Italia, la notte della verità

  • Postato il 31 marzo 2026
  • Di Panorama
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Paura è la parola chiave. Paura di fallire, di restare a casa per la terza volta di fila, di mancare il Mondiale e di cambiare definitivamente dimensione. Noi che sul calcio abbiamo costruito la nostra storia sportiva, quattro volte campioni del Mondo e due d’Europa, abituati a giocarci il titolo e obbligati ora a lottare per esserci. Abbiamo paura ed è umano anche se pericoloso perché la paura è un sentimento con cui fare i conti ma è anche una trappola pericolosa che rischia di intorpidire testa e muscoli, lusso che gli azzurri non possono permettersi nel fango di Zenica.

Italia contro Bosnia vale il Mondiale. Vale tutto per la nazionale e per il sistema calcio italiano, in un’era storica in cui dominiamo nel tennis, maciniamo record negli sport invernali e in quelli estivi, abbiamo scoperto di avere l’uomo più veloce di tutti su una moto e il ragazzo che sorprende su una macchina. Insomma, guai a restare indietro e a dimenticarci quello che siamo stati e che vorremmo tornare presto ad essere.

Gattuso con poche certezze nel fango di Zenica

La nazionale è volata a Zenica, nel cuore della Bosnia, con poche certezze e tanti fantasmi nella testa. Gattuso ha scelto di schierarla con la stessa formazione che a Bergamo ha faticato un tempo prima di battere la modesta Irlanda del Nord, confermando Retegui in attacco con Kean e Locatelli nella posizione di regista. Un rischio? Forse. Ma anche una decisione saggia perché il ct ha bisogno di tutti nel momento della prova suprema. Per gli altri, a partire dai ruspanti Pio Esposito e Palestra, ci sarà spazio e tempo con il trascorrere dei minuti e con l’aumentare della paura.

La Bosnia è avversario di altra pasta rispetto agli irlandesi. Il ranking Fifa non deve ingannare con la 66° posizione. La squadra di Barbarez, giocatore di poker, è solida ma ha anche qualità tecniche e, soprattutto, gode del vantaggio del campo. Lo stadiolo di Zenica fa paura anche se è un teatro da soli novemila posti: sarà un inferno sportivo e il misto di neve e pioggia degli ultimi giorni ha reso il terreno di gioco estremamente pesante. L’accoglienza non sarà delle migliori e in parte è colpa nostra, avendo consegnato ai bosniaci la scenetta della micro esultanza degli azzurri che è stata perfetta per caricare ancora di più l’ambiente.

Che partita sarà? E’ possibile che la Bosnia ci consegni l’onere di farla lasciandoci il pallone per agire in verticale quando riparte. Difficile che venga ad attaccarci alta, più probabile che ripeta quanto fatto con il Galles nella notte di Cardiff quando ha più volte rischiato di perdere, ed è anche stata fortunata, ma su quella resilienza ha costruito l’impresa. L’uomo più noto è Edin Dzeko, nove anni nel nostro calcio. Quelli che ci faranno soffrire tanto, però, saranno altri a cominciare dai difensori Kolasinac e Muhamerovic che praticano con profitto la Serie A.

La notte della verità per Gravina e i fantasmi del commissariamento

Bosnia-Italia è il giorno della verità non solo per Gattuso e i suoi ragazzi ma per tutto il movimento. Non esiste un piano alternativo: o il Mondiale o uno tsunami che azzererebbe dalle fondamenta federazione e sistema. La verità è che a molti non dispiacerebbe tornare da Zenica battuti per poter regolare i propri conti di politica sportiva, ma per una volta i club sono stati vicini alla nazionale. Non hanno concesso lo stage o l’impossibile spostamento di una giornata di campionato, ma a Coverciano sono arrivati anche calciatori che in altre situazioni non avrebbero messo piede nel ritiro dell’Italia perché infortunati o convalesacenti.

Insomma, non è il tempo delle rivendicazioni. Bisogna andare oltre la Bosnia e atterrare in un Mondiale che ci attende con un girone (Svizzera, Canada e Qatar) nel quale si può anche pensare di fare bella figura e costruire qualcosa. Siamo tutti con Ringhio Gattuso, chiamato in estate quando il baratro si è aperto sotto i nostri piedi. Ha fatto un lavoro onesto in questi mesi, non aveva tempo di costruire un abito tattico alla nazionale ma ne ha riparato testa e motivazioni. Non è molto, ma è tutto quello che abbiamo entrando nel catino di Zenica. Dobbiamo farcelo bastare. Ci vediamo dall’altra parte.

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Panorama

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