La lunga ricerca di Enzo Farinella sui monaci irlandesi
- Postato il 9 marzo 2026
- Antropologia Filosofica
- Di Paese Italia Press
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Ancora una volta con molto entusiasmo ci occupiamo dell’ultimo lavoro di uno degli studiosi più autorevoli in Europa del monachesimo irlandese. È uscito in questi giorni su Amazon il nuovo libro del professor Enzo Farinella, Scozia – Galles – Inghilterra. I Monaci Irlandesi nella Britannia, un’opera che racconta la straordinaria avventura spirituale e culturale dei monaci irlandesi nella Britannia e nel continente europeo.
Dalla verde Irlanda, dove vive da oltre cinquant’anni, lo storico originario della Sicilia ci ha parlato di questa nuova pubblicazione nel corso di una videochiamata.

Il volume invita il lettore a riflettere su un capitolo fondamentale della storia europea: la missione dei monaci irlandesi che, dopo il crollo dell’Impero Romano, percorsero la Britannia e il continente portando cultura, spiritualità e nuove forme di organizzazione religiosa e sociale.
Ai conflitti sanguinosi che ancora oggi segnano il nostro mondo, Farinella contrappone la testimonianza di uomini e donne che operarono nella preghiera, nello studio e nella costruzione di comunità fondate sul sapere e sulla solidarietà. Il loro contributo alla civiltà europea resta ancora oggi un patrimonio di valori spirituali e culturali che merita di essere riscoperto.
L’Intervista
Professore Farinella, nel suo nuovo libro lei riflette sul ruolo dei monaci irlandesi nella trasformazione dell’Europa medievale. In che modo questa straordinaria esperienza religiosa e culturale contribuì a cambiare il mondo allora conosciuto?
«Tramite la funzione culturale e religiosa dei loro centri monastici e della loro fantasia creativa, questi uomini santi, insieme a saggi medievali, trasformarono il mondo allora conosciuto, in particolare l’Europa, che, a sua volta, divenne il baricentro di valori etici e fondamentali.
L’impatto religioso e culturale, che questa straordinaria diaspora di monaci irlandesi ebbe sull’Europa medievale e sulla Britannia, che oggi si chiama Gran Bretagna, fu straordinario.
Questa la ragione per cui, vogliamo seguire i loro passi per riscoprire nelle varie nazioni europee, Italia, Francia, Germania, Austria, Svizzera, Paesi Bassi, Britannia, le loro radici culturali, storiche e religiose».
Nel libro lei definisce questi monaci dei veri “pellegrini per Cristo”. Quali ideali guidavano la loro missione e quale messaggio portarono nel continente europeo dopo la caduta dell’Impero Romano?
«I “pellegrini” irlandesi per Cristo furono missionari visionari, che credettero nel potere del Vangelo per cambiare la vita degli esseri umani. Il loro lavoro e i loro ideali di rispetto per la persona umana e la sua suprema dignità, per la giustizia, l’uguaglianza e la solidarietà tra tutti gli esseri umani, tutti fratelli e sorelle, vennero promossi per una nuova primavera dell’Europa, subito dopo la caduta dell’Impero Romano.
Ciò richiedeva visione, coraggio e perseveranza».
Lei ricorda che tra il VI e il XIV secolo l’Irlanda fu un vero centro di cultura e di sapere. Quale ruolo ebbero le scuole e i monasteri irlandesi nella rinascita culturale dell’Europa?
«Dal VI al XIV secolo, quando quasi tutta l’Europa era dominata da ignoranza e barbarie, l’Irlanda con le sue innumerevoli scuole fu un faro di civiltà. I Santi e gli Studiosi irlandesi, che salparono da queste terre, poste “alla fine del mondo”, e inondarono la Bretagna – principale nazione delle nostre riflessioni in questo studio – e il Continente, vi portarono sapere e cristianesimo.
In poco tempo il loro genio missionario si sparse in Europa, che questi “pii viandanti” percorsero in lungo e in largo, predicando e insegnando, costruendo chiese, scuole e monasteri.
Sorprendentemente, non “chiedevano nulla in cambio. Nobili, Principi e Re, desiderosi che i propri sudditi potessero beneficiare della loro conoscenza, li ricevettero nei loro regni. Dell’Irlanda, l’”Isola del sapere” di quel tempo, si disse che “I suoi figli, portando cristianesimo e conoscenze nuove in Bretagna e nel Continente, divennero insegnanti di intere nazioni e consiglieri di Re ed Imperatori”».
Nel volume lei racconta anche luoghi e simboli della memoria europea, come la Cappella Italiana nelle Orcadi. Perché ha ritenuto importante ricordare questa storia?
«Nel tempo libero, i prigionieri italiani, guidati da Domenico Chiocchetti, pittore e decoratore originario di Moena (Trento), trasformarono due semplici baracche in lamiera in una chiesetta riccamente decorata da pareti dipinte con colonne e archi in trompe-l’œil, un altare ornato e un Cristo che sembra guardare direttamente nel cuore.
Ogni dettaglio parla di ingegno e fede: i lampadari sono fatti con lattine di metallo, le vetrate con pezzi di vetro colorato, mentre l’esterno è molto semplice.
Questa chiesetta venne chiamata la Cappella Italiana, diventata simbolo di speranza, fede e pace, un segno tangibile di bellezza, nata in un contesto di prigionia e guerra distruttrice. È una delle attrazioni più visitate delle Orcadi, curata con grande amore. Nella sua solitudine accoglie visitatori da tutto il mondo, come un piccolo ponte tra la Scozia e l’Italia».
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