Iran, la nazionale femminile sfida il regime: niente inno prima del match con la Corea. Il timore in vista dei Mondiali
- Postato il 3 marzo 2026
- Di Virgilio.it
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Una presa di posizione netta come era già successo in passato. I bombardamenti di Stati Uniti e Israele sull’Iran hanno dato il vita a una guerra che rischia di coinvolgere tutto il Medioriente e che spaventa anche il mondo dello sport che ne viene direttamente influenzato. A migliaia di chilometri di distanza, in Australia, la nazionale femminile iraniana prende posizione contro il regime prima del match inaugurale della Coppa d’Asia.
- Niente inno: l’Iran femminile prende posizione
- Il supporto del calcio femminile
- Il timore per i Mondiali 2026
Niente inno: l’Iran femminile prende posizione
La nazionale iraniana femminile è scesa in campo per il match inaugurale della Coppa d’Asia in Australia. Le giocatrici che compongono la squadra sono scese in campo con il tradizionale hijab ma la loro decisione di rimanere in silenzio durante l’esecuzione dell’inno nazionale è risuonata fortissima. In Iran da tempo le donne combattono una battaglia difficilissima contro il regime che le priva dei diritti fondamentali. La squadra di calcio è sempre stata un punto di riferimento in queste battaglie e la loro decisione di non cantare l’inno mentre nel paese impazza la guerra, risuona come una fortissima presa di posizione agli occhi del mondo.
Il tecnico Marziyeh Jafari e le giocatrici però si sono rifiutati di lasciare commenti su quanto sta avvenendo in questo momento nel paese, la sola presenza in campo rimane un segnale fortissimo e poco conta che la partita abbia visto la vittoria netta della Corea del Sud (3-0). L’Iran proverà a riscattarsi contro le padrone di casa dell’Australia e poi nell’ultimo match della fase a gironi contro le Filippine.
Il supporto del calcio femminile
Se l’Iran sceglie la strada del silenzio in campo e fuori, a parlare anche in loro supporto sono le giocatrici delle altre squadre che prendono parte alla competizione. In particolare la centrocampista australiana Amy Sayer che ha voluto mostrare la sua vicinanza alla formazione iraniana: “I nostri pensieri sono per loro e per le loro famiglie. E’ davvero coraggioso che siano qui e scendano in campo. Hanno giocato un’ottima partita nonostante il clima politico e le difficoltà che stanno vivendo. Il meglio che possiamo fare è giocare al meglio delle nostre possibilità e mostrare rispetto in campo. Spero che la situazione possa migliorare e che possano essere al momento al sicuro in Australia”.
Il timore per i Mondiali 2026
La presenza in campo dell’Iran femminile nella Coppa d’Asia alimenta le notizie su quanto accadrà la prossima estate nei Mondiali che si giocano tra Stati Uniti, Messico e Canada. Tra le nazionali qualificate c’è anche l’Iran ma a distanza di pochi mesi dal fischio d’inizio, la presenza della squadra è a forte rischio. La Fifa sta monitorando la situazione molto attentamente ma è difficile fare previsioni su quello che potrebbe avvenire. I regolamenti indicano Iraq ed Emirati Arabi come squadre deputate a prenderne il posto in caso di forfait. Ma ora negli States c’è un’altra preoccupazione. La situazione internazionale che vede gli Stati Uniti ancora protagonisti rischia di creare un clima molto pericoloso in vista della Coppa del Mondo che secondo esperti e analisti potrebbe diventare lo scenario per possibili attentati terroristici. Un articolo del Times solleva il tema che non potrà essere ignorato né dalle istituzioni dei paesi ospitanti né dalla stessa Fifa di Infantino.