La "profezia" di Paolo De Chiesa: ad aprile diceva che Brignone sarebbe tornata dopo due anni

  • Postato il 12 febbraio 2026
  • Di Virgilio.it
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Largo, pista, sul carro c’è posto per tutti. Sul carro di Federica Brignone, splendida medaglia d’oro di un supergigante nel quale i pianeti si sono allineati, consegnando alla 36enne di La Salle un titolo che solo fino a un attimo prima di mettere i bastoncini fuori dal cancelletto appariva alla stregua di pura utopia. Perché gli ultimi 10 mesi di Federica hanno raccontato tutto, meno che propositi di grandeur a cinque cerchi: era una vittoria già essere al via delle gare olimpiche, e l’essere riuscita a mettersi una medaglia al collo rappresenta qualcosa che va oltre i sogni.

La prima “diagnosi”: “Federica tornerà tra due anni…”

Chi ha parlato tanto (forse anche troppo) di Brignone negli ultimi mesi è stato Paolo De Chiesa. L’opinionista Rai, protagonista della Valanga Azzurra degli anni ’70, in più di un’occasione era sembrato piuttosto pessimista sulle possibilità di recupero della vincitrice dell’ultima sfera di cristallo. Ha avuto uscite anche un po’ infelici, come quando a pochi giorni dal terribile infortunio rimediato sulla Mediolanum dell’Alpe di Lusia arrivò a profetizzare che Brignone tornerà tra due anni, sperando che riuscirà a essere ancora l’atleta che è stata”.

Parole dettate forse dalla rabbia e dalla delusione del momento per un infortunio tanto inaudito, quanto evitabile (al mondo d’oggi, quale atleta di alto livello partecipa ancora ai campionati nazionali? Brignone lo fece solo per rispetto del gruppo sportivo dei Carabinieri, dimostrando una sensibilità che la stragrande maggioranza delle sue colleghe non ha mai avuto), ma che oggi somigliano ai classici post sui social “invecchiati male”.

La via d’uscita dopo la convocazione: “Esserci è già una vittoria”

Nei mesi passati, il pessimismo di De Chiesa non è mai andato realmente scemando. Non ha mai dato credito alle possibilità di riuscita di Federica, dove per riuscita si intende la capacità di essere almeno al via delle gare di Cortina. Poi, quando ha capito che Brignone alle Olimpiadi sarebbe andata, ha messo nuovamente le mani avanti: ha parlato di “scommessa”, lasciando intendere che avrebbe partecipato, ma non gareggiato per puntare realmente a una medaglia.

È stato il primo a far trapelare la notizia della caduta in allenamento dell’atleta di La Salle a pochi giorni dalla discesa di Crans Montana, che avrebbe dovuto essere il primo test nelle gare veloci dopo il rientro in gara nel gigante di Plan de Corones, quasi come a voler mettere le mani avanti e ribadire al mondo intero che lui nelle possibilità olimpiche di Federica non credeva affatto.

Poi però ha dovuto ricredersi quando l’ha vista convocata e inserita sia nella gara di discesa sia in quella di supergigante. “Ha già vinto il suo oro”, commentò dopo l’annuncio della partecipazione alle due gare a cinque cerchi. L’oro però l’ha vinto oggi.

Il trionfo di Federica spiazza l’opinionista: “E’ mitologica”

E qui De Chiesa, evidentemente a corto di argomenti per cercare di restare fedele alla sua linea pessimista, ha messo in mezzo la… mitologia. “Due giorni fa a Pozza di Fassa non riusciva a mettere lo scarpone, costretta ad arrendersi e a rinunciare all’allenamento. Per questo io, sapendo che avrebbe corso il supergigante, mi sono detto che sarebbe stato già un miracolo se fosse arrivata al traguardo senza conseguenze.

Ogni curva che superava era una liberazione, perché aveva superato un ostacolo ulteriore. L’antidolorifico ha fatto il miracolo, come già accaduto in discesa, e il resto è storia. Aveva già vinto l’oro solo per il fatto di essere qui, poi ha vinto l’oro, quello “vero”. Ma qui siamo andato oltre l’oro. Non lo so, c’è la storia. Anzi, la mitologia”.

Insomma, sul carro c’è salito anche De Chiesa. Prima pessimista, poi redento sulla via di Damasco per incensare una Brignone nella quale però non ha mai dimostrato di voler credere prima. E chi riveste certi ruoli, parlando anche davanti a milioni di telespettatori, magari dovrebbe usare più prudenza e meno spregiudicatezza. Perché è facile gioire oggi, dopo che per dieci mesi sono state solo lacrime e sangue (Federica può testimoniarlo).

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Virgilio.it

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