Iran e petrolio, maxi rilascio di riserve per stabilizzare i mercati: l’Italia contribuisce con 10 milioni di barili
- Postato il 12 marzo 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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L’Italia partecipa al rilascio coordinato di riserve petrolifere di emergenza deciso dai Paesi membri dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Aie) per stabilizzare i mercati internazionali. Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) ha confermato che il contributo nazionale sarà di 10 milioni di barili, quota che rappresenta circa il 2,5% del totale di 400 milioni di barili stanziati complessivamente dai Paesi membri. Il volume, pari a 1.605.000 tonnellate di petrolio equivalente, rappresenta il 13,5% delle scorte di sicurezza italiane. Nonostante l’entità del rilascio, il Mase definisce la situazione nazionale soddisfacente: le riserve attuali ammontano a 11.903.843 tep, garantendo 90 giorni di importazioni nette in linea con le norme Ue.
Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Aie, ha descritto l’attuale scenario come un punto di svolta critico per le piazze energetiche, sottolineando che l’immissione di riserve è la più grande della storia. Secondo l’Agenzia, il conflitto in Iran ha causato la maggiore interruzione delle forniture mai registrata, con una riduzione della produzione nel Golfo di almeno 10 milioni di barili al giorno. La causa principale risiede nel blocco quasi totale dello Stretto di Hormuz, dove il transito è crollato dai 20 milioni di barili quotidiani a un volume minimo. L’Agenzia prevede per marzo una contrazione delle forniture globali di 8 milioni di barili al giorno, a fronte di una domanda che si mantiene sopra i 100 milioni. Secondo l’Aie, però, l’efficacia dello storico rilascio di riserve è strettamente legata alla durata del blocco dello Stretto di Hormuz: l’agenzia teme che la carenza di approvvigionamento continuerà ad aumentare a meno che i flussi di traffico non riprendano rapidamente.
Intanto vengono messe in campo anche altre contromisure straordinarie. L’Egitto ha deciso di rinviare la manutenzione delle proprie raffinerie per aumentare la produzione del 10%. Con una capacità operativa portata a 650.000 barili al giorno, il governo del Cairo punta a coprire il fabbisogno interno di gasolio e benzina, pari rispettivamente a 12 e 6,7 milioni di tonnellate annue, e a ridurre i costi delle importazioni. L’Iraq, la cui produzione è scesa a 1,4 milioni di barili al giorno, ovvero meno di un terzo rispetto ai volumi pre-guerra, sta tentando di attivare rotte alternative. Baghdad intende esportare 200.000 barili al giorno via camion attraverso Turchia, Siria e Giordania, oltre a utilizzare l’oleodotto di Ceyhan per altri 100.000 barili.
In ambito diplomatico, la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper è in visita in Arabia Saudita per coordinare la sicurezza dello Stretto di Hormuz e garantire la continuità dei flussi. Londra ha definito la situazione estremamente instabile a causa dei continui attacchi attribuiti all’Iran che minacciano la navigazione e i partner regionali. Tuttavia, l’efficacia delle manovre dell’Aie rimane oggetto di discussione. Esperti di geopolitica avvertono che il rilascio coordinato potrebbe rivelarsi insufficiente se la chiusura di Hormuz dovesse persistere per settimane o mesi. Mentre i prezzi sfiorano i 100 dollari, la minaccia iraniana di spingerli quota 200 dollari non è ancora un pericolo scongiurato secondo i mercati. Il rischio di ulteriori shock sui prezzi dei carburanti resta alto, aggravato dalla vulnerabilità delle infrastrutture in Oman e nel Mar Rosso, dove la presenza di droni limiterebbe la capacità dei produttori Opec+ (i Paesi Opec più gli altri principali Paesi produttori) di stabilizzare l’offerta.
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