La campagna del Pd per il referendum: "Casapound vota sì, votate no". Ma nel 2016 Schlein votava come loro

  • Postato il 3 febbraio 2026
  • Di Il Foglio
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La campagna del Pd per il referendum: "Casapound vota sì, votate no". Ma nel 2016 Schlein votava come loro

Il Pd ha ideato un nuovo slogan per convincere i propri elettori a votare no al referendum sulla Giustizia: "Casapound ha annunciato che vota sì. Ricordagli che la Costituzione è antifascista, vota No", è il messaggio che si legge in due post pubblicati nelle ultime ore dai canali social del partito di Elly Schlein. "Loro votano sì, noi difendiamo la Costituzione", si legge nella descrizione del secondo contenuto, che ha come sfondo le braccia tese delle commemorazioni del partito neofascista davanti alla vecchia sede dell'Msi ad Acca Larentia. In sostanza, la nuova linea comunicativa del Pd sembra suggerire che se voti sì significa che vuoi assaltare la Costituzione assieme agli eredi di Mussolini. Una notizia che andrebbe data con tatto a tutte quelle personalità, rispettabili e fino a prova contraria di sinistra come Augusto Barbera, Stefano Ceccanti o Anna Paola Concia, che hanno annunciato che voteranno sì, perché convinti delle ragioni di questa riforma. Come altrettanto rispettabili sono molte voci che si sono espresse per il no. Ma sembra che in questa campagna referendaria il merito sia sempre più distante dal dibattito. 

Il Pd sceglie quindi di affidarsi a questo sillogismo, che appare però poco efficace se si considera che, nel 2016, al referendum costituzionale promosso dall'allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, la leader del Pd e il partito neofascista si trovarono a tracciare la X sullo stesso lato della scheda. Allora, sul suo blog Ellyschlein.it, l'attuale segretaria spiegava che avrebbe votato per il No, e si diceva persino dispiaciuta per il fatto che il dibattito sulla riforma fosse stato "polarizzato, politicizzato e personalizzato", distanziandosi "dai contenuti reali della riforma Renzi-Boschi". Anche Casapound votava no, lamentando una "modifica all’articolo 117 della Costituzione" che avrebbe sancito "la fine della sovranità nazionale per rendere definitivamente l’Italia schiava della Ue". In quei mesi si verificò anche un paradossale incidente quando a Latina, ai due lati della stessa piazza, si trovarono inconsapevolmente a manifestare contro la riforma di Renzi sia l'Anpi che Forza Nuova, altra organizzazione neofascista. Dieci anni fa, insomma, per la leader del Pd, votare in maniera uguale al partito neofascista non era un problema. Oggi si

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Il Foglio

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