In difesa dei giudici che non hanno "santi in paradiso"

  • Postato il 11 marzo 2026
  • Giustizia
  • Di Libero Quotidiano
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In difesa dei giudici che non hanno "santi in paradiso"

Dopo aver illustrato, nel precedente articolo del 25 febbraio scorso, le ragioni che giustificano la separazione delle carriere e mirano a realizzare il giusto processo descritto nell’articolo 111 della Carta costituzionale, mi soffermo con il presente scritto sugli altri due punti della riforma concernenti il sorteggio dei componenti dei due Csm e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare. Quanto al sorteggio si tratta dell’unico imprescindibile rimedio allo strapotere delle correnti che tanti danni hanno finora determinato, minando la credibilità dell’Istituzione giudiziaria ed introducendo a vari livelli meccanismi inaccettabili.

Qualcuno ha autorevolmente sostenuto che si è trattato di un sistema paramafioso. Personalmente ho sempre definito le correnti come un “cancro” del sistema che va assolutamente estirpato. Le correnti, infatti, si sono ridotte a praticare il voto di scambio per assicurare l’elezione incrociata dei propri candidati (qui si vota per x, altrove per Y). A Csm insediato il metodo è sostanzialmente analogo (si pensi alle dichiarazioni-confessioni di Luca Palamara) con il risultato di non premiare i migliori se indipendenti sul piano associativo, di salvare costantemente i peggiori (una percentuale di prosciolti vicina al 100%) ed in definitiva di minare l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati che non hanno “santi in paradiso”.

Quanto all’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, di cui farebbero parte magistrati, professori ed alti esponenti della società civile e del mondo accademico, osservo che essa è la diretta conseguenza di quanto più sopra evidenziato. La legge sulla responsabilità civile dei magistrati, risalente a circa 40 anni addietro, è rimasta praticamente inattuata. Gli errori sono considerevolmente aumentati, i danni per l’Erario sono cresciuti in pari misura soprattutto per gli eccessi nelle misure cautelari seguiti dall’assoluzione degli arrestati, la fiducia nell’equità delle decisioni giudiziarie scemata a livelli che si ritenevano inipotizzabili. Mi tocca ripetere quanto già detto e scritto in altre occasioni.

I magistrati non rispondono dei propri errori perché subentra lo Stato persino quando è direttamente leso come nel caso del controllo sull’immigrazione selvaggia e nella disapplicazione delle leggi emanate dal Parlamento. È accettabile questo sostanziale esonero da responsabilità in un Paese in cui ogni altra categoria è soggetta alla legge e risponde del proprio operato? Ritengo di no, a meno che non si voglia mantenere una casta di intoccabili. L’augurio allora, per i cittadini e per gli stessi magistrati non inquadrati nelle correnti, è che la riforma passi con l’approvazione in sede referendaria.

di Bruno Ferraro 
Presidente Aggiunto Onorario Corte di Cassazione.

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Autore
Libero Quotidiano

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