Inca: il mistero delle mummie bambine

  • Postato il 5 febbraio 2026
  • Di Focus.it
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Per secoli abbiamo immaginato i sacrifici umani degli Inca come riti brutali: una vittima offerta alle divinità della montagna per placare la loro ira o favorire il raccolto. Ma un nuovo studio bioarcheologico internazionale sta cambiando radicalmente questa prospettiva. Grazie all'uso della tomografia computerizzata (TAC), gli esperti hanno scoperto che la mummificazione di un bambino sacrificato durante il rituale Inca della "capacocha" era solo l'inizio del viaggio. Questi corpi non erano semplici offerte, ma oggetti sacri — reliquie itineranti — che continuavano a "vivere" spiritualmente tra le comunità andine.. Lo studio. Il team di ricerca, guidato dalla bioarcheologa Dagmara Socha dell'Università di Varsavia, ha esaminato con TAC quattro mummie di bambini conservate naturalmente sulle pendici dei vulcani Ampato e Sara Sara nel sud del Perù. Le immagini hanno rivelato traumi, segni di malattie preesistenti che non sarebbero identificabili solo con l'ispezione esterna delle mummie.. corpi manipolati dopo la morte. Le Tac condotte su quattro mummie rinvenute sui vulcani Ampato e Sara Sara hanno mostrato dettagli invisibili a occhio nudo. Il caso più eclatante è quello della mummia denominata Ampato 4: i ricercatori hanno individuato all'interno della sua cavità addominale materiali estranei come pietre e frammenti di tessuto. Non si è trattato di un processo naturale dovuto al gelo o alla decomposizione, ma di una manipolazione deliberata: il corpo fu aperto e "preparato" simbolicamente, suggerendo una cura rituale che continuava dopo il decesso.. Il mito della perfezione fisica. Finora si credeva che gli Inca scegliessero solo bambini privi di difetti fisici per il rito della capacocha. Le scansioni hanno però smentito questo luogo comune: una delle bambine studiate, di circa otto anni, presentava segni evidenti della malattia di Chagas, con calcificazioni nei polmoni ed esofago ingrossato. Questo dettaglio suggerisce che il valore sacro del bambino non dipendeva solo dalla sua salute, ma dal ruolo di "messaggero" che avrebbe ricoperto per la comunità.. Una preparazione lunga mesi. Il rito non era improvvisato, ma un processo complesso e pianificato. Analisi chimiche su capelli e unghie hanno confermato che i piccoli destinati al sacrificio consumavano foglie di coca e bevande fermentate (quindi alcol) nei mesi precedenti la cerimonia. Queste sostanze servivano probabilmente a indurre uno stato di docilità o calma, preparandoli psicologicamente al trauma finale: i ricercatori hanno infatti riscontrato traumi cranici fatali in tutti i soggetti esaminati.. Reliquie per unire l'Impero. Perché spostare e "aprire" questi corpi? Gli esperti collegano queste pratiche al concetto di mitimaes, le politiche Inca di reinsediamento e spostamento di oggetti sacri. Trasportare la mummia di un bambino sacrificato attraverso territori appena conquistati serviva a consolidare legami spirituali e politici, trasformando il piccolo sacrificato in una presenza rituale che sanciva il controllo dell'Impero sulle nuove terre..
Autore
Focus.it

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