La Galleria Borghese di Roma inaugura il programma espositivo 2026 con una mostra che unisce Asia ed Europa
- Postato il 19 gennaio 2026
- Arti Visive
- Di Artribune
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Forte di un 2025 da record, con oltre 630mila biglietti venduti, la Galleria Borghese di Roma presenta il programma 2026, confermando la propria vocazione di museo in dialogo costante con il presente. Un successo che testimonia l’impegno dell’istituzione nel rendere sempre più accessibili la collezione e i suoi spazi, aprendosi a pubblici ampi e diversificati. Un esempio concreto di questa mission è Zanabazar. Dalla Mongolia al Barocco Globale, progetto realizzato con il MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino, che mette in dialogo due opere dell’artista mongolo Zanabazar (Mongolia, 1635 – Pechino, 1723) – appartenente alla nobile discendenza di Gengis Khan – con la collezione del museo e la scultura barocca di Gian Lorenzo Bernini (e visitabile fino al 22 febbraio).
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La mostra “Zanabazar” a Roma nelle parole di Davide Quadrio, direttore del MAO di Torino
“Mi sembra giusto lavorare con degli interventi precisi che ti diano delle informazioni, che ti aprano l’idea in maniera comparativa di cosa succedeva mentre Bernini faceva questo nell’altra parte del mondo”, sottolinea ad Artribune Davide Quadrio, direttore del MAO di Torino. “Quindi avere due opere come queste che sono tesoro nazionale, mai usciti dalla Mongolia, e che – soprattutto – sono sopravvissute alla devastazione della Guerra Fredda, dove i russi hanno distrutto tutti i monasteri, è straordinario. Non solo, queste opere sono anche oggetti di culto e il loro allestimento all’interno della ‘sala delle feste’ è particolare”, così come l’autorialità di Zanabazar che, oltre a essere un artista, era una figura religiosa riconosciuta, ma la firma che poneva sui suoi lavori era un atto di consapevolezza“dell’importanza del lavoro e dello stile a cui stava dando forma”.

Il realismo asiatico in mostra alla Galleria Borghese
“L’altra cosa che è molto importante da vedere è il realismo che contraddistingue queste due sculture”, continua il direttore Quadrio. “ L’astrazione religiosa – tipica di questa tipologia di opere – si potrebbe paragonare alle rappresentazioni della nostra Madonna, riproposta in miliardi di modi diversi, copiandola dallo stesso modello. Quì, invece, Zanabazar ha creato questo stile realistico diventato superinfluente le cui origini provengono dal Nepal, ma anche da un monastero molto importante del XII Secolo che si chiama Densha Teel in Tibet, di cui al MAO abbiamo una piccola collezione importantissima. Una raccolta che, nei prossimi mesi, metteremo in relazione con un artista contemporaneo, di origini mongole, che farà un micro-intervento negli spazi del museo”.
Il programma espositivo 2026 della Galleria Borghese a Roma
Dopo la mostra dedicata al maestro mongolo Zanabazar, il programma 2026 proseguirà con una grande mostra realizzata in collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam, Metamorfosi. Ovidio e le arti (dal 23 giugno, al 20 settembre 2026), indagando il mito ovidiano come principio universale di trasformazione attraverso opere dal Rinascimento al Novecento, mettendo in dialogo capolavori di Correggio, Michelangelo, Tiziano, Rubens e Poussin fino a Rodin e Brancusi, in stretto rapporto con i celebri gruppi berniniani della collezione Borghese.
Il calendario continua poi con le mostre dossier, dedicate alla ricerca sulla collezione, come Ritorno alla Galleria Borghese. Giovan Francesco Penni e la bottega di Raffaello e Marcello Provenzale da Cento. Un genio del mosaico barocco nella Roma dei Borghese, restituendo al pubblico capolavori e protagonisti centrali nella storia del museo. Non solo, oltre alle mostre, la Galleria introduce nuovi percorsi tematici, strumenti di mediazione aggiornati ed esperienze immersive, rafforzando il proprio impegno sull’accessibilità culturale e sul dialogo tra passato e presente.
Valentina Muzi
Fino al 22 febbraio
Zanabazar alla Galleria Borghese. Dalla Mongolia al Barocco Globale
Galleria Borghese
Piazzale Scipione Borghese, Roma
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