La partita Cruzeiro-Atletico Mineiro è il nuovo capitolo della guerra mondiale a pezzi

  • Postato il 11 marzo 2026
  • Di Il Foglio
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La partita Cruzeiro-Atletico Mineiro è il nuovo capitolo della guerra mondiale a pezzi

Fra i numerosi capitoli di questa Terza guerra mondiale in corso, dopo l’invasione dell’Ucraina, gli atroci attentati del 7 ottobre, il massacro disumano a Gaza, l’attacco illegale all’Iran, ora si aggiunge anche la partita di calcio Cruzeiro – Atletico Mineiro, disputata lunedì 9 ottobre a Belo Horizonte in Brasile. Il derby fra le due squadre brasiliane è da sempre una gara a rischio tensioni come nemmeno il medio oriente: nel 2022 un tifoso era morto durante degli scontri fra le due fazioni di ultras, che già nel 2017 avevano scatenato una rissa epica sedata poi solo dall’intervento della polizia. Questa partita di calcio è considerata talmente pericolosa che il nostro ministro degli Esteri Antonio Tajani si è raccomandato con gli italiani in Brasile di non affacciarsi alla finestra durante il match. Ma stavolta la violenza non è stata sugli spalti, bensì direttamente in campo; e non fra i tifosi ma fra gli atleti – atleti non più in quanto calciatori ma in qualità di lottatori.

 

I fatti: le due squadre, pur se ostili, avevano mantenuto per novanta minuti il fragile cessate il fuoco stabilito dai trattati internazionali noti come “regole del calcio”; ma a meno di un minuto dalla fine della partita, durante il tempo di recupero, Christian, centrocampista del Cruzeiro, ha dato inizio alle ostilità intervenendo a gamba tesa tipo drone su Everson, portiere del Mineiro. L’attacco ha scatenato la risposta difensiva estrema dell’estremo difensore, il quale ha contrattaccato con un raid di ginocchiate contro l’avversario; in termini calcistici possiamo definirla una marcatura a uomo, ma al sangue. A quel punto il conflitto è degenerato, con l’intervento di alcuni compagni di squadra di Christian, tra i quali Lucas Romero e Matheus Henrique, che hanno sferrato un attacco via terra al portiere avversario, il quale non ha esitato a definire le testate ricevute come “nucleari”. Il campo di gioco si è così trasformato in un teatro di guerra: in difesa di Everson sono arrivati i rinforzi dei suoi compagni dell’Atletico Mineiro, fra i quali il calciatore Hulk, di cui già solo il nome costituisce un’escalation. L’attaccante ha risposto al colpo subito da Lucas Villalba del Cruzeiro con una raffica di pugni, e da quel momento il derby fra le due squadre brasiliane è stata la partita di calcio con più calci sferrati nella storia, ma non alla palla. Le cruente immagini dal campo (di battaglia) hanno sconvolto il mondo, e hanno fatto gridare al genocidio entrambe le tifoserie; ma ancora una volta la comunità internazionale si è dimostrata fragile e insicura, incapace di risolvere il conflitto.

 

Le Nazioni Unite, rappresentate da un uomo vestito di nero con un fischietto, hanno applicato solo una serie di sanzioni, per la precisione ventitré cartellini rossi; ma per porre fine allo sterminio in atto è dovuto intervenire l’esercito, che ha sgombrato lo stadio e riportato le squadre (o quel che ne rimaneva) negli spogliatoi. Bilancio: undici espulsioni per l’Atletico Mineiro, dodici per il Cruzeiro; ma c’è chi giura che il bilancio delle vittime sia ancora provvisorio. In tutto questo, il risultato è stato di 1-0 per il Cruzeiro; ma la squadra vincitrice può davvero considerarsi tale? Di certo, parafrasando una celebre frase fatta, non possiamo dire che abbia vinto lo sport; salvo lo sport in questione non sia il wrestling. Questa partita di calcio mi pare una metafora non solo comicamente efficace, ma anche geopoliticamente calzante per i conflitti che infiammano in questo momento il mondo: prima di stabilire chi stia vincendo la guerra, dovremmo decidere a che gioco stiamo giocando.

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Autore
Il Foglio

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