Krajewski, il 'cardinale dei poveri', lascia l'Elemosineria dopo 13 anni

  • Postato il 12 marzo 2026
  • Estero
  • Di Agi.it
  • 2 Visualizzazioni
Krajewski, il 'cardinale dei poveri', lascia l'Elemosineria dopo 13 anni

AGI - Papa Leone ha nominato Arcivescovo Metropolita di Lodz (Polonia) il cardinale Konrad Krajewski, trasferendolo dall'incarico di Elemosiniere di Sua Santità, Prefetto del Dicastero per il Servizio della Carità. Krajewski lascia quindi dopo 13 anni l'incarico svolto nell'Elemosineria, nel 2022 era stato nominato Prefetto del Dicastero per il Servizio della Carità (Elemosineria Apostolica). Al suo posto è stato scelto l'agostiniano monsignor Luis Marin de San Martin, Vescovo Titolare di Suliana, finora Sotto-Segretario della Segreteria Generale del Sinodo, cui è conferita la dignità di arcivescovo.

Il ritorno in Polonia del cardinale Konrad Krajewski segna simbolicamente la conclusione di una lunga stagione di servizio a Roma, dove è diventato una delle figure più riconoscibili della carità della Chiesa. Conosciuto come il "cardinale dei poveri", Krajewski ha interpretato in modo molto concreto il ruolo di elemosiniere apostolico affidatogli da Papa Francesco, portando l'azione della Santa Sede nelle periferie della Capitale e tra i senzatetto, spesso con interventi diretti e personali. Il porporato polacco ha vissuto in prima persona, oltre all'anno vissuto con Leone, tre pontificati, da quello di Giovanni Paolo II a quello di Benedetto XVI fino a quello di Francesco.

La vicinanza ai Pontefici

In un racconto intenso e commovente ha ricordato quell'istante come un'esperienza di fede e di grande intensità spirituale, descrivendo la preghiera e il silenzio che accompagnarono il trapasso del Papa polacco. Proprio questa vicinanza lo ha reso uno dei testimoni più diretti della spiritualità dei tre ultimi pontefici, perché Benedetto XVI lo volle accanto anche lui come cerimoniere, attento e puntuale sulla liturgia.

I gesti concreti e le polemiche a Roma

A Roma Krajewski è diventato noto anche per alcuni gesti molto concreti che hanno attirato attenzione e polemiche. Tra questi resta emblematico l'intervento al palazzo occupato di Spin Time, dove vivevano centinaia di persone tra famiglie e migranti rimaste senza energia elettrica. Il cardinale intervenne personalmente riattivando il contatore con un cacciavite per restituire la corrente agli abitanti dell'edificio. Quel gesto suscitò critiche e discussioni pubbliche, coinvolgendo indirettamente anche Papa Francesco, ma il porporato non ha mai nascosto di aver agito per restituire dignità a persone in grave difficoltà. Nel corso degli anni il suo impegno lo ha portato spesso lontano dagli uffici della Curia e vicino alle persone più fragili, diventando per molti romani il volto concreto della carità del papa. Con il suo ritorno in Polonia si chiude una fase significativa della presenza di Krajewski nella vita della Chiesa romana, segnata da gesti semplici ma forti che hanno incarnato una visione pastorale attenta agli ultimi e alle periferie.

Le missioni umanitarie in Ucraina

Tra i capitoli più intensi del ministero del cardinale Konrad Krajewski - che lascia dopo 13 anni l'Elemosineria apostolica per tornare in Polonia, nominato da Papa Leone arcivescovo di Lodz - ci sono senza dubbio le missioni umanitarie compiute in Ucraina dopo l'inizio della guerra. Inviato più di dieci volte da Papa Francesco come elemosiniere apostolico, Krajewski ha attraversato zone devastate dal conflitto portando aiuti concreti: ambulanze, generatori elettrici, viveri, medicinali e materiale di prima necessità destinato agli ospedali e alle comunità più colpite. Le sue missioni non hanno avuto il carattere formale di una visita diplomatica, ma quello di una presenza pastorale accanto alle vittime della guerra, spesso in luoghi dove le sirene antiaeree e i bombardamenti facevano ancora da sfondo alla vita quotidiana.

Lo stile e il messaggio delle missioni

In più occasioni il cardinale ha raccontato l'impatto umano di quei viaggi, parlando di città ferite, di famiglie divise e di persone costrette a vivere per mesi tra rifugi e interruzioni di energia. Proprio per rispondere a queste emergenze, ha consegnato generatori e mezzi sanitari destinati a garantire luce e cure negli ospedali e nei centri di assistenza. Il suo stile è rimasto quello che lo ha reso noto a Roma: discreto, diretto, spesso lontano dai riflettori. Ma dietro ogni missione c'era un messaggio preciso del Papa, quello di una Chiesa che non si limita a invocare la pace ma prova a condividere concretamente il dolore di chi vive la guerra. Queste missioni hanno assunto nel tempo anche un forte valore simbolico. La presenza di Krajewski nelle zone colpite dal conflitto è diventata il segno visibile della vicinanza della Santa Sede alla popolazione ucraina, indipendentemente dalle appartenenze religiose o nazionali. In questo modo il "cardinale dei poveri" ha continuato a interpretare il suo ministero nello stesso modo in cui lo aveva vissuto nelle strade di Roma: andando personalmente dove il bisogno è più grande, portando non solo aiuti materiali ma anche la certezza che, anche nelle notti più buie della guerra, qualcuno continua a prendersi cura degli ultimi.

Continua a leggere...

Autore
Agi.it

Potrebbero anche piacerti