La bandiera sul trofeo: Edoardo Rovere firma la Coppa Italia del Pietra Ligure
- Postato il 7 gennaio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Sembrava una storia così bella che da rendere pericoloso immaginarla troppo. E invece è andata proprio così. Edoardo Rovere, di ruolo fantasista, firma la vittoria in Coppa Italia del suo Pietra Ligure con due goal e mezzo. Proprio lui che ama, calcisticamente, solo lei. La maglia biancoceleste di cui condivide gioie e dolori da 11 anni. Per lui, vestire la casacca del Pietra Ligure è una sorta di dato di fatto, qualcosa di naturale.
Una bandiera che, però, non sbandiera. Bastano i fatti e le tante offerte declinate in questi anni più di tante parole che spesso non ama pronunciare. Nell’ambiente il pensiero comune è che abbia ottenuto meno delle sue qualità, anche perché fa parte della stretta cerchia dei geni calcistici non inquinati dalla sregolatezza.
Contro la Fezzanese, i primi tentativi di dribbling vengono neutralizzati dai difensori verdi. D’altronde, viene da pensare in tribuna, sarebbe troppo “favola”. Il primo tempo si chiude 0 a 0 con due grandi occasioni del Pietra e una clamorosa sciupata dagli avversari. Nella ripresa, il goal di Morelli sembra indirizzare il trofeo verso La Spezia. Non va così. La Land Rover-e pietrese aumenta i giri delle finte e da posizione defilata fa partire un colpo da biliardo verso il palo più lontano. 1 a 1. Il fosforo della finalizzazione anche a servizio della rifinitura. Un filtrante delizioso premia l’inserimento di Faedo, che viene steso. Rigore, Giglio sbaglia. La doccia fredda arriva al 93′ quando Scieuzo sbatte in porta dal limite dell’area piccola. Ma per uno come Giglio, che bandiera lo è altrove, a Imperia, non è ammissibile che si chiuda così la finale. Si conquista un rigore ma, al 96′, tocca al Totti biancoceleste, come ribattezzato da Filadelli, prendersi sulle spalle il peso della storia. Goal. 2-2. Il Pietra è vivo.
Il resto parla di supplementari tesi e di una lotteria di rigori a cui Rovere non prende parte perché sostituito. Moraglia giustamente non lavora per sentimenti ma con la ragione. Il capitano soffre dalla panchina sapendo che ogni rigore tirato è, in fondo, tanto merito suo. Una Coppa che ha saputo firmare nei momenti più importanti. Come la doppietta nel derby alla San Francesco Loano che ha ribaltato l’1-0 rossoblù dell’andata. Cinque goal e miglior cannoniere della manifestazione.
Una bella storia, che pareva tanto scritta da sembrare impossibile.