altre realtà, un’eccezione che nasce dal silenzio, dallo sguardo attento e dall’ascolto. È lì che architettura e arte si sfiorano: non come oggetti da spiegare, ma come esperienze da abitare, offerte solo a chi accetta la complessità del mondo e del linguaggio. 

Lucrecia Piedrahita Orregoo 
 
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Artribune