La Rai mette in vendita il palazzo dove è nata la televisione italiana a Torino

  • Postato il 26 marzo 2026
  • Società
  • Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – La Rai mette in vendita parti della propria storia e lo fa in tutta Italia. Anche Torino, culla della televisione italiana, è coinvolta in un piano di dismissioni che sta sollevando forti preoccupazioni. Tra gli immobili destinati alla vendita figura infatti il palazzo di via Verdi 31, sede delle Teche Rai: un luogo simbolico che custodisce la memoria radiotelevisiva del Paese, qui infatti è nata la televisione italiana.

L’obiettivo dell’operazione è fare cassa per finanziare la bonifica dall’amianto della sede romana di via Mazzini. Ma il prezzo, secondo sindacati e rappresentanti istituzionali, potrebbe essere molto più alto del semplice valore economico degli edifici.

L’allarme dei giornalisti e dei lavoratori

“I tempi sono stretti, l’intenzione dell’azienda è svuotare l’edificio entro fine anno”. A lanciare l’allarme è Silvia Garbarino, segretaria dell’Associazione Stampa Subalpina, che denuncia un’accelerazione del processo con margini di confronto ridotti al minimo. “Una volta che l’immobile sarà svuotato non si tornerà più indietro. Bisogna fermare l’operazione”, avverte.

Il timore condiviso è quello di un progressivo impoverimento della presenza Rai in Piemonte. Una preoccupazione che coinvolge anche le rappresentanze sindacali del Centro di produzione e delle Teche, già segnate negli anni da una riduzione del personale e delle attività.

Un patrimonio a rischio

Il palazzo di via Verdi 31, costruito nel 1939, non è solo un immobile: è un archivio vivo, frequentato da studiosi, ricercatori e studenti, e spesso sede di eventi culturali. Le stime parlano di circa 12 milioni di euro per la sua vendita, ma il nodo resta soprattutto culturale, strategico e storico.

Nel pacchetto di dismissioni figurano anche l’antico teatro Scribe, sempre in via Verdi (qui nel 1939 cominciarono le prime trasmissioni sperimentali della televisione italiana), alcune aree limitrofe e l’ex Centro di produzione di corso Giambone. Un blocco consistente che potrebbe essere affidato a un unico advisor.

Le ipotesi di ricollocazione delle Teche restano al momento vaghe: si parla di spazi al piano terra tra via Verdi e via Rossini, già utilizzati in occasione del Torino Film Festival. Una soluzione che però non rassicura lavoratori e addetti ai lavori.

La politica si muove

Di fronte al silenzio dell’azienda, i sindacati hanno coinvolto la politica. Il capogruppo del Partito Democratico Claudio Cerrato sta lavorando a un incontro tra il sindaco Stefano Lo Russo e l’amministratore delegato Rai, con la possibile partecipazione del presidente della Regione Alberto Cirio. L’obiettivo è ambizioso: portare a Torino una direzione nazionale della Rai.

Dal Consiglio regionale, Alice Ravinale (Avs) sottolinea come la città stia già subendo un ridimensionamento nel settore dell’editoria, mentre Gianna Pentenero evidenzia una storica difficoltà nel fare sistema. Dal Movimento 5 Stelle arrivano richieste di maggiore progettualità e visione.

La proposta: un polo della cultura audiovisiva

Proprio il Movimento 5 Stelle si schiera nettamente contro la dismissione del cosiddetto “Palazzo della Radio”. In una nota, il gruppo definisce la scelta “miope” e pericolosa per il tessuto culturale e produttivo cittadino.

L’idea alternativa è quella di trasformare l’area in un grande polo della radiotelevisione e del cinema, in connessione con il Museo Nazionale del Cinema. Un hub capace di unire produzione, archivi, formazione e innovazione, valorizzando il Centro di Produzione Rai intitolato a Piero Angela.

Il Movimento chiede inoltre una commissione congiunta tra Comune e Regione, alla presenza dell’amministratore delegato Rai, per discutere in modo trasparente il futuro del sito.

Torino perde, Milano cresce

A rendere ancora più amaro il quadro è il progressivo spostamento di produzioni verso Milano. Il centro di produzione torinese continua a perdere programmi, mentre il capoluogo lombardo rafforza il proprio ruolo. “Persino Piero Chiambretti è andato a produrre a Milano”, denunciano i sindacati.

Una partita ancora aperta

Mentre gli scatoloni iniziano a riempirsi, cresce la mobilitazione. Non si esclude la convocazione di un Consiglio comunale e regionale aperti per discutere pubblicamente la questione.

La sensazione diffusa è che non sia in gioco solo un immobile, ma un pezzo di identità cittadina. Torino, che ha dato i natali alla televisione italiana, teme ora di assistere a un lento smantellamento del proprio ruolo nel sistema radiotelevisivo nazionale.

E mentre la Rai guarda ai conti, sotto la Mole si guarda alla memoria, al lavoro e al futuro. Perché, come ricordano lavoratori e istituzioni, il servizio pubblico non si smantella: si costruisce e si rilancia.

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Quotidiano Piemontese

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