Italia fuori dai Mondiali, caccia al colpevole: chi ha più colpe dell'ennesimo flop azzurro?
- Postato il 1 aprile 2026
- Di Virgilio.it
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Dunque non c’è due senza tre… Per la terza volta consecutiva la Nazionale italiana di calcio non parteciperà ai Mondiali. Stavolta l’eliminazione è avvenuta nella anonima cittadina bosniaca di Zenica, dove i quattro volte campioni del mondo, sono stati giustiziati da un plotone di rigoristi spietati che, come era facile immaginare, non si sono fatti impietosire da una nobile decaduta con quattro stelline dorate sulla divisa. Come ogni sconfitta è giusto cercarne il colpevole. Forse in questo caso il colpevole non è uno solo ma una sorta di associazione criminale che ha condannato la povera Italia all’ennesima figuraccia.
Il primo a finire sul banco degli imputati non può che essere mister Gattuso. All’ex Ringhio viene riconosciuta la solita grande generosità, la passione e la grinta ma anche una certa inefficacia dal punto di vista tattico: d’altronde il suo pedigree come allenatore parla da solo. Scelte tattiche che, a onor del vero fino al 40° gli avevano dato ragione e che, sempre a onor del vero, sembravano quasi obbligate: in campo ha messo quelli che probabilmente sono i migliori calciatori italiani in questo momento.
Il secondo colpevole è sicuramente Bastoni. Il difensore interista, più volte incensato come uno dei più forti al mondo, con la sua espulsione ha di fatto riaperto la partita e ha costretto la Nazionale a giocare in 10 contro 11 indemoniati la partita più delicata dell’anno. Un intervento piuttosto plateale e indifendibile, non degno di un giocatore della sua esperienza: non conveniva inseguire l’avversario, disturbarlo e lasciarlo tirare in porta? Il gol non sarebbe stato scontato anche perché il bosniaco avrebbe dovuto bucare un Donnarumma che ieri ha fatto miracoli.
Il terzo colpevole in realtà sono 3: Kean, Pio Esposito e Dimarco che hanno avuto sui piedi la palla del 2-0 che probabilmente ci avrebbe portati in America. E invece hanno clamorosamente ciccato o sparacchiato palloni che abitualmente buttano nel sacco. A quel punto, è credibile che quasi tutti i tifosi abbiano avuto la certezza che prima o poi sarebbe arrivata la classica regola pallonara: gol fatto, gol subito.
Il quarto colpevole è ovviamente l’arbitro. Il famigerato Turpin. Lestissimo a espellere Bastoni, imbranato quando avrebbe dovuto espellere Muharemovic, cieco quando avrebbe dovuto dare una controllata all’orgia capitata nell’area azzurra in occasione del gol e forse si sarebbe accorto dell’assist di braccio di Dzeko…
Il quinto colpevole è ovviamente il “sistema calcio” italiano capeggiato da Gabriele Gravina. Per la serie “il pesce puzza dalla testa” che è ciò che i tifosi scrivono ormai da anni sui social. Le colpe e i limiti dei capi del calcio italiano ormai sono talmente palesi che non possono essere nascosti sotto la sabbia.
Ma probabilmente le cause della sconfitta sono molto meno addossabili all’Italia. Detto che i giocatori questi sono e sono stati messi in campo con il 3-5-2 che è il modulo che conoscono meglio, che si sono impegnati e hanno fatto il massimo, la verità è che il livello è mediocre e semplicemente non è sufficiente per andare ai Mondiali. La Bosnia anche in 11 contro 11 appariva comunque una squadra motivata, di gamba e con buone individualità. In fondo l’eliminazione è arrivata solo ai rigori, su un campo difficile e in inferiorità numerica. L’impressione è che anche andati ai Mondiali per questo gruppo sarebbe stato difficile giocarsela ad armi pari contro avversarie tipo Spagna, Francia, Germania, Argentina etc avrebbe rischiato figuracce epocali.
Chiudiamo con il colpevole invisibile. Il fattore S. Onestamente: pescarsi la Norvegia nel girone e poi giocarsi lo spareggio in trasferta su un campo di patate in mezzo ai Balcani, sfiorare la vittoria più volte pur in inferiorità numerica e poi beccare il solito golletto sporco a poco dalla fine e uscire ai rigori non è proprio il quadro di una squadra fortunatissima. E la sensazione è che più di qualcuno ai piani alti proverà a usarla per davvero come giustificazione.