Isola, colpo al clan Manfredi con 19 arresti, estorsioni per mantenere i carcerati
- Postato il 10 marzo 2026
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Isola, colpo al clan Manfredi con 19 arresti, estorsioni per mantenere i carcerati

Colpo al clan Manfredi di Isola con 19 arresti, tra le estorsioni contestate quelle alla Soigea: «Gli abbiamo fatto 500mila euro di danni».
ISOLA CAPO RIZZUTO – «La priorità sono i carcerati. Quello che resta ce lo dividiamo noi». «Abbiamo fatto una cosa bellissima. Quando escono ci devono dire solo grazie». «Se ci vogliono “riconoscere” il ringraziamento, noi abbiamo fatto il nostro». Questo il sistema delle estorsioni su cui i carabinieri del Reparto operativo di Crotone e la Dda di Catanzaro ritengono di aver fatto luce, mettendo a segno 19 arresti contro il clan Manfredi di Isola Capo Rizzuto, organico alla cosca Nicoscia. Dalla genuinità di una conversazione intercettata si evince che l’attività estorsiva era funzionale al mantenimento dei detenuti. Operazione “Libeccio”, l’hanno chiamata. Un vento portatore di pioggia che spinge da sud-ovest.
Il CAPO
Al vertice del gruppo criminale, nonostante fosse detenuto, sarebbe stato Pasquale Manfredi detto “Scarface”, ex bazookista della cosca Nicoscia. Tramite telefoni celluari introdotti clandestinamente nei penitenziari in cui era ristretto, l’ergastolano Manfredi avrebbe ordinato agli affiliati il compimento di estorsioni a imprenditori, di atti intimidatori e di spedizioni punitive. Inoltre, avrebbe intrecciato alleanze criminali con i vertici delle altre consorterie. Avrebbe, insomma, dettato le strategie operative del clan provvedendo così al sostentamento dei detenuti.
I NOMI
La gip distrettuale di Catanzaro Arianna Roccia ha accolto in toto le richieste del procuratore Salvatore Curcio e del sostituto Pasquale Mandolfino. In carcere: Rosario Capicchiano, di 51 anni. Antonio Catanzaro (29). Pietro Comberiati (46). Giuseppe Fazio (69). Tommaso Gentile (46). Nicola Guarino (49). Antonio Lentini (27). Giuseppe Francesco Liberti (33). Antonio Manfredi (27). Luigi Manfredi (29). Pasquale Manfredi (49). Bruno Simone Morelli (44). Luigi Morelli (53). Giuseppe Passalacqua (40). Daiane Perziano (39). Carmine Serapide (39). Luigina Verterame (45). Giuseppe Vittimberga (27). Ai domiciliari: Antonio Morelli (75). Sono tutti di Isola Capo Rizzuto tranne Comberiati, di Petilia Policastro, e Catanzaro e Perziano, di Crotone.
IL CASO SOIGEA
Luce, in particolare, sulle estorsioni alla Soigea, braccio operativo dell’Enel in un vasto territorio. È un’impresa con sede a Sarno ma leader nel Meridione nella realizzazione e progettazione di impianti elettrici e parchi eolici. A Isola Capo Rizzuto, dove ha 130 dipendenti, ha aperto una succursale. Finì nel mirino della criminalità organizzata. Nell’aprile 2024 cinque mezzi della ditta furono incendiati nel piazzale preso in affitto a Isola. Poche settimane dopo, 5000 persone manifestarono in piazza per dire no alla mafia e stringersi idealmente attorno agli operai, molti dei quali del luogo.
LE ESTORSIONI
Secondo l’accusa, Rosario Capicchiano, indicato come uno dei più attivi sul versante estorsivo, insieme ai coindagati Giuseppe Francesco Liberti e Bruno morelli Simone, avrebbero imposto assunzioni di personale oltre al versamento di un mensile di 2000 euro. «Gli abbiamo fatto 500mila euro di danni. Gli hai bruciato un bobcat, un escavatore», avrebbe detto Liberti rivolgendosi a Capicchiano durante una conversazione intercettata. Quale tramite tra il gruppo criminale e l’impresa avrebbe agito un lavoratore, Antonio Catanzaro, remunerato dal clan per la sua attività volta a ottenere incontri mirati per concordare i pagamenti. Le forti resistenze della famiglia Pappacena, proprietaria dell’impresa, scongiurarono il piano tendente a ottenere ulteriori pagamenti. Aniello e Carmelo Pappacena, padre e figlio, denunciarono le richieste estorsive rivolte al loro responsabile di zona con minacce incalzanti e inequivocabili.
PIZZO AI SUPERMERCATI
Nella morsa del clan anche il titolare del supermercato Albi e l’azienda di panificazione Sipan. Sempre per mantenere i carcerati, ma anche pe per la “protezione”, gli imprenditori vittime erano costretti a pagare. Le mazzette oscillavano dai 2000 ai 4000 euro, secondo le accuse. In più il titolare del supermercato avrebbe dovuto concedere, a titolo gratuito, prodotti alimentari. Contestata anche una tentata estorsione all’impresa Chisari, attiva nell’edilizia e impegnata in importanti opere pubbliche.
ESTORSIONI AL CIRCO
Neanche il circo Orfei sfuggiva alle pretese estorsive. Francesco Liberti si sarebbe fatto consegnare a titolo gratuito 78 biglietti, poi distribuiti ai membri del clan. Una prassi diffusa nella ‘ndrangheta, come hanno svelato diversi collaboratori di giustizia. Liberti avrebbe contattato Ivan Orfei in persona, quando il circo giunse a Isola nel 2024. «Senti a me, il suolo pubblico pagalo che poi ti faccio dare tutti i soldi indietro». Liberti millantava, forse, aderenze al Comune. «Altrimenti domani succede un casino qua da te, perché non siamo riusciti a dare tutti i biglietti. O mi risolvi questo problema o domani devi litigare con qualcuno». Orfei replicava dicendo di non avere più biglietti e finché non ne stampavano di altri, nessuno poteva entrare.
NARCOTRAFFICO
Luce anche su una parallela organizzazione criminale finalizzata al narcotraffico, con al vertice sempre Pasquale Manfredi. Dal carcere sarebbero stati imbastiti affari di droga. Approvvigionandosi da rifornitori delle province di Napoli e Reggio Calabria e albanesi, gli indagati avrebbero inondato la piazza di spaccio di Crotone di hashish ed eroina. In particolare, le indagini consentirono di sequestrare, nell’ottobre 2024, 1100 chili di eroina tolti a un’organizzazione albanese attiva a Milano.
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