Kharg, l’isola iraniana che può decidere le sorti del conflitto in due settimane. Ecco perché

  • Postato il 12 marzo 2026
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Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Qalibaf, ha minacciato con un post su X le superpotenze coinvolte nel conflitto in Medio Oriente, spiegando che l’invasione delle isole iraniane da parte delle forze coinvolte “farà scorrere il sangue degli invasori nel Golfo Persico”. Il riferimento è, nello specifico, alle tre isole sottratte dall’Iran agli Emirati Arabi Uniti prima della loro formazione nel 1971. Tra queste figura l’isola di Kharg, cuore pulsante dell’industria petrolifera iraniana da cui passa oltre il 90% delle esportazioni di greggio di Teheran.

Qalibaf aveva scritto: “Qualsiasi aggressione contro il suolo delle isole iraniane infrangerà ogni freno. Abbandoneremo ogni freno e faremo scorrere nel Golfo Persico il sangue degli invasori. Il sangue dei soldati americani è responsabilità personale di Trump”. La particolare attenzione del regime per l’isola nel Golfo Persico è presto spiegata: l’isola di Kharg, tanto piccola da estendersi per soli otto chilometri, si trova a 25 chilometri dalle coste iraniane e a 483 chilometri dallo Stretto di Hormuz. L’isola ospita la principale piattaforma di esportazione del greggio iraniano. Qui, attraverso oleodotti sottomarini e terminali di carico, giunge la gran parte del petrolio proveniente dai giacimenti centrali e occidentali. Il greggio che approda sull’isola di Kharg è in gran parte destinato ai mercati asiatici, con la Cina in prima fila tra gli acquirenti.

Dall’isola iraniana transitano tra 1,3 e 1,6 milioni di barili al giorno, con una capacità di stoccaggio di decine di milioni di barili. Potrebbe essere questa la ragione dietro la decisione di Trump e compagni di non attaccare il possedimento di Teheran: secondo Neil Quilliam, analista del think tank Chatham House, sentito dal Guardian, un attacco all’isola può provocare un’impennata dei prezzi, tale da portare i prezzi del petrolio fino a a 150 dollari al barile, dai 120 dollari toccati nei momenti più critici della crisi. Distruggere o fermare le esportazioni dell’impianto significa bloccare l’intero flusso dell’export iraniano, mentre parte della produzione regionale è già bloccata dalle tensioni nello Stretto di Hormuz.

Anche l’ipotesi di una occupazione militare risulta complessa e quindi improbabile allo stato attuale: l’Iran, in caso di un’occupazione, continuerebbe a produrre petrolio senza poterlo esportare. Gli Stati Uniti, invece, controllerebbero l’impianto senza poterlo far funzionare, rischiando un ennesimo innalzamento dei prezzi dei combustibili, senza contare l’ingente impiego di forze per raggiungere l’obiettivo dell’occupazione militare.

L’isola ha anche un forte valore simbolico. Kharg era abitata fin dall’antichità e contesa nei secoli da potenze regionali ed europee. Divenne presto un grande hub petrolifero e subì gravi bombardamenti negli anni Ottanta nel corso del conflitto tra Iran e Iraq. Oggi l’isola è fortemente militarizzata e le sue acque profonde, caratteristica rara nelle acque dell’area, permette l’attracco delle grandi petroliere che trasportano all’estero la principale fonte economica della Repubblica Islamica.

Proprio in relazione all’importanza strategica del possedimento della Repubblica Islamica, il New York Times ha immaginato quattro possibili scenari per la guerra in Iran. Il primo scenario, nonché il più ottimista, è il cambio di regime. La seconda possibilità è la nascita di una nuova leadership del Regime Islamico, capace di accettare le pretese di Israele e Stati Uniti. Al momento risulta difficile che la nuova guida suprema accetti le richieste dei nemici e allora il Nyt inserisce la possibilità dell’invasione dell’isola di Kharg come terzo scenario possibile: secondo il quotidiano, l’occupazione dell’isola creerebbe uno stallo, con un conseguente enorme rischio economico globale per le fluttuazioni energetiche, ma obbligherebbe il regime di Teheran a scendere a patti, essendo in grado, secondo le stime del giornale, di resistere solo due settimane senza accesso all’impianto dell’isola. Tuttavia questa terza possibilità manterrebbe una pace precaria, con il rischio di un nuovo conflitto in risposta a qualsiasi tentativo di Teheran di reagire.

Il quarto scenario è il più preoccupante: il Times prevede tra le possibilità un collasso dello stato iraniano, simile a quello accaduto in Siria durante gli anni di guerra civile. L’editorialista del Nyt Bret Stephens ha dichiarato: “La mia idea è che Trump dovrebbe impadronirsi dell’isola di Kharg, minare o bloccare i porti iraniani e distruggere quanta capacità militare iraniana possibile nelle prossime due settimane. Oltre a minacciare il regime di ulteriori bombardamenti se massacra i propri cittadini. – e conclude – Questa è la via più realistica per la vittoria al minor prezzo in termini di vite umane e risorse e offre al popolo iraniano la migliore possibilità di conquistare la libertà”.

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